Bolletta metodo Acea: loro la inventano tu la paghi. Consumi veri non li contano

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 gennaio 2014 15:18 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2014 15:35
Bolletta metodo Acea

Bolletta metodo Acea

ROMA – Chissà quante ne ricevono alla redazione del Corriere della Sera. In cronaca di Roma ne pubblicano una un giorno sì e uno no. Sono le lettere, purtroppo tutte più o meno uguali che da mesi, anzi anni, gli utenti ormai loro malgrado di Acea scrivono al quotidiano. Eccola la lettera tipo, l’ultima pubblicata il 23 gennaio sotto il titolo “Acea, consumi stimati e bollette fantasiose”. Più che un titolo, una rubrica tanti sono i “singoli casi” da far montagna. Eccola comunque la lettera: abbiamo il contatore elettronico ma mi arrivano bollette con consumi stimati che non hanno rapporto con i consumi veri…paghiamo anticipati i consumi stimati dei bimestri successivi…raccontano di conguagli la cui data slitta di semestre in semestre…

Per i molti che non lo sanno Acea è la società partecipata dalla mano pubblica, il Comune di Roma, che fornisce a gran parte degli abitanti della capitale l’energia elettrica e le forniture idriche. Una gran parte che lentamente va assottigliandosi, per esaurimento e sfinimento a Roma è aperta e si pratica una disperata caccia a altro gestore, almeno della luce in casa e in ufficio. Per i molti che sapranno apprezzare ecco la risposta tipo dell’Acea alle centinaia, migliaia, decine di migliaia di lettere di utenti che lamentano impotenti di essere costretti a pagare bollette dall’importo immaginario e non legati a quanto davvero consumano di energia elettrica. Eccola la risposta tipo:

“Gentile signora/e, Aceca Energia si scusa per il disagio e precisa ce sull’emissione di fatture con importi stimati le misure del contatore vengono comunicate periodicamente dal Distributore locale (con la D maiuscola, nota bene!), sia nel caso le stesse letture siano effettive che stimate. Ovvero Acea Energia, come società di vendita, acquisisce le letture del contatore del distributore locale, responsabile della raccolta dei consumi, della validazione e registrazione degli stessi…”. Segue spiegazione notoria e ovvia sulla differenza tra consumi presunti su baste dei “consumi storici” e consumi reali e sulla liceità dello strumento del conguaglio. Attenzione comunque alla lettera dell’Acea: al netto del tentativo di disperdere il lettore in un labirinto di sillabe, c’è una piena confessione.

Si confessa che Acea Energia, quella che ti manda le bollette e si fa pagare, non è la stessa che scrive in bolletta la cifra dei consumi da pagare. Questo lo fa il distributore locale che è lui e solo lui il responsabile della lettura dei consumi. Quindi tu chiami Acea e le dici: mi mandate bollette superiori ai miei consumi e loro rispondono: non c’entriamo, non siamo noi, a leggere i contatori sono altri. E già qui l’odor di presa per i fondelli è fortissimo, inequivocabile. A leggere ancora tra le righe seconda confessione, sta nel “noi non siamo responsabili del distributore locale”. Il famoso distributore locale non legge un tubo di contatore se non una volta ogni morte di papa.

Non legge i consumi reali per due motivi. Primo perché farlo costerebbe qualcosa e ridurre invece la lettura al minimo abbassa i costi aziendali. Secondo e più maligno motivo: sovra stimare i consumi non solo garantisce bollette più alte ma consente di presentare alle banche creditrici uno stato patrimoniale dell’azienda più pingue della realtà. Fa una differenza portare a cassa una massa di consumi presenti e futuri fatta cento rispetto ad una massa centocinquanta. Il consumo presunto, presunto praticamente a vita, il consumo presunto messo in bolletta come metodo serve a incassare più credito dalle banche.

E serve a rendere la bolletta odiosa e ingiusta per decine di migliaia di famiglie da anni. Non c’è call-center o contatore o auto lettura che riescano o servano a nulla. Il metodo è questo: loro inventano la bolletta e tu la paghi, a prescindere da quanto consumi. Lo sanno anche in Acea e qualcuno, più d’uno se ne vergogna. Non sembra sapere nulla e di certo non se ne occupa Ignazio Marino. Ci fosse un sindaco a Roma si occuperebbe delle società semi pubblica che infligge bolletta inventata a tre quarti della città.