Lucio Fero

Como, Bologna, Trump, Germania…stiamo sdoganando l’Inferno

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I naziskin che hanno fatto irruzione a Como (foto Ansa)

ROMA – Como, una pattuglia di naziskin in divisa (letteralmente pelle di nazista) legge un comunicato-proclama in cui si dice di “sostituzione di popoli con non popoli”. Lo legge, naziskin in piedi e in cerchio, a chi sta partecipando ad una riunione di associazioni che aiutano migranti e stranieri.

Questi ascoltano, sono forzati ad ascoltare, quasi a capo chino. Hanno comprensibilmente paura perché i pelle di nazista si atteggiano a giudici e guardie di un processo. Processo ai traditori della patria e della razza. Per questi i pelle di nazista sono andati lì, nella sede di “quelli che non meritano nessun rispetto” come sentenziano. Per processare pubblicamente. E per attestare “la sostituzione di popoli con non popoli”.

Facciamola corta, la cosa non ha turbato più di tanto il bravo medio cittadino italiano. Che certamente non veste pelle di nazista, non fa ronde e incursioni. E neanche si sogna, neanche si immagina di avere qualche idea in comune con i pelle di nazista. Però quando sente di “popoli e non popoli” non fa una piega. Andate a chiedere al bravo medio cittadino italiano se questa storia dei “popoli e non popoli”…Reagirà, risponderà con un ‘embè?

Bologna, cartello su una casa. C’è scritto “Qui abita un nero”.

Facciamola corta, dispiace, molti si dicono non certo d’accordo. Però al bravo cittadino medio italiano in mente e in animo non viene che quel cartello somiglia ad altri cartelli e insegne e scritte su vetrine e casa, i cartelli che indicavano lì vivesse un essere inferiore. No, non viene in mente e in animo. Per il bravo e medio cittadino italiano quel cartello è sbagliato. Ma non è il caso di farne una tragedia, che sarà mai.

Germania, il sindaco Hollstein, sindaco che accoglie migranti, viene accoltellato. Perché accoglie migranti. Merkel si dice “inorridita”. Ma anche qui, qui e ancor di più, il bravo medio cittadino tedesco non sta certo con l’accoltellatore. Però…è un caso. Non è il caso di farne una tragedia, che sarà mai.

Donald Trump, cioè il presidente degli Usa, riprende e rilancia via Tweet i video, le parole e i concetti del numero due dei neo fascisti britannici. Tre video per dire e mostrare come gli islamici tutti, mica solo l’Isis e compagnia, siano animali. Trump è d’accordo e lo dice al mondo. Londra protesta. Ma è pieno di bravi medi cittadini britannici e americani che magari non sono proprio d’accordo con Trump, però non è il caso di farne una tragedia.

E allora, ecco fatto. Come mostra lo sgranarsi del rosario (Como, Bologna, Germania, Trump e ogni giorno e ogni dove si allunga la catena) ce l’abbiamo fatta, ce la stiamo facendo. Volevamo tenere le frontiere chiuse e le abbiamo aperte all’Inferno, stiamo sdoganando l’Inferno con la maiuscola.

L’Inferno a cui abbiamo riaperto le frontiere non è il nero mi è antipatico, il migrante mi dà fastidio, il profugo mi danneggia, lo slavo ruba, il sono troppi…No, l’Inferno non è questo. L’Inferno è il non sono uomini come noi, non sono umani davvero, sono razza dannata e inferiore, sono subumani. L’Inferno è “popoli e non popoli”, il “qui abita un nero”, il coltello o il processo a punire i traditori della razza pura, i video sugli islamici animali feroci.

L’Inferno è già di nuovo tra noi. Circola nel nostro quotidiano, stiamo accettando si vesta da opinione. Stiamo sdoganando nella società dei bravi e medi cittadini pacifici, sereni e intenti solo al lavoro e alla famiglia l’idea che esistano umani e subumani, popoli e non popoli, uomini e animali in sembianze umane.

Le fiamme di questo Inferno ci bruceranno il nostro tranquillo sedere, già lo lambiscono: basta assistere ad una sola puntata della tv anti negri e affini che Mediaset manda regolarmente in onda. E se ci brucerò solo il tranquillo sedere della convivenza (la coscienza civile è già da tempo in fumo) potremo dirci fortunati. L’Inferno che stiamo sdoganando nelle nostre vite ci ha già bruciato la Storia, era appena un secolo fa o giù di lì.

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