La sola discarica buona è…in Olanda. Per buttarci rifiuti e soldi a palate

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 Maggio 2012 13:33 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2012 14:32

ROMA – L’unico indiano buono è quello morto sibilavano i proprietari terrieri cattivi nei vecchi film western, l’unica discarica buona per tutti gli italiani, l’unica sulla quale siamo tutti d’accordo, è in…Olanda. In Olanda o in qualunque altro paese e luogo purché fuori dai nostri confini scaricheremo, conferiremo come si dice in gergo, i rifiuti delle nostre città e i soldi delle nostre tasse. E saremo, se non contenti, almeno soddisfatti dell’ottimo affare: gli altri, gli stranieri, i “fessi” ricaveranno energia e denaro dai nostri rifiuti, noi, i “furbi”, pagheremo a tariffe salate l’esportazione dei rifiuti e il loro smaltimento professionale che non siamo in grado di assicurare. Però, vuoi mettere, non avremo in casa nessuna discarica o inceneritore. Macchinari e impianti infernali che fanno strage di salute e bambini, fabbriche di malattie certe quanto innominabili. Devono essere proprio “fessi” tutti questi altri europei, non lo sanno gli olandesi, i tedeschi, gli spagnoli, i francesi, i finlandesi e gli svedesi, che li hanno in casa, che discariche e inceneritori uccidono?

A essere precisi discariche gli altri non ne hanno più da un pezzo. Perché hanno organizzato il ciclo della raccolta dei rifiuti, la famosa “differenziata”, e portano quindi i rifiuti così scomposti al riutilizzo nei famosi appunto inceneritori o impianti che svolgono la medesima funzione. A New York riciclano e depurano perfino l’acqua precedentemente utilizzata per usi domestici, se qualcuno lo propone in Italia lo impiccano come avvelenatore di bambini. Noi in Italia non vogliamo “fabbriche del cancro”, quindi niente inceneritori e diavolerie del genere. E quindi continuiamo, soprattutto al Sud e al Centro del paese, a infilare e ammassare i rifiuti nelle discariche. Legali, abusive…poco cambia. La discarica di Palermo è stracolma, rigurgita rifiuti nella città. Di Napoli e della Campania sa tutto il mondo: discariche orrende e disseminate, comunque strapiene e quindi immondizia in città e nelle strade. Ora tocca a Roma: la “storica” discarica di Malagrotta sta per vomitare rifiuti sulla capitale, doveva essere chiusa un anno fa, dovrebbe essere chiusa in estate, arriverà fino a fine anno. Chiusa perché, letteralmente, di immondizia dentro non ce n’entra più.

E allora che si fa dall’immondizia di Roma? Se fosse raccolta in maniera organizzata e differenziata, allora la si potrebbe portate all’inceneritore che…non c’è. Da anni la politica, i governi locali non sanno dove piazzarlo perché appena lo nominano la gente si ribella. E comunque è questione alquanto astratta: l’inefficiente, confusionaria e deficitaria Ama, azienda pubblica della raccolta rifiuti a Roma, non è in grado di raccoglierli, tanto meno “conferirli”, in maniera differenziata. L’Ama non sa, la gente non è poi che collabori. Ci vorrebbe a Roma una raccolta differenziata pari al 65 per cento del totale, le cifre ufficiali parlano del 20 per cento ufficioso, quelle reali sono poco sopra il 10 per cento. Tradotto: la “monnezza” di Roma e dei romani viene depositata, raccolta e conferita in maniera tale che non può finire in altro luogo che non sia una discarica. Così è oggi, il resto è teoria sul domani e alibi, scarso, per chi non arrischia una decisione che è una.

Dunque la discarica, un’altra discarica per Roma dopo quella di Malagrotta. Discarica, manco a dirlo, temporanea, in attesa che il ciclo dei rifiuti nella capitale d’Italia diventi moderno se non proprio contemporaneo. Già, ma discarica dove? Hanno probabilmente ragione tutti quelli che si oppongono alla scelta di Corcolle, alla “discarica a Villa Adriana”. Si oppone la gente che lì vicino abita, si oppongono i comitati, il sindaco di Roma Alemanno, il ministro Ornaghi. Si oppongono i giornali, si oppone il mondo della cultura che trasecola all’idea di una discarica a neanche un chilometro da quella che fu la residenza dell’imperatore Adriano, da quello che è, per chi non conoscesse il luogo, qualcosa che solo il Colosseo può stare al confronto. E si oppongono gli ambientalisti perché da quelle parti c’è una falda acquifera. Bene, quell’ostinato del prefetto Giuseppe Pecoraro che la discarica vuol metterla là ha probabilmente torto.

Ma quel prefetto ha visto per settimane e mesi qual è il gioco a cui giocano sindaci, consiglieri, comitati, cittadini, autorità e movimenti vari: di possibili discariche intorno Roma ne sono state individuate una decina. Ma, appena facevi il nome della località, insorgeva il sindaco che andava in corteo magari con il parroco e le mamme con i loro bambini, oppure si opponeva il ministero della difesa, oppure quello della cultura, oppure…E nessuna autorità politica, governatore, sindaco o partito di governo o di opposizione o futuribile candidato a qualunque prossima elezione neanche sotto tortura si lasciava sfuggire il nome del luogo dove metterla questa discarica. Che il prefetto abbia perso la calma e forse anche un po’ di lucidità è il minimo di fronte a questa danza dell’ipocrisia tanto furbetta quanto irresponsabile.

Però, piaccia o no, questa e la danza e questa è la musica. Per cui la discarica di Corcolle, potete scommetterci, non si farà. Come è molto probabilmente giusto che sia. E non si farà nessuna altra discarica come è folle che sia ma inevitabile se questa è la musica e questi sono i suonatori. Quindi i romani, della città e della provincia presto, molto presto, potranno decidere se mangiarsela l’immondizia, oppure ammonticchiarla in strada o mandarla…in Olanda. Pagando di più di Tarsu o come si chiama, insomma quella cosa lì, la tassa sui rifiuti. Pagando gli olandesi o chi per loro perché ricavino dal ciclo dello smaltimento rifiuti energia e profitti. Pagando…ma a Roma non sono pochi quelli che non la pagano, i controlli sono quelli che sono, si può sempre provare e sperare a non pagarla la tassa rifiuti. E se poi magari arriva salata si può sempre gridare al fisco vampiro, hai visto mai uno sconto?