La Grande Contrazione dei soldi: sanità, pensioni, casa, stipendi…

di Lucio Fero
Pubblicato il 11 Agosto 2011 14:13 | Ultimo aggiornamento: 11 Agosto 2011 14:13

ROMA – La Grande Contrazione…dei soldi. La Sanità, le pensioni, gli stipendi, i redditi, la casa, i patrimoni, il lavoro, le tasse, il costo dei politici e della politica. La Grande Contrazione arriva più o meno tra una settimana, il governo è obbligato a praticarla anche se non riesce a decidere come e anche se tutta la sua “anima” profonda recalcitra e scarta. Scarta fino al punto che Umberto Bossi si lascia scappare quel che l’anima del centro destra pensa davvero: “E’ in corso un agguato di Draghi e della Bce contro il governo”. E’ lo stesso Bossi che il giorno prima aveva detto: “Seguiamo l’Europa altrimenti i titoli italiani diventano carta straccia”. Scartano, anzi sbandano il governo e l’anima vera della destra costretti a lavorare “contro natura”, obbligati a rischiare di perdere consenso ed elezioni per non affondare il paese. Scartano e sbandano e Tremonti resta alquanto sospeso e vago. Sospeso tra Berlusconi che non vuole una tassa esplicita, una mano francamente messa “nelle tasche degli italiani”. Si oppone e implora che almeno la mano sia furtiva. Sospeso tra Berlusconi che recalcitra e Bossi che giura “le pensioni di anzianità non si toccano”. Berlusconi tiene alla sua identità politica, Bossi al suo territorio sociale e geografico. Tremonti sospeso come ai tempi, appena ieri, della prima manovra. Quando nel governo e nella destra ci furono due “linee”: risanare oggi oppure scaricare il risanamento al 2014, su qualcun altro. Vinse la seconda linea, quella dello “scarico”. I mercati e l’Europa scoprirono subito il bluff e ora la metà dei miliardi della prima manovra è già stata bruciata. Ne occorre un’altra subito e non è più neanche una manovra, non si tratta più di risanare ma di non affondare. Chi ci presta i soldi e chi compra i nostri titoli di Stato ha dato “suggerimenti” che sono ordini. L’ordine è quello della Grande Contrazione: bere o affogare.

Sanità: l’ultima è quella di ticket sui primi tre giorni di degenza ospedaliera. Forse arrivano e forse no, nel resto d’Europa ci sono. Ma la Grande Contrazione chiede di più. Chiede che l’Italia e gli italiani depongano l’illusione di una sanità pubblica completamente gratuita. Chiedono un sistema sanitario pubblico dove si paghi contributo sulle prestazioni ma in cambio si ottenga la protezione pubblica sulle grandi mobilità a grande costo. Ad esempio in Svezia: lì il ticket è di 94 euro sui farmaci. Fino a 94 euro i farmaci si pagano. Ma se spendi 450 euro in un anno i farmaci sono completamente gratuiti. Cioè se sei malato in maniera grave o cronica lo Stato ti assiste, se hai un’influenza ti paghi tu l’antipiretico. La Grande Contrazione chiede non solo di più, chiede anche di meglio. Chiede i costi standard per la sanità pubblica, basta con una siringa che costa in una Regione dieci volte di più che in un’altra. E chiede che i 28 milioni di esenti da ticket in Italia, qualsiasi ticket, siano davvero quelli che non possono pagare, non quelli che mentono sulla loro condizione sociale e di reddito.

