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Monti: “Casa, pensioni, Casta… un sacrificio per uno..Prima i politici

di Lucio Fero
Pubblicato il 17 Novembre 2011 14:41 | Ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2011 14:41

ROMA – “Se non era difficile…non stavo qua”. Mario Monti espone il suo programma ad un Senato che ha in mano la sorte del suo neonato governo ma punteggiato da senatori che le mani le usano per prendere appunti come studenti di fronte ad una nuova lezione. Lezione che si riassume in un “Un sacrificio per uno…a cominciare dalla politica”. Spiega e conteggia il presidente del Consiglio: le manovre di luglio e agosto e la appena votata legge di stabilità non bastano. Non bastano perché ci sono almeno 20 miliardi, quelli della delega assistenziale e fiscale, che sono sulla carta ma che finora non si è detto dove prendere. E, quando saranno trovati quei 20 miliardi, è tutt’altro che finita. Perciò…

Perciò primi e “ineludibili” i tagli al costo della politica. Costi degli eletti e costi delle istituzioni. E costi delle società pubbliche. “Comincio io dalla Presidenza del Consiglio”. E poi le assemblee elettive, le società a partecipazione pubblica, le Province senza aspettare le calende greche della legge Costituzionale. Le Province dimagriranno “per via di legge ordinaria”, la “definitiva abolizione” appunto in legge costituzionale.

Perciò, “anche se l’età pensionabile effettiva in Italia è più alta che in Francia e Germania”, vanno aboliti e rimossi “disparità di trattamento e aree di privilegio”. Quindi nessuna guerra di religione sulle pensioni di anzianità ma governo incamminato verso un’età di pensionamento flessibile: ognuno sceglie quando andarci in pensione entro una fascia che potrà andare dai 62 ai 67 anni, chi va prima prende meno di pensione e viceversa.

Perciò nuove e diverse tasse sulla casa, perché l’esenzione dell’Ici sulla prima abitazione “è una singolarità, anzi una anomalia”.

Perciò meno tasse sul lavoro, sul salario e sull’impresa, sulle aziende e più tasse sui consumi e sulla proprietà.

Perciò nuovi contratti di lavoro per i nuovi assunti, con maggior durata del contratto di lavoro e minori garanzie di inamovibilità. Insomma non più contratti precari ma non nuovi contratti eterni e inamovibili. Resteranno invece come sono e non saranno toccati i contratti in essere. Ai sindacati cogliere l’opportunità.

Perciò “abbassare la soglia dei pagamenti in contanti” per combattere davvero l’evasione. Ora soglia fissata a 2.500 euro, scenderà sotto i 500.

Tutto questo e altro ancora non solo per pareggiare il bilancio e ridurre il debito. Una quota di queste risorse così trovate, una quota dei “sacrifici per tutti” deve andare alla “crescita”. Alla crescita non alla spesa. Alle aziende e al lavoro da creare. E non per bontà ma perchè se non c’è crescita economica le tasse non riusciranno mai a rincorrere e sorpassare la spesa. E infine “equità”, cioè un sacrificio per uno…

Mario Monti su questo programma ha chiesto la fiducia. Ricordando che la crisi drammatica è sì internazionale ma che l’Italia era ferma e in ritardo anche prima della crisi. Spiegando che l’Europa se fallisce rischia di tornare agli anni ’50 e che l’Italia se vuole “contare” deve ridiventare “credibile” prima ancora del domandarsi se accettare o no quelli che non sono “vincoli e ordini europei” ma condizioni di sopravvivenza nazionale a prescindere dall’Europa. Insomma: primum crescere economicamente per riacquistare la dignità nazionale di chi paga il proprio debito. Ha fatto eco alla Merkel: “E’ la situazione peggiore dal dopoguerra”

Al Senato lo hanno più volte applaudito, soprattutto quando ha reso omaggio alla politica e ha negato di nutrire “la supponenza del tecnico”. Meno applausi quando elencava i sacrifici in arrivo, non aperto dissenso ma una sorta di stupita rassegnazione. Il rumore di fondo che fuori dall’aula accompagna Mario Monti non era dei migliori: lo spread inchiodato tra 520 e 530 punti, gli studenti indignati in servizio permanente effettivo che si scontravano con la polizia mentre tentavano l’assalto alla Bocconi e al “suo governo”, lo sciopero dei Cobas contro “il governo delle banche”, Di Pietro che evocava la “nebulosa dei poteri forti”, Berlusconi che indice manifestazione di piazza e dichiara “sospesa la democrazia” minacciata dalla “patrimoniale”, parola che nel discorso di Monti non c’è. Rumore di fondo sordo e malmostoso, echi di quella triade “familismo, localismo, settarismo” cui Monti vuole opporre il suo governo. Lo chiama di “impegno nazionale”. Adesso comincia la conta vera di chi ci sta o fuori si chiama. In Parlamento ma soprattutto fuori.