Grasso e il tetto (sfondato) dei 240 mila euro l’anno

di Lucio Fero
Pubblicato il 3 gennaio 2018 11:26 | Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2018 11:26
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Grasso e il tetto (sfondato) dei 240 mila euro l’anno

ROMA – Grasso e il tetto. Pietro Grasso e il tetto dei 240 mila euro come massima retribuzione per un ufficio pubblico. Qualunque ufficio pubblico, infatti Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, dentro e sotto quel tetto ci sta.

Bisogna avere massimo rispetto delle istituzioni e delle donne o uomini che temporaneamente le rappresentano. E’ purtroppo una frase fatta, spesso pronunciata come un ritornello senza senso. E invece rispetto per le istituzioni e i loro rappresentanti bisognerebbe averlo sul serio. Altrimenti a dire che è tutta casta si finisce col perdere la capacità e in fondo anche il diritto di pesare, giudicare, valutare donne e uomini al vertice delle istituzioni.

Perciò, in ottemperanza al rispetto dovuto per il presidente del Senato e all’istituzione che rappresenta, non siamo proprio sicuri possa essere proprio vero quanto letto in questi giorni sulle agenzie di stampa e su qualche quotidiano (molti hanno sorvolato e glissato).

Si è letto e si è detto che il presidente del Senato tuttora in carica e leader di Liberi e Uguali riceva in tutta legalità ovviamente compensi annui ben superiori al tetto dei 240 mila euro appunto annui. Si è letto e detto che a Liberi ed Uguali la spiegano così: 40 anni di lavoro da magistrato e relativi contributi e relativa pensione più indennità da senatore per legge incedibile fanno trecentomila e passa euro l’anno. E non è colpa e/o responsabilità di Pietro Grasso se lui è in qualche modo obbligato a sforare il tetto. Ecco, si è letto e detto che Pietro Grasso è obbligato a percepire più di ventimila lordi al mese. Obbligato delle leggi, circostanze, regolamenti. Obbligato, a un passo dallo a sua insaputa.

Per il rispetto dovuto da cui non si deve deflettere non siamo proprio sicuri possa essere vero. L’uomo intorno al quale viene chiamata a radunarsi al voto la sinistra che si vuole unica e sola vera sinistra. Unica, sola e vera sinistra soprattutto in nome dei valori, così dicono, della sinistra. Ai valori si è ispirato Pietro Grasso nel discorso da investitura da leader. Valori… eguaglianza, sobrietà, compassione, disgusto per il turbo capitalismo, recupero della eticità profonda nell’esser cittadini, eticità che è cosa ancora più profonda e vera della stessa legalità. Quest’uomo non può essere lo stesso uomo che ripara i suoi emolumenti che sfondano il tetto dietro un callido: me li danno, io che posso farci? Non siamo proprio sicuri possa essere vero quanto si legge e si dice.

Lui, Pietro Grasso, al riguardo nulla dice. Deve essere il silenzio dell’oltraggiato. Oltraggiato da una bugia. Non può essere il silenzio di chi non può negare, no non può essere. Non può essere che Pietro Grasso presidente del Senato faccia più o meno come hanno fatto in Rai con il tetto dei 240 mila. Lì in tanti, tantissimi: bella regola, pure giusta, ma io no, che c’entro, a me non si applica, non si può applicare…Ma la Rai non è un’istituzione dello Stato come il Senato. No, non può essere i vertici dell’una e dell’altro abbiano la stessa…sensibilità istituzionale.

No, l’uomo del “lievito madre” che fertilizza il popolo vero della sinistra non può essere quello che fa spallucce e sorrisini quando si tratta di soldi, i suoi. Il popolo vero della sinistra nel nome di Liberi e Uguali e nel segno di Grasso oggi è chiamato a cacciare dal Tempio il mercante Renzi, a smentire il falso profeta Di Maio a intimare il vade retro a Salvini, Berlusconi e anche un po’ di vade retro a Merkel, Macron, la Ue…Un sacco da fare, ci vuole un sacco di lievito madre e un sacco di valori. Un sacco da fare. Sta a vedere che adesso, magari tra un po’, Grasso smentisce, precisa, conferma che non può essere proprio vero.

Magari Grasso è un po’ lento, con quel che ha da fare…Sono settimane che si attende una sua precisazione su un’altra storia di soldi che lo riguarda. Grasso fu eletto nelle liste del Pd. Come ogni parlamentare Pd si impegnò a versare quote della retribuzione parlamentare appunto al Pd. Bonifazi tesoriere del Pd a Grasso ha scritto da settimane chiedendo il saldo delle quote mai versate, circa 80 mila euro. Non risulta a tutt’oggi pervenuta replica, tanto meno bonifico. Da notare che Grasso ha lasciato il Pd. Ma altri che come lui hanno lasciato il Pd per fondare Mdp le quote le hanno saldate. Come è ovvio e corretto, proprio perché hanno lasciato hanno saldato.

Si legge anche, confusamente invero, che il contributo di solidarietà che i parlamentari pagavano è scaduto senza rinnovo. Ci penserà, se vorrà pensarci, il prossimo Parlamento. Ma si legge che né il presidente del Senato né quello della Camera abbiano trovato il modo e il tempo per proporre, tentare di non far saltare questo piccolo sacrificio in moneta che i parlamentari erano obbligati a fare. Evidentemente Grasso e Boldrini avevano altro da fare. Una bella campagna elettorale, hanno da chiedere voti per Liberi e Uguali. Hanno da chiedere voti per…far piangere i ricchi. No, non può essere proprio vero.