Di Maio-Salvini d’estate saranno governo. D’autunno flop, euro, troika, patrimoniale?

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 aprile 2018 12:52 | Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2018 12:52
Di Maio-Salvini d'estate saranno governo. D'autunno flop, euro, troika, patrimoniale?

Di Maio-Salvini d’estate saranno governo. D’autunno flop, euro, troika, patrimoniale?

ROMA – Di Maio-Salvini d’estate saranno governo. In che forma e che in quale reciproca misura è ancora da costruire.

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Ma che Luigi Di Maio e Matteo Salvini, cioè M5S e Lega saranno governo d’Italia c’è da scommettere. Nessuno dei due può tenere l’altro all’opposizione senza abdicare e consegnare a chi resta all’opposizione le ragioni della vittoria elettorale. Se uno dei due si fa governo senza l’altro si spoglia delle ragioni della vittoria. Non lo faranno, non lo possono fare. La politica, anche se non sembra, ha le sue leggi di compatibilità e plausibilità. Non ferree come quella di gravita, ma quasi.

Saranno dunque governo Di Maio-Salvini. Lo saranno appieno tra la fine della primavera e l’inizio d’estate 2018. Saranno governo italiano alla fine di giugno quando l’Unione Europea discuterà di unione bancaria, reciproche garanzie finanziarie, fiscal compact sì o no, limiti e deroghe a deficit e debiti pubblici. Allora in Europa Di Maio-Salvini saranno governo d’Italia.

Poi arriverà l’autunno e Di Maio-Salvini, M5S e Lega fattisi governo dovranno presentare al mondo, all’Europa, ai paesi dell’euro e all’elettorato italiano la politica economica e di bilancio 2018-2019. Se vorranno mantenere anche solo in parte le promesse elettorali dovranno presentare un bilancio pubblico in cui il deficit passa dal 2/2,5% del Pil al 4/5% del Pil. Su questo non ci piove: qualunque cosa costino il reddito di cittadinanza o la flat tax o l’abolizione della legge Fornero, i costi relativi non potranno che essere finanziati a deficit.

C’è chi calcola la somma di spesa di reddito cittadinanza più abolizione Fornero più flat tax a circa 70/80 miliardi annui. Chi replica dimezzandone i costi. Come che sia, saranno decine di miliardi a deficit se M5S e Lega governanti vorranno mantenere le promesse fatte ai loro elettori. E quindi deficit al 4% per cento del Pil, forse al 5 pere cento.

Ma una politica economica e di bilancio che di fatto raddoppia il deficit italiano annuo rispetto all’attuale non verrà approvata in sede di Unione Europea. Anche per l’ottima ragione che gli altri governi ed elettorati non saranno disposti a firmare per noi la cambiale del nuovo ulteriore e crescente deficit pubblico (con la moneta comune è così che inevitabilmente accade, tutti quelli che hanno euro garantiscono per tutti quelli che hanno euro).

L’Ue non ci starà ad un surplus crescente di deficit italiano indispensabile per mantenere le promesse elettorali. E allora che farà M5S-Lega fatto governo? Che farà d’autunno il Di Maio-Salvini governo? Potrà fare quattro cose, quattro scelte.

Prima scelta: non mantenere le promesse elettorali. Niente abolizione della Fornero, niente ritorno della pensione a 62/63 anni. Niente tassa piatta per tutti al 15/20 per cento del reddito, niente reddito di cittadinanza a 800 al mese per otto milioni di italiani. Se non proprio niente, aggiustamenti alla Fornero, limature fiscali, redditi di sostegno con i soldi tolti ad altre forme di welfare. La prima scelta possibile è di far sparire le decine di miliardi in più da spendere e quindi far sparire il raddoppio del deficit pubblico.

Seconda scelta, radicalmente opposta alla prima: avviarsi sulla strada che porta fuori dall’euro. Fregarsene del no della Ue al bilancio che raddoppia il deficit, andare avanti, affrontare la vendita e svendita sui mercati dei titoli pubblici italiani, prima o poi rinominarli in nuova moneta. Pagando il tutto in termini di iper inflazione sicura. E depressione economica probabile. Ma scommettendo su una rinascita per via di svalutazione.

Terza scelta: fare deficit per non venir travolti dalla delusione di promesse elettorali mancate ma poi sottoporsi ad un governo dell’economia italiana affidato ad una classica troika (Europa, Fmi, Bce). Governo e controllo esterni e internazionali per rimediare nel tempo al salasso di finanza pubblica fatto per via fiscale e previdenziale e per garantire che questo rimediare ci sia davvero.

Quarta scelta: una tassa patrimoniale che finanzi appunto flat tax, abolizione Fornero, reddito di cittadinanza. In teoria i margini ci sono, basti pensare ai 4.168 miliardi di risparmio privato delle famiglie italiane.

Sono le quattro scelte possibili, tecnicamente possibili. Altre non ce n’è, altre al mondo per ora non ne hanno inventate. Alcune se non tutte appaiono politicamente impossibili per M5S e Lega e incompatibili con la natura stessa di Lega e M5S. Appunto, proprio per questo nessuno sa cosa farà d’autunno chi sarà governo d’estate.

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