Cgil scomunica accordo chimici: no a contratti per giovani e welfare aziendale

di Lucio Fero
Pubblicato il 25 settembre 2012 16:10 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2012 16:10

ROMA – C’è un accordo appena firmato che la Cgil ha scomunicato: è il contratto nazionale dei lavoratori chimici. Scomunicato è la parola esatta perché Susanna Camusso ha mandato alla Filctem, l’associazione dei chimici della Cgil, ben due rappresentanti dell’ortodossia in missione evangelica. La missione di Elena Lattuada e Vincenzo Scudiere, due segretari confederali, consiste infatti nell’espungere dal testo del contratto le “impurità” e nell’allontanare definitivamente chi quel contratto ha firmato, il segretario generale dei chimici Alberto Morselli. Così si vuole là dove Cgil nazionale puote, così vuole Camusso, vade retro Morselli.

Cosa c’è di decisamente eretico rispetto alla linea Cgil nel contratto dei chimici? Uno: la possibilità di firmare accordi aziendali su singole materie senza che queste materie siano state preventivamente previste e controllate in apposito comma dal contratto nazionale. Due: la possibilità, anzi l’apertura ad un contratto per i giovani, cioè per la nuova occupazione che avvenga in contemporanea e grazie al passaggio, volontario, di lavoratori anziani a forme di part-time. Tre la “costituzione di fondi bilaterali aziendali”, cioè quelle forme di welfare aziendale, dalla visita medica pagata alla scuola per i figli pagata, che lavoratori, sindacati e imprenditori in molte fabbriche stanno sottoscrivendo.

Scrive la Cgil: con il welfare aziendale potrebbe “venir meno il principio di universalità della protezione sociale”. Insomma se vai in ambulatorio a spese del fondo aziendale il servizio sanitario nazionale muore. il peggio del peggio è poi secondo al Cgil l’idea che un dipendente a due, tre anni dalla pensioni passi dal tempo pieno all’orario ridotto e che con quei soldi e quelle ore si assuma un giovane lavoratore, magari più efficiente e motivato. Perché lo spretto che spaventa la Cgil è che accordi aziendali, salari aziendali, welfare aziendale e contratti per i giovani possano tutti essere cavalli di Troia per un maggior sfruttamento, pardon produttività. Alla Cgil non hanno ancora deciso tra sfruttamento e produttività quale si la parola giusta. Quasi sempre dicono produttività ma, come accadeva al dottor Stranamore, scappa loro, dal cuore e dell’anima, la parola sfruttamento. Come nel caso del contratto dei chimici, scomunicato da santa madre chiesa Cgil.