Lucio Fero

Grasso va, Visco resta… Cioè elezioni già perse a sinistra

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Il presidente del Senato Pietro Grasso in una foto Ansa

ROMA – Grasso va, Visco resta…Cioè elezioni già perse a sinistra. Guardando i fondi del caffè di un solo giorno di vita politica italiana l’indovino senza far tanta fatica può vedere i risultati del voto della prossima primavera ( forse anche prima, forse si vota inizio marzo). Se non proprio tutti i risultati l’indovino senza bisogno di chissà quali stregonerie almeno può vedere con estrema chiarezza quale sarà il risultato elettorale della sinistra, anzi delle sinistre. Eccolo là, è scritto già: perderà, perderanno.

C’è già scritto perché a sinistra le sinistre si odiano (sì, odiano, il termine è quello e non altro). Si odiano e andranno in campagna elettorale e voteranno per eliminarsi a vicenda. E questo sarà l’obiettivo e lo scopo. Mdp e Sinistra Italiana e quanto altro sarà con loro raccoglieranno voti per eliminare il Pd o almeno fargli più male possibile. E il Pd raccoglierà voti per farla finita con Mdp, Sinistra Italiana e quanto altro intorno a loro.

Questo e non altro significa e segnala il gesto di Grasso che si dimette dal gruppo parlamentare del Pd. A tre-quattro mesi dal voto e ancor meno dallo scioglimento delle Camere non c’era alcuna necessità politica per quel gesto. Se non il poter gridare a Renzi “traditore della vera sinistra”. Grasso mette il suo sigillo e il suo nome in calce alla guerra tra le sinistre. Guerra che verrà combattuta durante e dentro le elezioni all’insegna del ne resterà solo una.

La sinistra, le sinistre si cannibalizzeranno alle elezioni e quindi le perderanno. Il Pd arriverà terzo dopo il trio Berlusconi-Salvini-Meloni e dopo M5S. E Mdp e compagni arriveranno quinti in ordine di lista: M5S, Pd, Forza Italia, Lega e poi loro. Tra le sinistre italiane oggi non è pensabile nessuna coalizione, neanche la più opportunista immaginabile. Perché politicamente e non solo si odiano e si disprezzano. E poi, a questo punto, non è detto che i due elettorati si sommerebbero volentieri in coalizione.

E Visco, che c’entra la riconferma di Visco a governatore della banca d’Italia con la sconfitta certa delle sinistre alle prossime elezioni? Direttamente c’entra nulla ma segnala al nostro indovino che tanti potranno fare il prossimo presidente del Consiglio, ma tra i tanti uno di sicuro non c’è e si chiama Matteo Renzi. Non può perché Renzi non può presiedere un governo di coalizione, il suo identikit, al sua natura e percorso politico glielo impediscono. O meglio i coalizzandi, chiunque fossero, non prenderebbero Renzi come colla.  Renzi può essere solo il premier di un governo che nasca da un Pd che alle elezioni conquista da solo il 30/35 per cento. Di che stiamo parlando dunque?

E l’indovino saprebbe delle prossime elezioni anche altro oltre che le sinistre le perderanno? Qui si comincia a chiedere troppo. Si passa dal certo (sinistre battute) all’incerto (chi vince). Però un sospetto avanza: Berlusconi riuscirà, sta riuscendo a federare il Centro e la Destra (il centrodestra in Italia non esiste, è invenzione dei sociologi e giornalisti). E in Italia il Centro federato alla Destra (per le elezioni, il governo è altra cosa) funziona. Funziona e spesso vince, anzi vince sempre a meno che tutti gli altri non siano federati insieme a loro volta (e si è visto che questo è impossibile accada a sinistra).

Non solo, il Centro federato alla Destra godrà all’ultimo minuto delle elezioni di quel fenomeno sociale ed elettorale per cui gli anti sistema quando si vota davvero sono un po’ meno di quando si vota nei sondaggi, sui social e nei talk-show. Quindi il sospetto che l’indovino ha oggi è che il Centro federati alla Destra vincerà le prossime elezioni e che M5S sarà ottimo secondo. Ma non ci vuole l’indovino per indovinare la ventura, basta guardar giornate come quelle in cui Grasso va, Visco resta…

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