Daniele Garattini famiglia sterminata: né poveri nè senza soldi

di Lucio Fero
Pubblicato il 2 gennaio 2014 12:25 | Ultimo aggiornamento: 2 gennaio 2014 12:42
Giulia Garattini, Letizia Maggio, Daria Maccari e Daniele Garattini

Giulia Garattini, Letizia Maggio, Daria Maccari e Daniele Garattini (Foto Ansa)

ROMA – Daniele Garattini, l’uomo che ha ucciso a colpi di pistola la moglie, la suocera e la figlia: chiunque si trovasse in casa in quel momento. E che poi ha ucciso se stesso infliggendosi quattro coltellate al petto che le pallottole erano finite: due per la moglie, una per la madre della moglie, tre per la figlia. La pistola di colpi non ne aveva più. Era però carica quando la mattina dello stesso giorno, cinque ore prima di sterminare la famiglia, Daniele Garattini era andato a prenderla a casa del padre. Niente raptus dunque, niente delitto e strage d’impeto. Garattini ci ha pensato, ha costruito la distruzione del suo mondo, l’olocausto della sua famiglia lavorando a lungo nel profondo abisso della sua disperazione.

Il giorno stesso della strage familiare Daniele Garattini è stato raccontato dalle televisioni e dai giornali come un disperato che aveva perso il lavoro, un disoccupato di ormai 57 anni senza speranza economica, uno che soffriva per non poter pagare più la rette universitaria alla figlia Giulia di 21 anni. Insomma è stato raccontato come un uomo senza più reddito e senza più soldi. Non era vero, ora sappiamo, sanno gli inquirenti e lo si legge sulle pagine di cronaca de La Stampa e del Corriere della Sera, che Letizia Maggio, la moglie uccisa, era un “quadro” della Lavazza, quindi aveva un reddito non di minima e improbabile sopravvivenza. E sappiamo che sui conti correnti della famiglia c’erano cifre non da indigenza e miseria.

Questo nulla, proprio nulla cambia nel dramma di un uomo che ha sentito di non poter più vivere e che ha scelto e deciso che la famiglia dovesse seguirlo nell’annullamento di sé. Nulla cambia nella pietà e nello sgomento che si provano e vanno provati di fronte a questa tragica storia. Pietà, sgomento e anche profondo rammarico per quelle vite strappate via da un uomo che doveva accudirle e proteggerle e che invece le ha recise. Nulla cambia sapere che non erano né poveri né senza soldi i Garattini nel dolore e nella solidarietà purtroppo postuma che si prova verso questa famiglia, soprattutto verso le tre donne morte ammazzate.

Cambia molto però il sapere, e non era neanche tanto difficile saperlo, che non erano né poveri né senza soldi, cambia tanto. Quel tanto che ci fa dire che ormai domina un vizio brutto, un pericoloso vizio, un vizio neanche vissuto come tale, un vizio che mescola e sposa pavidità e violenza. Il vizio di fuggire, scaricare altrove, non prendersi mai nessuna responsabilità. Mai di quel che avviene collettivamente, men che mai di ciò che si fa individualmente.

Pensate: perché son corsi tutti e a tutti è apparso naturale, ovvio, matematico che Garattini avesse sterminato la famiglia perché senza un soldo per causa e responsabilità della crisi economica? Perché non c’è stato cronista o cronaca che ha resistito alla tentazione dell’equazione: licenziamento uguale miseria uguale disperazione uguale strage? Perché più o meno tutti abbiamo ascoltato questa sequenza pensando fosse la stessa giorno-notte-giorno? Perché siamo assuefatti e abituati e affezionati e invaghiti dal vizio di esentare noi stessi, noi gente, da qualunque responsabilità.

Daniele Garattini ha scelto di sterminare la famiglia. Per depressione, follia, quel che sia…Ma lo ha scelto, sua è la responsabilità della scelta. Ci sono decine, centinaia di migliaia di persone senza e con scarso lavoro, con risparmi minimi o inesistenti che ovviamente, naturalmente scelgono di continuare a vivere e men che mai si sognano di spegnere la vita dei loro cari. Scaricare ogni nostra scelta, la responsabilità di ogni nostra scelta fuori di noi stessi più che una generale auto assoluzione cristianamente impartita è la pigolante pretesa di una indulgenza plenaria sociale. Chissà che questa cultura, ormai questa ideologia della totale colpa dell’altrui nemico e della non responsabilità di me verso me stesso non abbia almeno un po’ armato la mano di Daniele Garattini.

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