Elezioni 4 marzo: cosa stiamo per “vaffare”

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 gennaio 2018 14:37 | Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2018 14:37
elezioni-scheda

Una scheda per le elezioni (foto Ansa)

ROMA – Elezioni 4 marzo, non c’è dato politico, previsione, analisi, sondaggio, ragionamento e constatazione che non prenda atto e prefiguri che a quel giorno e a quel voto gli elettori italiani si avviano con gran voglia, determinazione e convinzione di “vaffare”. “Vaffare”, neologismo collocato all’incerto confine tra il giornalese-politichese e la rattenuta volgarità, “Vaffare”, insomma mandare a quel paese. Anzi, mandare un po’ più e peggio che a quel paese. “Vaffare”, cioè disfarsi con sprezzo, allontanare da se stessi con disgusto, liquidare e seppellire scoria nociva…

Già, ma cosa la più parte degli elettori si avvia tra il giulivo e il rabbioso a “vaffare” il 4 di marzo tra sette del mattino e le ventitre? Non c’è cifra di sondaggio che non rilevi e attesti e confermi che i “vaffa” sono di più. E non c’è cifra di Istat o qualunque altro istituto di analisi e controllo che non rilevi e attesti e confermi che ogni aspetto della vita economica e sociale sta migliorando, è migliorato negli ultimi tre anni.

Eppure è così, ciò che l’elettorato il 4 di marzo si appresta a “vaffare” è in primo luogo e soprattutto il governare degli ultimi tre anni.

Da tre anni a questa parte sono aumentati e di molto gli italiani che lavorano. Ieri l’ultimo dato Istat dice che sono 23 milioni e 183 mila, mai così tanti dal 1977. E i giovani senza lavoro tre anni fa erano il 42 per cento. Oggi sono il 32,7 per cento. Sempre tanti e troppi, ma molto meno di tre anni fa.

Da tre anni a questa parte è cresciuto il Pil, cioè la ricchezza nazionale prodotta. Cresciuto da quasi zero a circa 1,5. Cresciuta la ricchezza ufficialmente prodotta, dunque anche e più quella sommersa. E infatti si rilevano più reddito delle famiglie, più risparmio, più potere di acquisto, un filo di consumi in più. Da tre anni a questa parte girano più soldi e c’è più lavoro. Perfino un soffio di tasse in meno.

Dice, si obietta: il lavoro in più è precario. Veramente è a tempo che non è proprio la stessa cosa di precario. Comunque meglio lavoro a tempo che niente lavoro. Dice: il Pil poteva crescere di più. Possibile, ma 1,5 per cento è meglio di 0,5 per cento. Dice…Ma non c’è bisogno di dire e obiettare: l’elettorato va di suo, non ha bisogno di pungoli per “vaffare” quel po’ o quel tanto di meglio che c’è rispetto a tre anni fa.

Da sinistra, da destra e dai territori autonomi M5S “vaffa” alla legge Fornero sulle pensioni. Dici Fornero e il popolo fa ola al contrario. Dici Fornero e hai l’unanimità o quasi nel crucifige. Si va a votare per “vaffare” la sua legge. Cioè? Qualcuno pensa che l’età pensionabile sia stata portata a 65 e poi 66 e poi 67 anni perché sono cattivi e crudeli e si divertono a farsi odiare? Con le pensioni a 58/59 anni (questa era la condizione di fatto prima della legge Fornero) gli italiani in pensione erano destinati ad andarci presto e tutti, come da volontà di popolo. Salvo poi non trovarla la pensione all’appuntamento. Perché 20 milioni di pensionati (tanti sarebbero rispetto agli attuali 16 milioni) e soprattutto circa 25 milioni di assegni pensionistici a fine mese pagati per 25 anni filati nessuno e niente al mondo li può pagare.

“Vaffare” la legge Fornero sulle pensioni…evviva, si odono già gli evviva dell’elettorato. Cioè un grande evviva di popolo, un mezzo plebiscito di popolo perché la pensione sia un “pezzo di carta”, perché la pensione sia presto raggiunta e certo…precaria.

E “vaffare” la legge, le leggi che hanno accompagnato più italiani a lavorare. E “vaffare” chi bene o male ha salvato i conti correnti delle banche fallite e rimborsato gli obbligazionisti che avevano perso denaro. Rimborsato…come fosse un diritto non avere mai perdite e rischi da investimento finanziario, quella strana e distorta predicazione e pretesa per cui se con l’obbligazione ci guadagnano sono soldi miei privati, se invece ci perdo sono cavoli pubblici e perdite pubbliche da ripianare con soldi pubblici.

E “vaffare” ogni prezzolato contabile della Casta che con l’ausilio della corrotta aritmetica sta lì ad avvelenare, inquinare la vita al popolo conteggiando che pensioni a 60 anni, redditi di cittadinanza, dignità, inclusione, mille a tutti, anzi di più, tasse calate di un terzo o della metà, niente bollo, canone e tasse università fa…100 miliardi di soldi pubblici in più che se ce li avessimo non staremmo qui a far altro che dividerceli e goderceli.

O forse noi, forse non basterebbero neanche 100 miliardi in più. Perché la voglia, il bisogno, la fede e la speranza, la foia e il raptus tutti riposti nel “vaffare” sono più, molto più che la realtà, più, molto più che le reali condizioni di vita. Succede ai popoli e neanche tanti di rado quanto oggi può sembrare. In Europa e in Italia così non succedeva e non succedeva così da 70 anni, per questo ci sembra una grande novità. Ma il 4 di marzo 2018 in Italia si va a “vaffare” e sarà festa di popolo votante. Magari votante anche contro se stesso, tutt’altro che una novità nella storia dei popoli.