Scoop clamoroso: al complotto pro Monti partecipò Berlusconi

di Lucio Fero
Pubblicato il 11 febbraio 2014 12:35 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2014 12:45

Scoop clamoroso: al complotto pro Monti partecipò BerlusconiROMA – Ci si può fare un libro? Erano i mesi, le settimane e i giorni del 2012 quando Silvio Berlusconi, la vittima del complotto annata 2011 ai suoi danni, il complotto pro-Monti, che faceva? Partecipava, aderiva al complotto. Infatti non una , non due e neanche tre ma dieci o quindici volte offrì a Monti la guida del centro destra italiano, Pdl (allora si chiamava ancora così il partito di Berlusconi) annesso e compreso.

Berlusconi offrì a Monti la guida del centro destra italiano per andarci insieme alle elezioni. Offerta pubblica e privata e reiterata. Con conseguenza di rimprovero e disistima per il rifiuto ricevuto. Tutto scritto, tutto letto, tutto agli atti della cronaca politica di appena due anni fa. Ma qualcuno se lo ricorda?Pochi esercitano la fatica della memoria, anche minima. Quindi quasi quasi ci si può fare anche un libro.

Era il 2012 e chi se lo ricorda, figurarsi il 2011. L’anno in cui si tesseva la tela del complotto pro Monti. Un complotto talmente complotto da essere noto più o meno a quei cinque-sei milioni di italiani che si danno la pena di leggere i giornali o di guardare i telegiornali, magari solo nei titoli. Di Monti possibile premier se cadeva Berlusconi erano pieni le cronache, i “retroscena”, perfino i commenti. Obama, Merkel, Draghi, Sarkozy e compari vari complottavano contro Berlusconi, il complotto internazionale aveva come terminale e “quinta colonna” in Italia Giorgio Napolitano. Ed era talmente complottato questo complotto, talmente fatto alle spalle del paese che tutto il paese ne sapeva e discuteva, almeno quella parte del paese in grado di leggere e scrivere.

Quindi sì, ci si può fare un libro che poggi sullo scoop clamoroso, sulla rivelazione di Berlusconi che aderisce nel 2012 al complotto di cui è stato vittima nel 2011. Libro che si potrà titolare: “I dieci secchi d’acqua tiepida che sconvolsero l’Italia”. Basta trovare qualcuno che te lo pubblichi. Perché nel paese dei campanelli e dei balocchi un’iniziativa editoriale, insomma un po’ di marketing e pubblicità redazionale in prima pagina, diventano niente meno che storia scoperta e rivelata. Invece era ed è acqua tiepida e neanche calda in prima pagina l’altro giorno sul Corriere della Sera. Acqua tiepida di per sé non fa danno, anzi può anche dar piacere e sollievo ai frettolosi di memoria. Il problema è che qui si è ormai al metodo Stamina applicato alla cronaca, alla politica, alla storia: infusioni di nulla o di peggio che nulla.