Lucio Fero

Catalogna, ma è valido un referendum così? Ha votato davvero il popolo? Chi lo dice?

Catalogna, ma è valido un referendum così? Ha votato davvero il popolo? Chi lo dice?

Catalogna, ma è valido un referendum così? Ha votato davvero il popolo? Chi lo dice? (foto Ansa)

ROMA – Catalogna, ma è valido un referendum così? Due milioni di votanti…Il Sì alla secessione dalla Spagna al 92 per cento…Alle urne il 42 per cento dei possibili votanti…Se non ci fosse stata la repressione della polizia spagnola quel 42 per cento sarebbe stato 55 per cento…Ma chi lo dice? Quali garanzie e verifiche ci sono sulla genuinità e affidabilità di queste cifre? Nessuna, le si prende per buone e le si pubblica e comunica sulla fiducia.

Fiducia che una delle due parti sia la parte…buona. Buona e democratica. E perché Barcellona e non Madrid è la parte buona e la fonte vera dei dati del referendum? Madrid, il governo di Madrid che fino a proava contraria è il governo legittimo, democraticamente legittimo, di tutta la Spagna Catalogna compresa, fornisce altre cifre. Dice che la grande maggioranza dei catalani non ha votato e non ha partecipato a un referendum illegittimo.

E allora quali sono i numeri veri della consultazione, del referendum? Chi ha vinto, visto che i separatisti si proclamano vincitori e vittoria annuncia anche il governo centrale? Già, questo è il punto generalmente ignorato dalla stampa: nelle elezioni e nei referendum a stabilire chi ha votato, quanti, per cosa, come e chi ha vinto non è chi ha indetto e voluto elezioni e referendum. Ci sono regole, leggi, controlli, organismi di vigilanza e verifica.

Altrimenti è come se in Italia M5S o il Pd o la terna Berlusconi-Salvini-Meloni organizzassero un referendum dando appuntamento la domenica ai banchetti e ai gazebo, li chiamassero seggi e chiamassero a votare per l’abolizione di una legge che porta la firma o il timbro dell’avversario politico o, avvicinandosi un po’ alla situazione catalano-spagnola, chiamassero a votare per un cambio della Costituzione italiana. Certamente chiunque dei tre lo facesse troverebbe la risposta e il consenso di milioni di italiani elettori. Ma non per questo si potrebbe chiamare democrazia e si potrebbe ritenere democraticamente valido quel referendum. Quella consultazione sarebbe solo la registrazione della forza di un movimento politico e di opinione.

E in Catalogna l’indipendentismo è forte e di popolo. Ma non è il popolo che democraticamente vota. Liste elettorali, cioè chi può votare, preparate da chi indice e organizza il voto, cioè gli indipendentisti. Seggi elettorali allestiti e controllati dagli indipendentisti. Possibilità per chiunque di votare ovunque, in ogni seggio dunque e nessuno che possa controllare se lo faccia più volte. Custodia e spoglio delle schede a cura e in carico degli indipendentisti. E’ valido un referendum così?

E’ valido un referendum dove molti possono non essere andati a votare perché intimoriti e intimiditi dalla polizia? E’ valido un referendum dove davanti al seggio puoi prendere una manganellata e quindi quelli che vanno a votare sono certamente e decisamente di una sola parte, quella del Sì?

Se un referendum sia democraticamente valido oppure no non è una questione da notai. Ed è sconfortante che la stampa giustamente osservi, noti e si schieri con la considerazione secondo la quale non si manganella chi vuol votare ma ometta, dimentichi, trascuri, ignori che votare è votare dentro le regole di validità.

Altrimenti non è votare, voto di tutto il popolo. Altrimenti è “pronunciamento”, mobilitazione di massa di una parte e di una causa in lotta. Di una parte e di una causa che per ottenere l’obiettivo rovescia il tavolo, altro che libera e valida consultazione popolare.

In Catalogna forze politiche e sociali con grande consenso hanno negli ultimi due anni deciso e attuato una strategia che avesse il fine di trasformare il circa 40 per cento di voto alle organizzazioni separatiste in una maggioranza di popolo da sbandierare. Quel 40 per cento, che è moltissimo, andava ed è stato trasformato in quel 92 per cento di Sì che oggi viene battezzato dai separatisti come il nuovo mandato popolare. Il passaggio dal 40 al 90 per cento doveva avvenire attraverso una corale messa in scena chiamata referendum.

Questo è avvenuto e avviene in Catalogna: un 40 per cento di voto indipendentista che era diventato maggioranza all’assemblea catalana grazie all’appoggio di formazioni di estrema sinistra in funzione anti Partito Popolare è stato trasformato in movimento di massa e di popolo in piazza e nelle strade. Movimento che poi ha assunto le sembianze fittizie di una consultazione popolare. Per auto proclamarsi investito da un mandato elettorale che non ha alle sue fondamenta nessuna validità.

La considerazione per cui il governo di Madrid avrebbe forse fatto meglio a dare legalità ad un referendum vero anziché difendere con la polizia lo Stato di diritto e la Costituzione in tempi di populismo forti e di democrazie flebili è fondata, coerente e convincente.

Ma non dovrebbe autorizzare la stampa e la politica a timbrare con un falso timbro di validità il referendum catalano. Una stampa e una politica dovrebbero saper distinguere tra un movimento che mostra e conta la sua forza e referendum ed elezioni, quelle democraticamente valide. Dovrebbero…

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