Mineo, faceva così anche a 20 anni: la sceneggiata dell’epurazione

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 Giugno 2014 15:17 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2014 15:20
Corradino Mineo (foto Lapresse)

Corradino Mineo (foto Lapresse)

ROMA – Possono ricordarlo in pochi, diciamo i cultori della materia, gli amatori del genere, loro e solo loro. Possono ricordare cosa? Che Corradino Mineo faceva così anche a 20 anni. Così come, così cosa? Contribuiva con passione alla creazione di minoranze, minoranze dentro l’organizzazione politica in cui Mineo militava. Minoranze che avevano uno scopo prioritario e una strategia conseguente e coerente: sceneggiare “l’epurazione” che la minoranza avrebbe ineluttabilmente subito. Allora era il piccolo mondo del Manifesto organizzazione politica e quotidiano comunista. Corradino Mineo era un giovanissimo che insieme allo zio e ad altri lavoravano alla rivista Praxis. Rivista che era anche il nucleo della frazione dentro Il Manifesto (frazione trotzkista per l’esattezza ma non si poteva dire altrimenti passavi per stalinista, chissà se anche adesso…).

Correvano gli anni Settanta, all’inizio più che alla fine del decennio. E il gruppo Praxis era sistematicamente contro ogni scelta del gruppo dirigente de Il Manifesto (Presentarsi alle elezioni? Scelta plebiscitaria, non sia mai! Rinunciare a presentarsi alle elezioni? Scelta verticistica! Incunabolo di pericoli…) Erano così quelli di Praxis, tanto così che alla fine perfino quelli del Il manifesto non ne poterono più. Tanto così che all’ ideal-tipo Paxis-Mineo deve essersi ispirato più o meno consciamente il “No, il dibattito no” di Nanni Moretti. Erano così allora ed era così Corradino a 20 anni: decine di riunioni e dibattiti mai e poi mai dovevano portare ad una scelta, men che mai ad una scelta di maggioranza, ancor men che mi una scelta che fosse impegnativa per tutto il partito, grande o piccolo che fosse il partito.

Faceva così anche a 20 anni e fa così a sessanta suonati: Direzioni, Assemblee nazionali, Segreterie, Assemblee dei gruppi parlamentari del Pd hanno discusso ormai decine di volte. Discusso e votato alla fine a larga maggioranza per un futuro Senato nel quale i senatori non siano eletti a suffragio universali e non siano quindi dotati degli stessi poteri, qualifiche e stipendi dei deputati. Mineo e la “frazione” odierna (non più certo trozkista però…) vogliono invece un Senato ora e sempre di senatori eletti. Quando e ovunque si è votato nel Pd la loro tesi ha perduto. Però Mineo, Vannino Chiti e altri 12 senatori non si piegano, non ci stanno, resistono. Resistono nella trincea del Senato con senatori eletti altrimenti della riforma non se ne fa nulla. Non se ne fa nulla a cominciare dal non farla passare la riforma nella Commissione senatoriale in cui Corradino Mineo sedeva prima che il Pd gli dicesse di offrire il suo contributo al partito altrove.

Ed eccola qui la “meta”, il “gol”, il raggiunto obiettivo di una coerente vita politica di Mineo. Eccola qui la sceneggiata dell’epurazione. Favorita da una comunicazione distratta, letteralmente incompetente, arruffona e sbrigativa. L’epurazione…Il senatore Corradino Mineo colpito nei suoi diritti di rappresentante del popolo…attentato alla sua libertà di voto e attentato alla Costituzione che garantisce i parlamentari non abbiano vincolo di mandato…scelta militarista di Renzi…deriva plebiscitaria e autoritaria…Che coro, che eco. Bisogn andarsi a leggere Sebastiano Messina su la Repubblica per apprendere ciò che dovrebbe essere noto, anzi ovvio, per chi fa informazione politica. “Pochi perdono tempo a leggersi le carte, come quel noiosissimo regolamento del Senato dove c’è scritto che le commissioni non sono dei mini-senati ma dei comitati che devono fedelmente rispecchiare il rapporto tra maggioranza e opposizione, e infatti i capigruppo hanno il potere di sostituire i commissari, i quali siedono là come rappresentanti del gruppo e non a titolo personale. E si capisce. Altrimenti-caso limite ma non tanto-l’unico dissidente di un partito di maggioranza potrebbe, votando in commissione con gli avversari, bloccare all’infinito una legge che in aula sarebbe votata e approvata magari in mezza giornata”.

Agli indignati, lacrimanti e preoccupati su Mineo “epurato” dunque una domanda: la vera democrazia è un commissario che blocca in commissione una legge che avrebbe la maggioranza in aula? Quanto ai diritti politici di Mineo violati, che fantasia!. Corradino Mineo ha votato contro la riconferma di Napolitano a presidente della Repubblica, scelta del Pd. Pd nel quale Mineo è stato eletto. E Mineo giustamente non è certo stato espulso dal Pd. Mineo si è detto indisponibile a pagare al Pd quote delle sue retribuzioni da parlamentare, pubblicamente sostenendo che il Pd gli chiedeva “il pizzo”. E Mineo non è certo stato espulso dal Pd. Mineo potrà votare in aula al Senato contro la riforma Renzi-Boschi e contro qualunque altra legge voluta da Pd e giustamente nulla gli accadrà dal punto di vista “disciplinare” da parte del Pd. La libertà di mandato si esercita e si esalta nel voto in aula, non nell’ostruzionismo in commissione.

Nelle commissioni parlamentari non ti ci mandano gli elettori, m i gruppi parlamentari e lì non si esercita rappresentanza ma funzione politica. Banalizzando, molto banalizzando: un giornale manda un inviato ai Mondiali in Brasile. Quell’inviato non tollera e disprezza sia il calcio che il Brasile. Mandare un altro al posto suo non è violare le sue libertà, nessuno lo licenzia e neanche gli toglie il diritto di scrivere ciò che gli pare sul calcio e sul Brasile. Ma nella sua rubrica e non nei servizi di cronaca sul Mondiale. Iper banalizzazione giornalistica, ma Mineo che bravo giornalista è stato, capirà la metafora.

Non l’antifona, perché Mineo si spiega anche con un altro elemento, quello che coglie Filippo Ceccarelli sempre su la Repubblica: “Ora, la questione del Senato sarà anche importantissima…Ma il punto, forse sottovalutato dal premier, è che i giornalisti, specie quelli televisivi, non solo sono piuttosto bravi a far parlare di sè, ma quando si accorgono di essere loro la notizia, si può star certi che la coltivano, la allestiscono e quindi finalmente la somministrano con una cura pari all’alta considerazione politica che hanno di se stessi”. Chi ha visto un questi giorni e settimane Mineo paternalisticamente spiegare a Renzi e alla Boschi come si fa, dettar loro l’alfabeto della politica, può confermare la tesi di Ceccarelli. Quale tesi? Invece che cherchez la femme, invece del classico metodo di investigazione e comprensione dei comportamenti umani, stavolta conviene  il cherchez le miroir, cercate lo specchio! Quello dove Mineo si guarda e si piace. Deve aver provato un’estasi di soddisfazione orgogliosa quando Renzi ha detto: “Non ho preso il 41 per cento per lasciare l’Italia a Mineo”. Lì Corradino deve aver pensato felice: finalmente a noi due, gli unici che contano.