No Expo “contro il capitalismo”. Capitalismo il cibo? La rivoluzione anoressica

di Lucio Fero
Pubblicato il 30 aprile 2015 13:44 | Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2015 13:46
No Expo "contro il capitalismo". Capitalismo il cibo? La rivoluzione anoressica

No Expo “contro il capitalismo”. Capitalismo il cibo? La rivoluzione anoressica (foto Ansa)

ROMA – Sentita alla radio, quindi genuina, raccolta alla fonte: “Siamo contro l’Expo perché siamo contro il capitalismo”. Voce, non solitaria anzi condivisa, nel corteo dei giovani, moltissimi studenti, che a Milano la mattina del 30 aprile marcia contro l’Expo.

Contro il capitalismo…ma il cibo, l’esposizione mondiale dei modi di produrre e consumare il cibo, l’esposizione organizzata delle culture e delle imprese e aziende e prodotti nati e legati al cibo e al modo di cibarsi è il capitalismo? O almeno, se non “il”, è comunque capitalismo? Chissà cosa intendono quei giovani per capitalismo, non certo quello che intendevano fino ad ancora un paio di decenni or sono sia i liberali che i conservatori, sia i socialisti che i comunisti, sia gli economisti che ne cantavano le lodi sia quelli che ne deprecavano le storture. Il capitalismo, non sta a queste righe riassumerne il significato, è storia, un modello di produzione delle merci, una formula per la creazione di plusvalore, una ideologia e una prassi mutante negli ultimi due secoli che hanno fatto convivere il capitalismo sia con le dittature che con le democrazie liberali e anche con la socialdemocrazia.

Che c’entra il capitalismo con l’Expo mondiale del cibo? Qualche sciocco da talk show televisivo e di piazza risponderà pure: c’è Mac Donald’s, ci sono le multinazionali…Ma non sono tutti così intellettivamente imberbi tra i tanti giovani che sfilano. Al netto dei “casseurs” di professione e di elezioni, insomma di quelli che vanno a sfasciare per quasi mestiere e puro piacere, il grosso dei No Expo oggi a Milano e No più o meno tutto ieri e domani altrove e ovunque, sono sinceramente convinti che l’esposizione universale del cibo, dei suoi prodotti, aziende e culture sia niente meno che capitalismo, anzi il capitalismo. Capitalismo cui contrapporre “un altro mondo possibile”, capitalismo contro cui quindi fare una rivoluzione, perché solo una rivoluzione porta a “un altro mondo possibile”.

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Rivoluzione e mondo nuovo che, se l’Expo del cibo è capitalismo, non potranno che essere anoressici. E infatti lo sono anoressici, nella cultura, nei valori, negli obiettivi.

Nelle parole e nei pensieri di questi ragazzi che sfilano il mondo nuovo, possibile e migliore è pieno di senza, è fatto di senza. Un mondo senza grandi opere che sono sempre e comunque “grandi bufale”. Un mondo senza treni ad alta velocità. Senza gasdotti e rigasificatori. Senza petroliere in mare e oleodotti. Senza centrali né nucleari né a carbone. Senza antenne e stazioni radar. Senza ogm. Senza pesticidi. Senza F35 e nessun altro aereo militare. Senza autostrade e gallerie. Senza farmaci che è sempre Big Pharma a inventarseli e a farceli comprare per forza. Senza vaccini. Senza multinazionali. Senza grandi imprese. Senza multinazionali del cibo, dell’energia, delle telecomunicazioni, della biotecnologia…Un mondo senza, una rivoluzione e un mondo anoressici che rifiutano il “cibo” della contemporaneità e del futuro.

Altra circostanza singolare è che questi giovani che sfilano e protestano e talvolta scassano lo facciano o pensino di farlo nel segno sia pur vago della contestazione alla società capitalistica appunto che venne e veniva dalla sinistra. Circostanza singolare assai: la sinistra politica, sociale e culturale è stata sempre dalla metà dell’Ottocento fin quasi alla fine del Novecento bulimica di scienza e progresso. Con essi ingenuamente si identificava addirittura. Il laboratorio non era per la sinistra il luogo di Frankenstein ma il luogo dell’emancipazione, la grande opera pubblica non era la “bufala” ma era il lavoro. L’Expo allora sarebbe stato l’orgoglio delle maestranze, del sindacato, dei partiti, del movimento dei lavoratori. Più a sinistra si era fino agli anni ottanta del secolo passato più si era con le “forze progressive della società”, impresa e capitale compresi, figurarsi il cibo.

E allora perché questi ragazzi sono No Expo, No Tav, No Muos, No tutto? Perché arrivano alla blasfemia logica della mostra del cibo identificata con il capitale. Perché il loro sentire e il loro agire sociale è così anoressico di voglia e fiducia nel progresso economico e sociale?

Un po’, solo un po’, perché c’è una anoressia della competenza. In tanti, tantissimi purtroppo non hanno mai davvero letto un libro che li rendesse documentati appena un po’ sul capitalismo. Orecchiano rumori verbali, imitano movenze para politiche. Anoressia della competenza, dell’informazione e un po’, solo un po’, anche nei confronti di quel cibo che è il pensiero critico. Non si passano invano dieci anni tra media e scuola superiore durante i quali la fatica del concetto viene bandita per comune accordo della triplice docente-alunno-famiglia.

Un po’, solo un po’…Il più del perché è che questa gioventù è e marcia in piena assonanza con l’habitat culturale, sociale e politico in cui vive. Non sono dei marziani, non sono degli estranei, non sono strani e invasati. L’intera Europa, qui e oggi, è impegnata in una gigantesca conversione della sua storia. Un’inversione quasi ad U che comincia a modificare i caratteri della stessa “civilisation” europea. L’Europa qui e oggi è un signore abbiente minacciato da ogni parte. Non più dominatore del mondo, non più esploratore del mondo, non più capitano d’industria, non più colonizzatore o negriero, non più scienziato, non più mercante, non più giovane. Non più alla ricerca e conquista di un più efficace modo di produrre e più equo modo di distribuire. Non più alla conquista e ricerca di nuovi rapporti di produzione e di nuovi equilibri sociali. Non più, anzi per niente a caccia e in attesa e alla lotta per “il sol dell’avvenire”.

L’Europa qui e oggi è una gigantesca trincea sociale parte di una gigantesca linea Maginot a difesa del mondo che c’era e in parte c’è ancora e che mai arrivi il chiaro e spietato nemico dell’avvenire, altro che il sol…Quindi a guardare bene non c’è proprio nulla di incongruo che si sviluppi e manifesti una gioventù anoressica del “cibo” una volta chiamato progresso socio/economico. Una gioventù No, tecnicamente una gioventù reazionaria.