Pensioni: la Grande Contrazione chiede un sistema previdenziale dove non si possa percepire pensione per un quarto di secolo della propria vita. E’ quello che oggi è garantito alle donne con la pensione a 60 anni e a tutti coloro che vanno in pensione di anzianità. Non c’è versamento di contributi che tenga: incassare pensione per 25 anni non sarà mai pareggiato da 35 o 37 anni di contributi. L’Italia manda in pensione ad un’età media effettiva di circa 59 anni. E questa pensione è in parte a carico della fiscalità pubblica, fioscalità che si finanzia a debito. Ma il debito nessuno ce lo finanzia più a questi ritmi. Bossi non vuole, la Cgil e il Pd nemmeno. Ma la Grande Contrazione dice che in Occidente non si può più lavorare per meno di 40 anni e stare in pensione per i successivi 25.

Gli stipendi: quelli medio alti, dai 60mila euro in poi potrebbero essere toccati da “contributi di solidarietà”. Insomma una tassa progressiva al crescere dello stipendio e della pensione sopra quella cifra. Diciamo stipendi e non redditi perchè i molti redditi sopra i 60mila euro sono appunto molti di più di stipendi e pensioni sopra quella quota. Ma il fisco non ci arriva: neanche il due per cento degli italiani dichiara redditi sopra i centomila euro.

I patrimoni, altrimenti detti la rendita finanziaria, ma si può anche dire il risparmio. Arriverà un aumento al 20 per cento, oggi è il 12, 5, della tassa sugli investimenti finanziari, titoli di Stato esclusi.

La casa: in una forma o nell’altra, esplicita o mascherata, tornerà l’Ici. Esplicitamente come patrimoniale sulla casa o mascherata sotto forma di via libera ai Comuni di rimodulare la tassa locale. E poi una tassa rafforzata sulla seconda casa. E poi una sorta di super tassa su terze case e cosiddetti “latifondi immobiliari”.

Il costo dei politici e della politica. Qui la Grande Contrazione esigerebbe subito un taglio a stipendi e vitalizi dei parlamentari. Ma soprattutto al Grande Contrazione esige che la politica si dimezzi: troppi 135mila eletti in un solo paese, insostenibile il costo delle Regioni che sono diventati mini Stati, dei Comuni, delle Province, degli apparati di rappresentanza. Dimezzare l’esercito dei rappresentanti e dimezzare quindi il flusso di spesa pubblica che maneggiano, e distribuiscono, per “rappresentare”. E la Grande Contrazione chiede la fine della grande bugia ancora oggi praticata: quella per cui dicono, assicurano di aver votato e deciso risparmi di spesa. In realtà nei bilanci delle istituzioni non c’è un euro in meno di spesa, solo un “risparmio” sugli aumenti di spesa previsti.

Lavoro: qui la Grande Contrazione va a comprimere i diritti, le garanzie e le abitudini, oggi tutti fusi in maniera inestricabile. Abitudine e solo tale è quella delle giornate festive in Italia: Tremonti annuncia l’accorpamento delle festività, fatte salve quelle religiose, con le domeniche. Garanzia è quella di continuare a lavorare nel luogo di sempre e con le modalità di sempre. Qui il paese deve diventare più competitivo con il resto del mondo cambiando contratti di lavoro e il modo di gestire contratti. Diritti sono invece  l’effettiva copertura sociale in caso di perdita del posto di lavoro e la possibilità di reinserimento. Diritti sacrosanti ma non più “acquisiti”, caso mai da acquisire con forza. E diritti sono anche quelli misconosciuti dei giovani a lavorare non a nero e non in un precariato a vita. Anche questo ci chiede la Grande Contrazione: di dare qualcosa ai giovani, non per bontà ma per istinto di sopravvivenza, economica e sociale.

Le tasse, o meglio l’evasione fiscale: saremo tracciati. Nelle nostre spese perché nascondiamo alla grande i nostri redditi. Quel che Berlusconi definì “Stato di polizia fiscale” diventa obbligo per mano del governo della destra: spese sopra i 2500 euro solo con assegni o carte elettroniche.

La Grande Contrazione, capace di “strizzare” il governo e la destra, l’opposizione e la sinistra, la gente e la pubblica opinione. Chiederanno, chiederemo tutti esenzione. Non ci sarà.