Berlusconi-Moggi ricorsi gemelli: Europa ridacci i nostri “diritti umani”

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 Ottobre 2013 13:00 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2013 14:29
Berlusconi-Moggi

Berlusconi-Moggi

ROMA – Alla Corte Europea dei diritti dell’uomo è arrivato un ricorso, un’istanza, un appello, una supplica. Vi si legge appunto la preghiera, la rivendicazione, il sollecito a “ripristinare” il diritto umano e sociale violato del ricorrente. Violato da chi? Dalle competenti istitituzioni italiane.

L’incartamento presentato dagli avvocati del ricorrente parlano e documentano come siano stati inflitti “anni di inibizione”, inibizione a svolgere l’attività precedente sulla base dell’argomento che una condanna di un qualsiasi Tribunale possa poi comportate anche una pena accessoria di inibizione appunto dall’ufficio precedentemente assunto.

Nell’incartamento si legge anche di una mancanza di “equo processo” in Italia ai danni del ricorrente alla Corte Europea. E ancora si legge di sanzioni “sproporzionate” rispetto ai fatti acclarati e alle stesse leggi vigenti. Infine il ricorso pone il problema principe, quello del “ripristino” appunto della’agibilità professionale del ricorrente. I cui legali fanno sapere di aver motivi, buoni motivi, per stimare una sentenza delle Corte Europea entro sei mesi.

E che notizia è? Si sa, lo sappiamo: sono gli avvocati di Berlusconi ed è di Berlusconi il ricorso. Come si fa a non riconoscerlo? C’è la storia dell’inibizione, la mancanza dell’equo processo, la sproporzione tra l’anno di pena da scontare e i due di interdizione dai pubblici uffici (veramente la condanna è a quattro anni, tre condonati), che è il ricorso di Berlusconi si vede perfino dalla cifra iniziale degli anni di “inibizione”, cinque. E poi, per fugare ogni dubbio c’è quella previsione: tra sei mesi la sentenza. Quei sei mesi che se Berlusconi la tira in lunga e in  lungo gliela fanno tirare forse perfino stavolta riesce a cavarsela anche in Parlamento. Quindi è sempre la stessa cosa, che razza di notizia è quella che il 24 di ottobre riciccia e rimpasta gli ingredienti del ricorso di Berlusconi all’Europa perché l’Europa ristabilisca i suoi diritti umani violati in Italia? Certo, l’idea di Berlusconi dai “diritti umani” violati fa un po’ sorridere. Ma abbiamo già sorriso, grazie…

E invece no, la notizia c’è ed è anche gustosa: il ricorso alla Corte Europea arrivato e reso pubblico non è quello di Silvio Berlusconi ma quello di Luciano Moggi. Già, Luciano Moggi del calcio scommesse, condannato a non fare più il dirigente di calcio per cinque anni, un’evidente violazione dei “diritti umani” più elementari. Condanna avvenuta ovviamente senza “equo processo” (in Italia sempre più si va diffondendo la nuova consapevolezza e dottrina giuridica per cui è equo il processo che vinci, iniquo quello che perdi e questo, democraticamente, vale per tutti). Con “sproporzione” tra la pena inflitta e la la legge, la giustizia, la libertà, l’uomo (tutte entità con la maiuscola). E quindi con l’urgenza palese di, in nome dell’umanità, ripristinare l’agibilità, cioè consentire al condannato di fre come se la condanna non ci fosse stata.

Sono ricorsi gemelli quelli di Berlusconi e Moggi. L’uno gran milanista, anzi il primo dei rossoneri. L’altro gran juventino, ancora rimpianto e sempre molto apprezzato da tanti bianconeri. Quindi distanti, ani fieri avversari sul campo di calcio e dintorni. Eppure compari di argomenti nei ricorsi gemelli all’Europa. Un caso o per niente, proprio per nulla un caso?