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Berlusconi, Vendola, Grillo…che ci “azzecca” Monti con l’Italia?

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 Novembre 2011 14:08 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2011 15:06
Mario Monti

Mario Monti (Lapresse)

ROMA – Per il governo Monti abbiamo usato la metafora dell’operazione d’urgenza e della ambulanza. I partiti politici come l’ambulanza, anzi le ambulanze dirette ciascuna al proprio “ospedale” e tutte bloccate nel litigioso traffico. Il governo Monti come il governo non tanto tecnico quanto d’urgenza, quello che opera d’urgenza già dentro l’ambulanza, fermandole tutte e fermando il carosello inconcludente e divergente di infermieri ed autisti. Molto usata è stata anche la metafora dell’incendio, i pompieri che ognuno vuole attaccare il tubo dell’acqua al suo “bocchettone” e a spegnere il fuoco vanno solo le grida, le chiacchiere e mai l’acqua. Fino a che non arriva qualcuno che finalmente apre il rubinetto, con i partiti politici che si scansano per non bagnarsi.

Ma la vera metafora dell’Italia tutta di fronte al governo Monti, a partire dai partiti politici, è quella del rigore. Non quello finanziario o di bilancio. No, il rigore, quello del calcio: il calcio di rigore che nessuno in Italia stabilisce e mai può stabilire se “c’era davvero”. La ricorrente scena dei film di Salvatores, una delle sequenze-madri di Mediterraneo è l’esatta metafora della fatica del nascere e della fatica che avrà vivendo il governo Monti: era, è “rigore” o no? Tradotto: il governo d’urgenza, il governo Monti è stato “fischiato”. Ma era, è davvero “rigore”? L’Italia tutta si siede alla moviola, dibatte, si schiera e tanto la soddisfa, le basta.

Ci sono quelli che non ci credono, non ci credono che fosse, che sia “rigore”. Sono tanti, stanno nei partiti e tra la gente. I parlamentari del Pdl e gli elettori di Berlusconi che si sentono “scippati”. Per loro il fallo di gioco non c’è. Non ci sono stati i cinque mesi di immobilità del governo, anzi peggio che immobilità. I cinque mesi di Berlusconi che “abbasso le tasse” conclusi con “i ristoranti pieni” e la crisi del debito come “moda passeggera”. Non c’è fallo di gioco e il rigore fischiato è solo la somma di sfortuna e complotto, insomma “arbitro cornuto”.

Ma stanno anche a sinistra quelli che non ci credono al “rigore”. Al massimo, una “punizione dal limite”. Sono i parlamentari e il partito di Di Pietro, gli elettori potenziali di Vendola, i dirigenti e i militanti della Cgil della Camusso. Una “punizione dal limite” buona per togliere la palla dai piedi e dal possesso della squadra avversaria, quella di Berlusconi. Buona per questo e poi nulla più. Rigore fischiato fastidioso anche per non pochi del Pd di Bersani, quelli del “stavamo per vincere lo stesso” e prendevamo i “tre punti” della vittoria alle elezioni e invece adesso tocca accontentarsi del pareggio.

A quelli che non ci credono a questo rigore fischiato occorre aggiungere i non pochi che “tanto tutto il campionato è truccato”. Sono i potenziali elettori di Grillo, sono i leghisti da Bossi fino all’ultimo assessore padano. E a quelli che non ci credono in campo vanno aggiunti quelli che la sanno lunga sugli spalti e in salotto guardando la tv. Quelli che “tanto la mia squadra recupera”, quelli del “fischiate rigori quando vi pare, ma non durante la mia partita” e non azzardatevi a farlo quando “giochiamo in casa”. Tradotto: fate come vi pare ma non toccate il mio calendario per andare in pensione, la mia consolidata quota di evasione/elusione fiscale, la mia casa che è sudore familiare e non patrimonio, il mio ufficio, il mio contratto di lavoro…

Berlusconi

Silvio Berlusconi (Lapresse)

Berlusconi, Vendola, Grillo, sono questi i tre colori dell’umore e del sentir nazionali, sono questi i tre “popoli”: che c’entra Monti con l’Italia vera? Berlusconi era, anzi è ancora una emozione, un moto dell’anima vera e profonda del paese. L’idea, ammaccata ma non certo defunta, che facendosi ognuno i cavoli suoi tutti o quasi vivono liberi e felici. L’idea che ignoranza e arroganza fattesi Stato e governo fanno abbondanza. Sì, c’è stato un intoppo, anzi uno sgambetto del Fato e degli invidiosi. Ma non era, non è “rigore”. La prova? La prova sta nel fatto che chi l’ha fischiato quel rigore non ha consultato il popolo sovrano. Ribolle nel Pdl, partito e popolo, una concezione della democrazia che Giuliano Ferrara ben illustra: il mondo, i mercati, le banche non ci danno i soldi per continuare come prima, non gli paghiamo i debiti e quelli non ci fanno altri prestiti? Bene, allora votiamo a maggioranza di andarceli a prendere i soldi. La democrazia con il piede di porco. Non proprio una novità: consultare la storia di Italia e Germania nei primi decenni del secolo scorso.

Nichi Vendola

Nichi Vendola (Lapresse)

Vendola è una narrazione, quella dell’eterno cantiere in cui come Puffi solerti e gioviali tutti giravoltano in girotondo e nessuno mai finisce “giù per terra”. Anzi non proprio tutti: tutti tranne quelli che stanno nel cantiere. Fuori ci sono gli altri, i “cattivi”. Basta che li colpisci i “cattivi” e ci saranno risorse in abbondanza per i cantieristi. Versione di sinistra (?) del diffusissimo è sempre colpa e responsabilità di qualcun altro: il capitalismo, la globalizzazione, i banchieri, i burocrati, la Bce… “Un altro mondo è possibile” e come no? Un altro mondo è possibile davvero, anche peggiore di quello che c’è. Vendola e il vendolismo sono nel Blues Brothers italiano John Belushi che giura: “E’ stata colpa delle cavallette, del terremoto, della zia morta, dell’inondazione…”. Comunque arriverà, deve arrivare… non più “Baffone” ma una super tassa sui super ricchi che tutto aggiusta.

Grillo è la terza Italia, quella che una volta era l’Italia di Gino Bartali. “E’ tutto sbagliato, è tutto da rifare…”. E poi “sono tutti uguali, loro”. E “noi non siamo loro”. E ci sono i “poteri forti”. E qui il cerchio delle tre Italie si chiude e aggancia a destra quelli che “Monti e Draghi e la finanza anglosassone” che si impadroniscono di casa nostra…

Berlusconi, Vendola, Grillo: sono tre emblemi, ciascuno una una parte di un tutto. L’Italia che non ci crede al “rigore”, l’Italia che al rigore non ci sta, l’Italia del risultato sempre truccato. Quando leggete dei partiti che non vogliono entrare nel governo d’urgenza, della resistenza passiva dei partiti, del governo per sei mesi, massimo nove,  del né con Monti e né contro di lui, allora ricordatevi che non è “Palazzo”, è carne e sangue del paese. Sono le tre Italia che non c’entrano, proprio non c’entrano con il governo del rigore fischiato.