Di Maio-Quirinale, Salvini-Vangelo: recita prepotente dell’aver già vinto

di Lucio Fero
Pubblicato il 26 febbraio 2018 9:09 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2018 9:09
Di Maio-Quirinale, Salvini-Vangelo: recita prepotente dell'aver già vinto

Di Maio-Quirinale, Salvini-Vangelo: recita prepotente dell’aver già vinto

ROMA – Di Maio-Quirinale e Salvini-Vangelo, due scene, anzi due sceneggiature di campagna elettorale. Allestite e messe in opera ben sapendo quel che si faceva. Due le scene diverse tra loro, una fondo la recita: quella di aver già vinto.

Di Maio son giorni che fa sapere al mondo che sta presentando al presidente della Repubblica la lista (un po’ alla volta) dei ministri del governo M5S. Ha cercato anche un colloquio diretto con Mattarella, poi ha ripiegato sul segretario generale del Quirinale appunto e quindi prosegue con le sue comunicazioni (forse via mail?). Tutto perfetto, tutto come da incaricato di formare un governo dopo aver vinto le elezioni. Manca un piccolo particolare: M5S e Di Maio non hanno ancora vinto le elezioni, men che mai hanno ricevuto l’incarico, dall’elettorato prima e dal presidente della Repubblica poi, di formare il governo M5S.

La scena di: guarda, ti mostro i miei ministri, ti piacciono? Perché Di Maio la recita? Davvero per farsi “timbrare” da Mattarella i futuri ministri M5S? Ovviamente no, la cosa oltte che impossibile sarebbe del tutto scorretta. Di Maio lo fa per recitare di aver già vinto.

La stessa cosa fa a suo modo Matteo Salvini: il giuramento in piazza da capo del governo fatto niente meno che sul Vangelo serve anche qui a sceneggiare una vittoria prima del tempo. Salvini si mostra già premier, anzi di più. Giura sulla Costituzione come se Mattarella gli avesse assegnato l’incarico di formare un governo leghista e le Camere gli avessero votato la fiducia. E giura sul Vangelo come se il Dio  cattolico e cristiano lo avesse direttamente incaricato della missione.

Sono quello di Salvini e di Di Maio atti, scene, recite di prepotenza. Quella del giuramento sul Vangelo sfiora poi la blasfemia. Ma la prepotenza si esercita sul piano politico. Si afferma di aver già vinto e questo, oltre che molto prepotente nei gesti, è pericoloso nei fatti. Si comunica alla tua parte che se poi i risultati veri delle elezioni non ti danno la vittoria e la maggioranza in seggi, allora deve esserci stato broglio, inghippo…golpe?

Si avvelena così la vita non solo politica ma anche di quotidiana convivenza. Scene e sceneggiate di pericolosa e manifesta prepotenza. Che preparano nuovi inarrivati picchi di squallore nella vita pubblica italiana. E’ di pochi giorni fa l’affermazione da parte di Giorgia Meloni secondo cui sarebbe un colpo di Stato contro la democrazia un premier appartenente a un partito che non è arrivato primo nella raccolta voti. A parte la inconsapevole designazione di Di Maio premier da parte della Meloni (la campagna elettorale affatica), dunque sarebbero stati colpi di Stato e golpe Spadolini premier e Craxi premier e chiunque non fosse della Dc.

Meloni fa finta di ignorare (o forse non l’ha capito davvero) che si vota con legge proporzionale e il premier lo fa chi riesce, se riesce, a mettere in piedi un’alleanza. Non chi arriva primo, magari da solo e solo resta. Questa del chi arriva primo prende tutto e questa è la democrazia è una mela avvelenata messa sulla tavola di decine di milioni di elettori. E Salvini e Di Maio, ciascuno con il suo stile, preparano la retorica pericolosa e prepotente della vittoria mutilata.