Condono e spesa: il governo del peggio. Da far rimpiangere… Berlusconi

di Lucio Fero
Pubblicato il 10 Ottobre 2011 14:19 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2011 14:19

ROMA – Da far rimpiangere Berlusconi, sarebbe il governo dei peggiori. E, se non dei peggiori, quello che si agita e si intruglia intorno a  Claudio Scajola, Gianni Alemanno e Roberto Formigoni se diventasse governo sarebbe certamente il governo del peggio. Primo obiettivo dichiarato della nuova politica economica che andrebbe a sostituire l’immobilismo tremontiano tollerato o subito da Berlusconi l’abolizione, la sparizione, la messa in fuga, la cancellazione, la messa al rogo dei tagli alla spesa pubblica di Comuni, Regioni e Ministeri. Prima manovra di risanamento e rilancio dell’economia italiana sarebbe il rimettere in mano a sindaci, governatori e ministri una quindicina di miliardi di euro con cui ricomprarsi il consenso che sfugge. E chi se ne frega della Bce, della lettera da Francoforte, della Banca centrale europea che ha comprato titoli di Stato italiani, della Merkel e di Sarkozy che finalmente sembrano volere un’Europa che controlla di più le finanze e le spese dei singoli Stati…E chi se ne frega di stravaganti e astratti fabbricanti di studi e teorie, di quei “professori” che spiegano che la ripresa economica si fa, se si fa, producendo merci innovative, creando competenze, spostando il peso del fisco, togliendo l’aggravio della spesa pubblica. Vuoi mettere l’effetto benefico di una quindicina di miliardi di euro con cui innaffiare clientele, corporazioni e pubblica opinione? Incredibile ma vero: la via di uscita dal governo Berlusconi è un’antologia del governo del peggio.

Governo del peggio che oltre a tagliare i tagli alla spesa probabilmente accoglierebbe i supporti peggiori, le tentazioni peggiori del governo che c’è. Un bel condono edilizio, un affare come quello degli ultimi due: a Roma hanno fatto incassare 1.543 euro su ognuna delle 311mila abitazione sanate e spendere 30mila euro pubblici per l’urbanizzazione di ognuna di quelle 311mila case. Passivo totale per le casse pubbliche: 28.500 euro per ogni casa condonata. Davvero un “antibiotico” come dice Ignazio La Russa. Un antibiotico scaduto, andato a male e che stronca il malato e non la malattia. Un bel condono edilizio per le 4.400.000, quattro milioni e mezzo quasi, di costruzioni abusive che ci sono e per le altre che verrebbero all’annuncio del condono. Condono per una platea ormai esperta: chi aderisce paga la prima rata e poi sparisce e non paga più. E’ stato fatto con i condoni edilizi, è stato fatto con il condono Iva, è stato fatto in massa. Un bel fascio di condoni edilizi e fiscali, come quelli degli ultimi trenta anni che dal 1973 al 2003 hanno portato nelle casse dello Stato 26 miliardi di euro, cioè 15 euro a testa per italiano. Cifre che dicono inequivocabilmente che i condoni, prima ancora di essere morali o immorali, sono un affare a perdere. Figurarsi se il governo del peggio, quello che andrebbe a nascere sul giuramento della spesa che non si tocca, men che mai quella di Comuni, Regioni e Ministeri, un affare a perdere del genere se lo lascerebbe sfuggire.

Incredibile ma vero che questo rinculare verso il peggio venga confuso e narrato come manovra e congiura, sia pur disperata, ma in qualche modo di salute pubblica. Incredibile al massimo, però in fondo non tanto vero. Non è un agitarsi contro Berlusconi, il manifestarsi della voglia e della necessità di una destra finalmente di governo, di serietà, di realismo. Tutt’altro, è un fermento, una febbre perché si torni in pieno, in toto e in gloria alla destra dell’irresponsabilità finanziaria.

Incredibile che l’opposizione, in particolare quella di sinistra ci speri e scambi lucciole per lanterne. Non solo la sinistra sopravvaluta la forza e gli intenti reali dei “congiurati”. Non solo si illude che Berlusconi cada per mano di Scajola. Ammicca la sinistra all’idea di tagliare i tagli alla spesa pubblica. La Cgil trarrebbe sospiro di sollievo e perfino buona parte del Pd. Tifano per il governo del peggio. Che non verrà solo perché non può venire. Un governo che restituisca a Regioni, Comuni e Ministeri libertà di spesa sarebbe una perfetta traduzione italiana del governo della destra greca che truccò i conti pubblici greci. Abbonda da noi il personale politico adatto alla bisogna. Ma il governo Berlusconi cadrà solo se Bossi e lo stesso Berlusconi, per scelta o per consunzione, decideranno che si vota nel 2012 oppure se una catena di crisi bancarie europee lo travolgerà. Scajola, Alemanno, Formigoni non sono Bruto e Cassio contro Cesare il tiranno, sono prefetti del pretorio che reclamano soldi per la truppa. Non si spingeranno fino a buttare giù il governo che c’è se dal loro agitarsi nascesse un nuovo governo sarebbe un governo da far rimpiangere quello di Berlusconi. Davvero incredibile, ma assolutamente vero.