Expo Milano, Comune Roma, Scajola, Mineo, fratelli Magnoni..la società incivile

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 Maggio 2014 15:47 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2014 16:03
Claudio Scajola

Claudio Scajola

ROMA – Tutti a guardare giustamente Primo Greganti che ancor partecipa dopo venti anni e in alta classifica al campionato della tangente. Greganti, l’uomo che sussurrava tangenti al Pci. E tutti a guardare Gianstefano Frigerio che ancor dispone e comanda su chi appalta a chi e chi mazzetta chi. Frigerio, venti anni fa la Dc milanese, poi un posto di rispetto e responsabilità in Forza Italia. E Luigi Grillo che da decenni ronza intorno a banche, partiti e mazzette realizzando su questa terra l’uno e trino. E tutti quindi giustamente a dire: ancora e sempre Tangentopoli. Come prima, peggio di prima, come e peggio di sempre la Casta politica, i suoi pretoriani e pro consoli. E ancora: questi settantenni eternamente ammazzettati e ammanicati faranno la furia dei trentenni che già di per sé  votano Grillo. Lo voteranno ancora di più.

Sì, certo: la Casta e i suoi Dinosauri. Ma come si gioca al gioco dell’Expo? Come si fa a far passare gli appalti talmente gonfi che poi sopra tutti ci mangiano? Si fa ad esempio come si è fatto: con la tattica e tecnica del ritardo programmato. Si rallenta e si rallenta fino ad arrivare quasi sotto la data dell’appuntamento. Rallenta la burocrazia, rallentano i funzionari. Rallentano gli imprenditori. Rallentano le cooperative. Rallentano volontariamente e per abitudine tutti, tutti i segmenti della società civile: gli studi professionali, le categorie, le imprese. Le istituzioni, la politica locale, la Casta di “territorio” sta al gioco e quando arriva il momento tutti insieme si grida al fare in fretta. Fare in fretta cioè sotto a chi tocca nell’arraffo dell’appalto che nessuno starà lì troppo a controllare. L’arraffo dell’appalto e la distribuzione sul “territorio sociale” dei proventi dell’appalto maggiorato.

Non è un caso, neanche un caos. E’ un modello economico fatto proprio e adottato dalle imprese private, dalla Pubblica Amministrazione, dai governi locali, dalle forze sociali: si va lenti, non si decide nulla, poi ci si spartisce sotto la cupolo dell’emergenza-tempo. In questo modo si succhiano più soldi, tanti più soldi alla cassa comune, cioè di nessuno, ai soldi pubblici, “a Roma”. I Greganti, i Frigerio sono i facilitatori, gli operatori di questo modello economico. Non rapinano in proprio anche se ovviamente si fanno pagare. Prestano professionalità sul come si rapina soldo pubblico. La prestano ad una società civile che la chiede questo tipo di merce e prestazione. Una società civile che se il politico di territorio non distribuisce denaro e favori non lo vota. Una società incivile quella che lavora intorno agli appalti di Milano Expo.

A Roma c’è un’azienda che ha circa 25 mila dipendenti. a tutti, proprio a tutti, questa azienda paga da tempo un “salario accessorio”. Accessorio in italiano vuol dire aggiuntivo, qualcosa che ci può essere oppure no e di cui comunque possono variare le dimensioni. E in effetti le dimensioni di questo salario accessorio sono variate: da 66 milioni a 350 milioni negli anni in cui amministratore delegato dell’azienda era….Gianni Alemanno. Già, l’azienda è il Comune di Roma. Comune che eroga salario accessorio a tutti a prescindere da produttività, merito, responsabilità. Salario accessorio che cresce, raddoppia, triplica, quintuplica. Mentre la stessa azienda ha un bilancio da bancarotta e impone ai contribuenti di Roma il maggior carico di tasse locali in Italia.

Bene, il sindaco ce c’è, Ignazio Marino, i sindacati, i partiti sono impegnatissimi a mantenere, garantire, pagare integralmente il salario accessorio regalato da Alemanno ai 25 mila. E i 25 e famiglia sono scesi in piazza a difesa dell’accessorio come fosse il salario primario. Diritto acquisito, che diamine! Eccola, questa è la società civile che ammonisce la Casta: i regali che ci hai fatto non si toccano. Una società incivile.

Scorrono nel nastro visivo della giornata le immagini di Claudio Scajola arrestato e portato in galera. Quello lì, quello adesso tra agenti che lo sospingono e controllano è stato niente meno che ministro degli Interni. Cioè il responsabile politiche delle forze dell’ordine, di polizia e carabinieri. E uno che è stato ministro degli Interni aiutava un latitante condannato ad accomodarsi in paesi da cui l’estradizione in Italia è difficilissima. Il “capo delle guardie” che in realtà gioca con i ladri. Da che società viene un ideal-tipo Scajola, come può convivere in un solo uomo l’idea di essere ministro degli Interni e di aiutare i latitanti a farla franca? Come che sia tutto scorre più o meno placido, non fa neanche grande effetto un ex ministro degli Interni in galera per supposto aiuto ai delinquenti. La società civile assorbe, guarda e passa non si cura. D’altra parte come lo chiamavano Scajola, per cosa era noto e famoso e pure apprezzato? “Il raccogli voti”. I voti della gente, della società Appunto, una società incivile.

Ci sono tre fratelli che il cognome malvagio tradisce: i fratelli Magnoni. Realizzavano truffe ai danni delle casse previdenziali, giornalisti, periti commerciali, ragionieri. Società civile purissima. E c’è un giornalista, oggi senatore, che cerca di sua iniziativa e trova l’alloro, la corona di “Mister con 13 mila netti non arrivo a fine mese”. Corradino Mineo che rimpiange il suo stipendio Rai da 300.000 annui lordi mentre il Senato gliene versa solo circa 250.000 e il Pd grassatore ne vorrebbe anche una parte. Società civile anche Mineo prima di diventare Casta, finissima e colta società incivile.

Pare, dicono, non è sicuro, ma forse sì che una società incivile così un Grillo se lo meriti. Un Grillo, un Movimento che, in nome di tutti coloro che dal grande arraffo sono stati esclusi e quindi risultano furiosi, bastoni e scacci chi ha avuto e chi ha dato. A parte la non piccola difficoltà di individuare il confine tra buoni e cattivi, a parte che all’arraffo hanno partecipato e partecipano italiani a decine di milioni compreso qualcuno che vota M5s…A parte tutto, sì: questa società incivile un Grillo se lo merita. Come un castigo, anzi come un castigo divino. E se e quando arriverà il Grillo potere e governo lascerà pianti, rovine e afflizioni, come fanno i i castighi divini.