M5S, gigante da 11 mln di voti (quasi). Però nelle città di Raggi e Appendino…

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 marzo 2018 11:53 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2018 11:53
Elezioni 2018: M5S, gigante da 11 mln di voti (quasi). Però nelle città di Raggi e Appendino...

M5S, gigante da 11 mln di voti (quasi). Però nelle città di Raggi e Appendino… (foto Ansa)

ROMA – M5S, gigante da 11 mln di voti. Per l’esattezza 10 milioni e settecentomila voti raccolti nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Una roba così imponente e massiccia…tanta, tanta roba. M5S il più votato dai giovani e anche dalla mezza età. Votato tanto dalle donne e dagli uomini praticamente in egual proporzione. Stravotato al Sud, al Nord la metà di quanto al Sud, ma la metà di un enorme 45 per cento è pur sempre un quasi 25 per cento che Pd, Lega e Forza Italia si sognano.

M5S,  gigante elettorale votato da tutti i ceti e professioni: casalinghe, disoccupati. E da laureati e diplomati praticamente quanto da quelli a bassa scolarità. Gigante elettorale sulla cui vetta spicca la bandiera dei pubblici dipendenti: nessuno vota M5S più di loro, lo fanno al 41 per cento. Lo fanno, lo fanno…e non è qui di buon gusto soffermarsi sul perché lo fanno, sul perché la Pubblica Amministrazione più inefficiente la la burocrazia più dominante votino in massa per il partito che tutto dovrebbe cambiare. Lo fanno e basta. Magari per supremo intuito e infallibile istinto di…

M5S, gigante elettorale e basta. Però nelle città di raggi e Appendino sindache il gigante accusa qualche leggerissimo colpo di tosse. A Roma M5S  cala dal 35,3 per cento raccolto appunto da Virginia Raggi al primo turno delle Comunali al 29,2 per cento delle politiche del 4 marzo. E’ un calo, non un tracollo. E non sono le stesse elezioni. Però anche la Lombardi candidata M5S alle Regionali raccoglie solo il 27 per cento e arriva abbastanza inaspettatamente terza dopo il dem Zingaretti e il Centro Destra Parisi.

Ora perdere dopo quasi due anni di presenza in Campidoglio, perdere da sindaco di Roma il sei per cento dei voti, solo il sei per cento dei voti è…una grande prestazione e un segno di salute. Roma, dove qui e in questi giorni muoversi in auto o in moto è la Parigi-Dakar e non è una battuta o una metafora tante sono le buche e i cedimenti di strade, marciapiedi e asfalti vari. Perdere qui in questa ormai invivibile città solo il sei per cento dopo non averla governata per un anno e mezzo filato è segno che M5S “tira” ancora. Non c’è rigetto, niente del tipo se lo conosci poi non lo voti più. No, a Roma M5S fa ancora quasi 30 per cento e questa è la notizia perché, parametrato a quanto e come ha governato, avrebbe dovuto fare 20 per cento al massimo.

Però quel sei per cento in meno è un colpo di tosse. Come quello che i grandi polmoni del gigante hanno registrato a Torino, sindaco Appendino: M5S passa dal 31 al 23 per cento. Anche qui, altre elezioni, diverse elezioni. E poi anche a Torino per sindaca Appendino difficoltà di bilancio, qualche taglio di spesa…E poi il 23 per cento in forse l’unica città (con Milano centro) in cui il Pd resta partito più votato è prova anche qui di salute. M5S scoppia di salute, però quei due colpi di tosse…

Dicono quei due colpi di tosse che non ci sarà disillusione immediata e neanche a medio termine se M5S sarà governo. Dicono che ci sarà tempo e spazio perché, anche in caso di inadempienza M5S verso le sue stesse promesse, la pubblica opinione, la gente non si disamorino. Dicono che la gente fortemente vuole credere…a se stessa incarnata in M5S. Vuole credere che, tagliati stipendi parlamentari, denaro pubblico si moltiplichi. E che basta mandare in Parlamento e al governo dei “portavoce” perché spariscano lavoro precario, disoccupazione, tasse: i “portavoce” assumeranno o manderanno l’assegno-reddito direttamente a casa.

Due colpi di tosse, solo due colpi di tosse. Dicono che il gigante M5S gode del tifo a prescindere che il tifoso regala alla sua squadra in fondo comunque giochi, bene o male che sia. Dicono che M5S gode di una sorta di “fede” da parte della cosiddetta “gente”. Dicono che ci vorranno anni e anni ormai perché quei due colpi di tosse divengano difficoltà a respirare del tifo e della fede, anche nel malaugurato caso che M5S fattosi governo dovesse togliere aria all’economia, alle casse pubbliche, alle infrastrutture, alla ricerca scientifica, all’idea stessa di modernità e di conseguente governo del paese.