Attentati Parigi: la guerra che arriva: come, dove, quando

di Lucio Fero
Pubblicato il 16 Novembre 2015 11:29 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 11:59
Attentati Parigi: la guerra che arriva: come, dove, quando

Attentati Parigi: la guerra che arriva: come, dove, quando

ROMA – La Francia sta bombardando Isis, la Russia sta bombardando Isis, gli Usa stanno bombardando Isis…la guerra che arriva è questa qua? No, la guerra che arriva è altro e molto altro può essere.

1) Può essere una guerra di fatto chiesta dalla Francia, mossa su cui Parigi sta decidendo. La Francia può invocare sia l’articolo 5 del trattato Nato che obbliga e impegna tutti i paesi dell’alleanza a soccorrere anche militarmente un paese alleato aggredito, sia la carta dell’Onu e il relativo principio dell’autodifesa. Con l’uno o con l’altro strumento la Francia può chiedere di fatto a Usa e Russia di andare oltre i bombardamenti. Può chiedere e probabilmente ottenere “stivali a terra”, cioè truppe, corpo di spedizione che invada il territorio oggi controllato da Isis.

2) La guerra che arriva quindi non può prescindere, non può evitare un intervento militare, un confronto diretto tra truppe sotto bandiera Nato ed Onu e milizie armate dello Stato Islamico. Questo vuol dire inevitabilmente che il corpo di spedizione anti Isis subirà rilevanti perdite umane. Figli, giovani francesi, inglesi, tedeschi, americani, russi e dei paesi che manderanno truppe andranno a morire. E poiché non sarà una battaglia una sola a risolvere, poiché dureranno anni lo scontro armato e le successive conseguenze, la guerra che che arriva sarà molto costosa. L’Europa, gli europei devono sapere che la guerra che arriva chiederà loro risorse economiche, che soldi destinati altrove finora andranno per la guerra. E che cadere, morire in battaglia per i soldati non potrà essere vissuto e narrato come una “fine assurda”. Gli europei sono pronti, sono in grado? In fondo non lo sanno neanche loro e neanche i loro governi lo sanno.

3) La guerra che arriva non può essere fatta senza un’alleanza con la Russia.

4) La guerra che arriva non può essere fatta senza sapere prima di partire a combattere cosa fare, almeno, della Siria. Si potrà demolire Isis in Siria avendo prima garanzie e intese su chi governerà e comanderà in Siria. In tutta la Siria come era prima della guerra civile? Forse no, forse la Siria andrà smembrata. Alquanto improbabile l’idea di elezioni, di un voto che accomuni e pacifichi etnie, confessioni, gruppi sociali che si sono in questi cinque anni dedicati al reciproco annientamento. Comunque prima di andare a combattere occorre sapere a chi e come andrà il potere dopo averlo tolto a Isis. Altrimenti sarà lo stesso errore fatto dagli Usa di Bush junior in Iraq e da Sarkozy in Libia.

5) La guerra che arriva parte in Siria ma si sposterà e non potrà che essere combattuta su più fronti. Libia, Somalia e Yemen diventeranno subito le seconde linee e il rifugio di Isis attaccato in Siria ed Iraq. Libia, Somalia e Yemen andranno investiti di azioni militari anche se non rilevanti come quelle sul fronte principale.

6) La guerra che arriva deve avere alleati e avversari chiari. Così non è oggi: Turchia è contro Isis ma soprattutto ammazza curdi, i curdi che sono oggi la miglior forza armata sul terreno anti Isis. Arabia Saudita è anti Isis ma è soprattutto anti Assad e anti Iran, Arabia Saudita è soprattutto sunnita. E anche Isis è sunnita…Quando andranno occidentali e russi non devono combattere le guerre civili, mascherate, religiose altrui.

7) La guerra che arriva è quindi difficilissima da preparare. Complicatissima da combattere. Lunga e incerta negli esiti.

8) Varrebbe quindi la pena di non combatterla. Di fare altrimenti. Di contenere Isis, provare a “degradarlo”. Ma non si può più fare: la guerra che arriva Isis l’ha già fatta arrivare a Parigi. E la guerra che arriva arriverà per mano Isis altrove in Europa, Italia compresa (il Giubileo-sia detto per inciso- non c’entra, non è una particolare calamita di attacchi). Quindi un altro modo è possibile di comportarsi di fronte alla guerra che arriva: subirla, arrendersi, sottomettersi.

9) La guerra che arriva è una cosa tragicamente seria. Quindi è penoso assistere a comizi volanti di politici in fregola per qualche voto in più alle amministrative. C’è miseria umana oltre che politica nel gridare Alla guerra! Alla guerra! puntando alla battaglia dei titoli in televisione e al conflitto delle percentuali nei sondaggi.

10) La guerra che arriva non consentirà degli “io non c’entro”. E neanche eccessivi “neautralismi”. La guerra che arriva imporrà chiarezza di campo e di fede civile e civica ai musulmani in Europa e imporrà agli europei di riconquistarsedla sul campo la pace perduta. Possibilmente senza passare per governi/regimi autoritari.