Barbara Balzerani: vitalizio da terrorista garantito da stampa e tv

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 marzo 2018 11:50 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2018 9:33
Barbara Balzerani, ex Br sempre in vista: vitalizio da terrorista garantito da stampa e tv

Barbara Balzerani: vitalizio da terrorista garantito da stampa e tv

ROMA – Barbara Balzerani: vitalizio da terrorista garantito da stampa e tv. E’ questa la…morale della storia.

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Barbara Balzerani che del suo essere stata terrorista ha fatto un mestiere. Un mestiere che non esisterebbe se stampa e televisione non lo tenessero in vita apprezzando le capacità e opportunità.

Barbara Balzerani è stata militante delle Brigate Rosse. Era in via Fani a rapire Aldo Moro. Non sparò. Partecipò al progetto, all’ideazione e messa in atto del rapimento. Non si è mai giudiziariamente pentita né dissociata. E a quanto va affermando pubblicamente non si è mai pentita né politicamente né umanamente. Anzi.

Due giorni fa è andata a dire che quello della vittima “è un mestiere”. Che “la vittima è una figura stramba”. Che “se uno è vittima della strada non può esserlo per tutta la vita”. Giorni prima aveva fatto sapere via Facebook: “Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?”. Profondamente annoiata, infastidita Barbara Balzerani che l’Italia ricordi i 40 anni da quel 16 marzo in cui rapirono Moro? No, profondamente annoiata e infastidita che si raccontino le vittime, i morti ammazzati e si dedichino loro pensieri e monumenti. E si metta in secondo piano la “geometrica potenza” e le “ragioni” degli assassini.

Barbara Balzerani è andata ad esporre il suo disappunto in un contesto dove il ridicolo riusciva perfino a superare il tragico. Un Centro sociale, Cpa di Firenze. La bandiera rossa al muro con sopra scritto viva Lenin. Bandiera rossa e Lenin avessero avuto facoltà di parola e sentimento si sarebbero vergognati e avrebbero chiesto licenza di trovare meno imbarazzante compagnia. Presentazione, niente meno, che di un libro della Balzerani dal titolo che modestia intellettuale segnala: “Io l’ho sempre saputo”.

L’arroganza distillata in protervia intellettuale che spesso accompagna ed esalta lo scarso, scarsissimo spessore dello studio e consapevolezza e analisi e conoscenza del reale. Il ridicolo messaggio di appoggio alla lotta dei “valsusini” e dei “mapuche” come se dalla benedizione di una terrorista valsusini e mapuche potessero trar giovamento o identità. E poi quelle altezzose e miserabili parole sul mestiere di vittima.

Ma nulla di tutto questo sarebbe possibile e sarebbe stato possibile negli anni se stampa e tv non avessero adottato nei confronti dei terroristi una di fatto par condicio non solo con i morti da loro ammazzati ma anche con lo Stato, le leggi, la gente normale. E quel che è ancora più misero da parete di stampa e tv, una par condicio tra le Balzerani e la Storia.

La Storia, quella con la maiuscola, dice che le Br in Italia erano minoritarie e sono state sconfitte. La Storia, quella con la maiuscola, ha distribuito le parti e quella dei terroristi è insieme la parte minima e sbagliata. Punto, fine. E’ appunto Storia, già storia.

Ma stampa e tv fanno finta di voler sapere ancora. Si avvolgono nel finto manto dell’informazione e ricerca della verità e sentono, chiamano, mettono in massima luce ed esposizione i terroristi proclamandoli testimoni. Dicono stampa e tv che vogliono solo sentire i testimoni, che vogliono solo sentire la loro versione dei fatti. Come se esistesse una loro versione degna di una par condicio al pari della versione della Storia.

In realtà stampa e tv sono innamorati dei protagonisti della eterna fiction su Moro e le Br. Rimandano da decenni i sequel e i prequel del grande mistero che mai nulla svelerà. Fingono di indagare, scavare. E invece rimestano, rimasticano. E per farlo hanno bisogno di un cast, attori protagonisti gli assassini. Anche perché i morti in studio non vengono e non rilasciano interviste.

Così stampa e tv e comunicazione hanno dato un mestiere e un vitalizio alle Balzerani. Che di quel mestiere, mestiere di terrorista ex, ci campano. Come si narra disse Petrolini allo spettatore che insolentiva da un palco a teatro, non c’era da avercela tanto con lui, quanto con chi non lo buttava di sotto. Ecco, la Balzerani spudorata che insolentisce memorie e storia non c’è tanto da avercela con lei quanto con chi non la butta fuori dal circuito della comunicazione.

Ma stampa e tv non le buttano fuori dal circuito le Balzerani. Anzi, ne fanno un’attrazione…del circo. E garantiscono loro un vitalizio di notorietà e ruolo, un mestiere.

Infine, ultimo ma non ultimo: non varrà nulla ma almeno qui scriviamo i nomi dei cinque ammazzati il 16 marzo del 1978 a via Fani dalla Brigate Rosse: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino. Cinque poliziotti della scorta di Aldo Moro.

Cinque persone su cui Balzerani con quel suo irridere al mestiere di vittima rende ulteriore oltraggio. Avesse rispetto di se stessa, rispetto vero della sua militanza eversiva, Balzerani avrebbe chinato il capo di fronte a questi nomi 40 anni dopo. Invece ghigna e si mostra per quel che è: non una rivoluzionaria che non è mai stata, ma una militante di una setta politica. Stampa e tv dovrebbero capirlo ma capire fa ancora parte del mansionario stampa e tv?