Indecisi 4 milioni, i più tra Berlusconi e Grillo. Su Renzi la forbice più larga

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 Maggio 2014 - 16:20 OLTRE 6 MESI FA
Indecisi 4 milioni, i più tra Berlusconi e Grillo. Su Renzi la forbice più larga

Grillo, Berlusconi e Renzi (foto da Dagospia)

ROMA – Enrico Mentana annunciava giovedì sera al suo Tg che gli italiani elettori indecisi erano a quel momento ancora quattro milioni. Diceva il Tg de La7, come peraltro dicono tutti, che l’affluenza per il voto europeo di domenica dovrebbe risultare alla fine del 58/61 per cento. I più scommettono sotto e non sopra il sessanta per cento. Di questo sessanta per cento scarso che ha deciso di andare a votare, quindi all’ingrosso un venticinque milioni di cittadini italiani, circa il 20% sarebbe certo di andare al seggio ma incerto su quale scelta farà davanti alla scheda. Appunto, i quattro milioni di indecisi. Ma indecisi come? Indecisi tra chi e chi?

Non esiste l’elettore indeciso a 360 gradi. Non esiste in carne e ossa un elettore indeciso se votare M5S, Pd, Forza Italia, Lega, Tsipras, Ncd e tutto e tutti con lo stesso livello di indecisione. Non esiste nella realtà elettore indeciso alla pari tra tutte le opzioni di voto. Si è indecisi, spesso fino all’ultimo momento, di fatto tra due alternative. L’indeciso vero va in cabina sapendo che voterà A o B. Non sa se alla fine sarà A o B, spesso non lo sa neanche lui fino all’ultimo minuto. Ma l’elettore indeciso sa da molto prima che sarà A o B e di certo non sarà né C né D. Quindi quali sono gli A e B della maggior parte di quei quattro milioni di indecisi?

La maggior parte degli indecisi, il flusso maggiore di potenziale spostamento di voti va da Forza Italia in direzione M5S. Da Berlusconi a Grillo, in primo luogo è un fatto banalmente aritmetico. Forza Italia è praticamente assodato prenderà meno voti, molti meno voti di quanto ne raccoglieva ancora un anno fa. Perché c’è Ncd che non c’era, c’è Fratelli d’Italia. Perché si vota con il proporzionale, per tanti perché…Lo sa e lo ammette anche Berlusconi che oggi firmerebbe per ottenere domenica il 20 per cento. Forza Italia prenderà meno voti ed M5S si appresta a raccoglierne parecchi di voti. Poiché i voti non nascono dal nulla e nel nulla non svaniscono, essi si incanalano secondo flussi più o meno marcati. Che ci sia un flusso di voti fa Forza Italia a M5S è un fatto.

Rivolo, rubinetto, alluvione? Certo c’è un rapporto diretto tra una Forza Italia ipoteticamente al 15 per cento e un M5S ipoteticamente al 27 per cento. Più voti dei suoi Berlusconi si tiene, meno saranno tentati dallo “stavolta Grillo”. Grillo di voti ne ha tanti e sono suoi, solo suoi, ad esempio quelli dei giovani sotto i trenta anni. Ma non c’è dubbio che specialmente al Sud il voto che oggi sui annuncia “grillino” appena ieri era Forza Italia e dintorni. Per un comprensibilissimo processo l’opinione anti Europa, anti Stato, anti tasse, il voto anti tutto che pure ci stava e ci sta in Forza Italia oggi è attratta da chi con più forza è anti Europa, euro, tasse, Stato. Quindi, tra i quattro milioni di indecisi i più lo sono tra Berlusconi e Grillo.

I più ovviamente non vuol dire tutti. Un’altra parte di indecisi, minima ma non irrilevante, lo è tra votare Berlusconi o Alfano o la Meloni. Un altro segmento di indecisi, piccolo anche questo ma anche questo non irrilevante, oscilla tra voto al Pd o alla lista Tsipras. A seconda di come i tre flussi di indecisione si orienteranno e muoveranno avremo la percentuale finale di M5S, quella di Berlusconi, l’ingresso o no nel Parlamento europeo dei partiti più piccoli dei tre maggiori. Mica roba da poco.

Tra i tre partiti maggiori il meno “prezzabile” alla vigilia del voto è proprio il Pd. Prezzabile quanto a risultato finale. Non c’è bisogno di exit-poll (falliscono tutti regolarmente da molti anni forse perché all’elettore italiano piace mentire, scherzare, confondere, schermirsi se uno gli domanda all’uscita del seggio cosa ha appena votato) e neanche di sondaggio più o meno clandestini e neanche di “proiezioni” come se si fosse già cominciato a contare i voti…Non c’è bisogno di particolare preveggenza per “prezzare”, fissare la “forbice” del risultato finale di Forza Italia tra il 17 e il 19 per cento. E anche M5S si “prezza” in una forbice abbastanza stretta, tra il 25 e il 27 per cento.

Più difficile, molto più difficile “prezzare” il Pd e fissare la relativa forbice. Il Pd vale da solo, più o meno comunque e sempre tra il 26 e il 28 per cento. Il Pd, e Renzi quanto vale? Di certo qui e oggi Renzi aggiunge al Pd. Quanto? Quel due per cento fisiologico che ogni nuovo leader si porta ai suoi esordi, quel due per cento di “stima di governo” che si legge anche negli indicatori sotto la voce “fiducia al premier”? Se è così, il Pd domenica viaggia tra il 28 e il 30 per cento. O Renzi vale davvero anche qualche voto che non viene dal tradizionale bacino elettorale della sinistra più o meno riformista? Certo Renzi recupera al Pd una manciata di voti andati a Monti, ma appunto una manciata. E se invece votasse Renzi, votasse stabilità governativa anche qualcuno che non ha mai votato a sinistra e stavolta decidesse di saltare l’ostacolo per lui/lei mentale e culturale di votare Pd? Allora, se succede qualcosa del genere, il Pd di Renzi va oltre il 30 per cento. Forse il 31 o il 33 vai a sapere.

Quindi è su Renzi la forbice più larga: ben sette punti: tra il 27 e il 34 per cento. Tradotto: più o meno possiamo credere di sapere dove si fermerà Berlusconi e fino a dove volerà Grillo. sappiamo anche che dipende dal flusso di voti più o meno intenso che scorre da Berlusconi a Grillo. Quello che non si riesce a stimare è dove sarà il Pd di Renzi. E non è ovviamente un particolare: un ipotetico risultato finale con Grillo al 26 per cento e Renzi al 29 sarebbe una grande vittoria politica di Grillo. Analogamente Grillo al 26 per cento e Renzi al 33 sarebbe un’onorevole sconfitta per Grillo. Grillo al 25 e Renzi al 34 sarebbe la inattesa e clamorosa sconfitta di Grillo. Il risultato dell’uno si “prezza” e vale anche e soprattutto in relazione al risultato dell’altro.