Elezioni 2018. Il pessimista: “Siamo al peggio”. L’ottimista: “Vedrai domani…”

di Lucio Fero
Pubblicato il 2 febbraio 2018 10:15 | Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2018 10:15
Elezioni 2018. Il pessimista contro l'ottimista. Quale elettore avrà ragione?

Elezioni 2018. Il pessimista: “Siamo al peggio”. L’ottimista: “Vedrai domani…”

ROMA – Elezioni 2018, dialogo, immaginario ma non tanto, tra due viandanti (una volta si raccontava così) nell’Italia contemporanea, nell’Italia che c’è.

Prima però di riportare il dialogo, nota metodologica: di alquanto forzata, quasi posticcia, c’è l’idea del dialogo. Nell’Italia che c’è, più probabili altre forme di espressione. Ma sia e in misura miniaturizzata siano questi due passi al passo secondo cui nella Grecia classica si muoveva la ragione.

Due viandanti, uno di loro è il Pessimista. Osserva, giudica, valuta e infine dice.

Dice il Pessimista che il paese va a votare come un ubriaco che imbocca contro mano un’autostrada. Il paese tutto, cioè i partiti, i giornali, la televisione, l’informazione, la cosiddetta classe dirigente, la gente, la pubblica opinione, l’elettorato. Tutti a imboccar contro mano.

Dice infatti il Pessimista che tutti più o meno esigono che non si facciano governi o intese con gli altri, con il nemico. Va a votare un paese che a grandissima maggioranza considera tradimento e inciucio l’alleanza con l’altro. Un paese che ha schifo e orrore (o dice di averli) verso le intese e alleanze che vede nascoste ovunque. E’ lo stesso paese, lo stesso elettore, la stessa gente che ha in massa e con convinzione votato un referendum il cui esito (la legge elettorale proporzionale) ha reso obbligatorie le alleanze di governo. Dice il pessimista: ubriachi contro mano.

Dice anche il Pessimista: la forza politica e sociale percepita come la più innovativa e alternativa è la più coerentemente e profondamente anti moderna che nella storia d’Italia si sia coagulata dopo la faticosa accettazione della modernità da parte della Chiesa cattolica. M5S non è destra o sinistra o solo populismo. M5S che piace ed ha ormai consistente egemonia culturale sul paese è figlio legittimo di un tradizione culturale e politica profonda e secolare: quella che dal 1789 apertamente soffre, maledice, scomunica, smonta se può, la modernità. A partire dalla scienza per arrivare fino alla democrazia delegata e parlamentare. Dice il Pessimista: il più nuovo e il più forte è nemico giurato della modernità, che è quella cosa che ad due secoli e mezzo più o meno dalle nostre parti coincide con civiltà.

Dice anche il Pessimista: c’è in campo un Polo delle…Bugie. All’elettore si racconta e l’elettore si fa raccontare che andrà in pensione di nuovo a 60 anni o poco più, che avrà mille almeno al mese garantiti e pagati dallo Stato, che pagherà la metà delle tasse che paga (se le paga) e che spariranno d’incanto gli immigrati fastidiosi (quelli che stanno a cuccia resteranno buoni buoni). Dice ancora il Pessimista: il Polo delle Bugie è l’unico vero argine alla anti modernità trionfante. Dice il Pessimista: 24 anni fa Berlusconi era l’eversore di un sistema, oggi Berlusconi è stabilità del sistema. Non è Berlusconi che ha cambiato se stesso, sono la rotazione e torsione della società che hanno fatto di uno scassinatore della politica una guardia.

Dice ancora il Pessimista che quel po’ di riformismo che c’è stato ha generato grande reazione di rigetto. Anche perché a gestire quel po’ di riformismo un bel gruppo di presuntuosi oltre ogni limite, talvolta incapaci oltre ogni immaginazione. Ogni riferimento al Pd gestione Renzi non è casuale nel dire del Pessimista. Dei Grasso, Boldrini, D’Alema il Pessimista non dice per carità, carità verso se stesso che dovrebbe inventar parole e concetti, che…

Dice però il Pessimista che la destra reazionaria e anti democrazia parlamentarista (ovviamente debole inefficiente, cosa altro può essere la democrazia?) assomma tra varie sigle e comunque colonizza con i suoi valori e idee circa il 20 per cento dell’elettorato  (già, Lega più Fratelli d’Italia più spicci vari…).

Nota il Pessimista: la catena di alimentazione della democrazia, quella che ha funzionato alla grande in Occidente dal 1945 fino a ieri si è spezzata. Più diritti, libertà, consumi e redditi e protezioni non producono più consenso.

Dice infine il Pessimista: mai visti tanti cittadini elettori insieme tanto ignoranti e pretenziosi (farsi un giro sui social) e mai vista una informazione (sì, giornali e tv) impegnarsi ed esaltarsi tanto a far da claque all’elettore ignorante e pretenzioso.

Conclude e deduce il Pessimista: ubriachi contro mano sul senso delle elezioni, egemonia socio culturale della anti modernità, Polo delle bugie, riformismo pallido in mano a gente urticante, materiali di impasto di un nuovo fascismo liberamente consumati come ingredienti per torte di vario colore, ignoranza come virtù civile, informazione dallo sguardo quasi cieco ma dall’olfatto finissimo ad annusare l’aria che tira e battezzarla notizia. Conclude il Pessimista: Elezioni 2018, siamo al peggio, qui e oggi.

L’Ottimista guarda e soppesa il Pessimista e i suoi argomenti. E al Pessimista l’Ottimista ribatte: ubriachi contro mano tutti sul senso delle elezioni e sul cosa faremo dopo, egemonia socio culturale della anti modernità, Polo delle Bugie, riformismo pallido in mano a gente urticante, materiali di impasto di un nuovo fascismo liberamente consumati…ignoranza come virtù civile, informazione cui nessuno chiede di essere tale e comunque, nel caso, non saprebbe come…rottura della catena di alimentazione della democrazia per cui più libertà, più diritti, più reddito, più welfare portano consenso e voti…Certo, ma non è poi così male.

Il Pessimista stupisce, quasi trasecola: come non è poi così male? Ti piace la situazione che c’è?

L’Ottimista lo guarda, guarda la situazione che c’è e dice: sulla situazione che c’è sono ottimista, spero cioè rimanga così. Perché ottimismo oggi è non dover dire: vedrai domani, lo vedrai domani, nel domani figlio dell’oggi il vero peggio.

Elezioni 2018, siamo Ottimisti.

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