Fisco tradisce patti, Stato si rimangia legge: lo scippo dei rimborsi fiscali

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 gennaio 2014 14:31 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2014 14:33
Fisco tradisce patti, Stato si rimangia legge: lo scippo dei rimborsi fiscali

Attilio Befera (Lapresse)

ROMA – Era il 2011, neanche mille anni fa, solo tre anni fa, anzi due e mezzo. Era il 2011 e lo Stato italiano proclama legge, legge di Stato che dice: se spendi per ristrutturare casa o per rendere casa più efficiente dal punto di vista energetico, allora il fisco ti rimborsa il 50% delle spese. A condizione ovviamente che esibisci i regolari bonifici di pagamento, a condizione ovviamente della tracciabilità delle spese. E poi, ovviamente, non il 50 per cento di ogni spesa possibile senza tetto e limite, il 50% per cento di un massimo di spesa di 96 mila euro. Altra condizione, un po’ fastidiosa ma comprensibile: il fisco ti rimborserà non tutto insieme ma in dieci rate, una ogni anno.

Dunque ecco la legge, pubblicata in Gazzetta Ufficiale a suo tempo ed ecco il patto che lo Stato propone e garantisce tramite il fisco e l’agenzia delle Entrate. Eccolo il patto: fino a 96 mila euro di spesa documentata per ristrutturazioni edilizie e impianti energetici Stato e fisco ti rimborsano il 50 per cento, la metà. In un decennio, a rate. Tu spendi, ristrutturi, rinnovi, ti fidi. Due anni e mezzo dopo scopri che hai fatto male, davvero male a fidarti del fisco e dello Stato. Entrambi oggi nel 2014 tradiscono il patto e se ne fregano della legge.

Come? Attenzione, il patto era rimborso fiscale della metà di 96 mila euro spesi. La metà di 96 mila è 48 mila. Rimborso massimo garantito e pattuito di 48 mila euro. In dieci anni. Dividi 48 mila per dieci e hai 4.800. Quindi il patto era che il fisco avrebbe rimborsato ogni anno fino a 4.800 euro. Il patto, la legge. Ma ora l’Agenzia delle Entrate comunica che sopra i 4.000 euro non rimborsa più. Pratica di fatto uno scippo di 800 euro annui. Ottomila euro in dieci anni: questa l’entità dello scippo. Scippo, il termine non è usato a caso perché si tratta di un afferrare il denaro altrui con rapida e violenta mossa. Furto con destrezza? No, proprio scippo. Anche se provano a raccontarlo come furto con destrezza.

La raccontano infatti così: sopra i 4.000 euro l’Agenzia delle Entrate non è che non rimborsa. Si prende sei mesi di tempo per verificare se hai davvero il diritto al rimborso. Rimborso che prima arrivava, era sempre arrivato in busta paga o in assegno pensione tra luglio e agosto dell’anno. Rimborso che faceva il sostituto d’imposta, quello che le tasse le trattiene ovviamente era anche lo stesso ente o azienda che le tasse le rimborsava. Ora no, d’ora in poi no dice l’Agenzia delle Entrate. Sopra i 4.000 euro mi prendo sei mesi per verificare.

Vuol dire che dopo i sei mesi di verifica ci sarà una sorta di silenzio-assenso? Vuol dire che se è tutto in regola il pagamento del rimborso sarà solo spostato dall’estate a fine anno? A parte che non sarebbe un “solo” ma un discreto fastidio al portafoglio e al bilancio dell’anno vedersi rimborsati sei mesi dopo, neanche per sogno, neanche l’ombra di un silenzio assenso. Sopra i 4.000 euro di rimborso l’Agenzia delle Entrate si prende sei mesi di tempo, trattiene i tuoi soldi per sei mesi e poi, se è tutto in regola, ti fa entrare nella simpatica lotteria-lista d’attesa dei rimborsi via Agenzia ai singoli contribuenti. Tradotto: i rimborsi ti arriveranno in media tre anni dopo, ma non sono esclusi i cinque anni.

Quindi il contribuente che ha rispettato i patti col fisco e si è fidato della legge di Stato ha le seguenti pratiche alternative:

1) Accettare che il rimborso fiscale che gli spetta diventi senza tempo, accettare che arrivi non in dieci anni ma in tredici, quindici…forse prima, forse dopo.

2) Conoscendo i suoi polli, conoscendo il fisco, accettare di fatto la decurtazione del rimborso da 48.000 euro a 40.000 e auto ridursi il rimborso annuale da 4.800 e 4.000 in sede di dichiarazione dei redditi. Senza considerare che lo stesso contribuente potrebbe avere diritto ad altri rimborsi fiscali di natura sanitaria o contributiva o altro. Niente, sopra i 4.000 niente. E quindi se il nostro contribuente oltre a ristrutturare casa ha sostenuto anche spese mediche o regolarmente pagato una colf…se la prende nel secchio coi rimborsi.

Il danno economico inferto è notevole, notevole il bottino dello scippo. Ma ancora peggio è la certezza che non ci si può fidare, la prova provata che il fisco tradisce i patti e lo Stato si rimangia la legge. Dicono si stato deciso dall’Agenzia delle Entrate di Attilio Befera perché c’è stato qualche Caf che ha imbrogliato sui rimborsi. E allora? Perché mai il contribuente deve anche farsi carico e pagare in solido l’incapacità di controllo dell’Agenzia? No, la pezza messa a spiegazione è peggiore del buco. Scippo è e scippo rimane e non c’è un  parlamentare che è uno che si renda conto di quanto costa, di quanto danno fa concedere al fisco licenza di scippo. Si fornisce l’alibi per ogni evasione. Evasione di sopravvivenza? No, di ripicca.