Berlusconi saltò il panettone, Monti mangerà la colomba?

di Lucio Fero
Pubblicato il 20 Dicembre 2011 14:40 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2011 16:31

Silvio Berlusconi (Lapresse)

ROMA – Silvio Berlusconi premier il “panettone” non l’ha mangiato, cioè non è arrivato a Natale da capo del governo. Mario Monti mangerà la colomba, insomma arriverà il suo governo a Pasqua? Tutti ufficialmente rispondono di sì, figurarsi… Altrimenti, se questo governo cade o viene sterilizzato, paralizzato, il che in fondo è lo stesso, il “digiuno” si estende. Non solo Berlusconi che saltò il panettone, se Monti salta la colomba, allora l’Italia intera salta il pasto. E’ questo l’argomento, e che argomento, con cui tutti o quasi dicono, rassicurano, lamentano, sopportano, comunque prevedono e calcolano che il governo fa primavera e anche estate ed autunno 2012.

Ma tira una brutta aria e la brutta aria è un vento già veloce e che pure ingrossa. Il 65% dell’elettorato del Pdl non  ingoia il decreto “Salva-Italia”. E non lo manda giù anche il 43% dell’elettorato del Pd (sondaggio Ipsos per Il Sole 24 Ore). Per non parlare dell’82% per cento dell’elettorato leghista e del 75% degli elettori dell’Idv. Perfino il 45% dell’elettorato del Terzo Polo trova il decreto indigesto. E tra quelli che non dicono come votano, è il 53% a dire che il decreto non va. In totale il 55% degli italiani boccia e rifiuta quel che Monti ha cercato di spiegare al paese come necessario per “non finire subito come la Grecia”. La maggioranza degli italiani a questo pericolo non crede o comunque pensa non tocchi a se stesso di pagare dazio per evitarlo. Il 55% quando, benzina a parte, gli italiani non hanno ancora pagato un euro delle nuove tasse, figurarsi quando pagheranno davvero. L’annuncio, il solo annuncio delle tasse è bastato a far maggioranza all’opposizione, maggioranza “contro” nella pubblica opinione.

E’ il responso dei sondaggi ma, se metti l’orecchio a terra, è ancor peggio: senti un rumore di fondo che monta. Senti contemporaneamente dovunque dire che il governo Monti non ha fatto abbastanza, contro l’evasione fiscale, contro i grandi patrimoni, contro le lobby, contro la spesa pubblica e il costo della politica. E contemporaneamente senti, spesso dalla stessa bocca venire la critica secondo la quale il governo ha fatto troppo: troppe tasse, troppi controlli sui conti correnti, troppa stretta sui pensionati…Sui muri delle città manifesti dei pensionati della Cgil che dicono al governo del brutto “regalo di Natale” loro recapitato e manifesti della destra che dicono di una manovra a favore delle banche. Sui quotidiani pagine di protesta dei commercianti, della Confesercenti, dei farmacisti, tutte che accusano il governo di fare il gioco dei “grandi interessi”. Susanna Camusso, leader della Cgil, accusa il ministro Fornero di lavorare di fatto per le assicurazioni private, di essere insomma un nemico dei lavoratori e un amico del grande capitale.

C’è anche di più, di più anche se non si vede: nei ristoranti continuano a darti la ricevuta “fiscale” su un pezzo di carta da quaderno, nei negozi è tutto un mormorare contro la limitazione dei pagamenti in contanti. Sulla prima pagina del Corriere della Sera si legge: “Diciamolo: 235 miliardi di evasione annuale, otto volte la manovra appena votata, è una somma sconvolgente. Per coloro che non vogliono sconvolgersi aggiungiamo: una somma insostenibile. Un paese dove ristoratori e gioiellieri dichiarano mediamente 38 e 44 euro di entrate al giorno, dove chiedere la fattura ad un artigiano è atto di eroismo fiscale, dove un terzo delle famiglie controllate si finge povero per ottenere sconti e benefici, un paese così non può andare avanti. Ne occorre un altro”. Ma esiste davvero questo “altro” paese? E davvero quello che c’è di paese è convinto che “così non può andare avanti”? In banca ti raccontano di come tutti si stiano ingegnando per nascondere i soldi o per portarli all’estero. In piazza, in ogni piazza tutti gridano che tutto “non si tocca”. Non l’età pensionabile, non le aziende municipalizzate e le aziende sanitarie. Nelle sedi delle associazioni di categoria è tutto un costruir barricate contro ogni modifica del paese che c’è. Il paese che c’è: quello dove chi non evade o non vive di denaro pubblico erogato a prescindere dalla sua utilità, perfino dalla sua esistenza in cassa, è minoranza.

Un paese reale che preme sui suoi partiti perché mettano le briglie a Monti e al suo governo. Un paese reale che ha accolto Monti e il suo governo come una liberazione. Alla sola condizione che liberarsi della politica che c’era prima fosse gratis. Un paese pronto ad abbracciare un governo tecnico che lo liberasse dalla crisi a costo zero. Un paese che ha tolleranza zero verso la modifica del paese che c’è, quello che “così non può più andare avanti”. Ragion per cui, una, dieci, cento ragion per cui la “colomba” potrebbe essere negata a Monti anche a costo del digiuno dell’intero paese. Proprio dell’intero paese no, come diceva Berlusconi per Natale non si trova un posto libero in montagna o al mare lontano e i ristoranti e gli aerei sono pieni. Ci sono milioni di italiani che ci campano bene, molto bene, in  questo paese storto, facciamo ad occhio dieci milioni. Gli altri cinquanta a Natale spendono meno perché hanno meno da spendere. Ma a grande maggioranza non vogliono correre il rischio di cambiare il paese che c’è, vogliono conservare il diritto teorico a diventare, per via di pubblico denaro o di reddito nascosto, parte dei dieci milioni che stanno grassi e caldi. Sindacati, lobby, sondaggi, pubblici dipendenti, commercianti, professionisti marciano divisi ma colpiscono insieme: sì, nonostante tutto si può fare. L’Italia ce la può fare a ficcarsi nel 2012 del digiuno.