Grecia. Tre mesi di Tsipras: 2,4% di Pil in meno, 4% di debito in più

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 Maggio 2015 13:05 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2015 13:09
Grecia. Tre mesi di Tsipras: 2,4% di Pil in meno, 4% di debito in più

Alexis Tsipras

ROMA – A dicembre 2014, prima che in Grecia cominciasse la sequenza elezioni-vittoria Syriza-governo Tsipras, le stime per il 2015 e le ultime cifre dell’economia reale indicavano per l’anno in corso un aumento del Pil pari al più 2,9 per cento. Non poco, non certo poco. In percentuale uno dei maggiori incrementi in Europa della ricchezza nazionale prodotta. Certo più 2,9 per cento di un Pil che in Grecia si è ridotto negli ultimi anni di circa un 25 per cento, quindi hai voglia a recuperare. Comunque un recupero di ricchezza prodotta, un recupero consistente. Succedeva a dicembre, prima che…

Aprile/Maggio 2015, ci sono state le elezioni, da febbraio c’è ad Atene il governo Tsipras e il Pil 2015 della Grecia è stimato, stima suffragata dai primi dati reali dell’economia, a più 0,5 per cento. Il 2,4 per cento in meno delle stime e a attese di dicembre.

A dicembre 2014, prima che in Grecia iniziasse la sequenza elezioni-vittoria Syriza-governo Tsipras, le stime relative al debito pubblico greco dicevano: è al 176% del Pil, si ridurrà al 170% del Pil. Sempre un’enormità e sempre legittimo il dubbio se mai un paese possa mai farcela a ripagare tutto questo debito e se non sia il caso di “tagliarlo” ancora una volta questo debito (è già stato fatto, alla Grecia sono stati “abbonati” decine e decine di miliardi di debito). Comunque, sostenibile o meno, a dicembre si pensava e si calcolava e si vedeva e si contava un debito in calo.

Aprile/Maggio 2015, ci sono state le elezioni e da febbraio c’è ad Atene il governo Tsipras. Le stime relative al debito pubblico greco per il 2015 dicono ora: 180% del Pil. Quattro punti in più di quello che era a dicembre, dieci punti in più di quello che a dicembre poteva essere e invece non può più essere.

Tre mesi di governo Tsipras: 2,4 per cento di Pil in meno, 4% di debito in più. E’ la misura, in fredde cifre e non in calde opinioni, del costo. Del costo di illudersi che un voto popolare possa cancellare, rifiutare, annichilire una realtà economica. Il costo di crederci, di prometterlo e quindi di costruire un governo su una credenza, promessa, illusione. Tre mesi di governo Tsipras non è che non hanno risolto. Hanno aggravato e neanche di poco la condizione della Grecia.

E non è colpa dei “cattivi” Bce, Fmi, Unione Europea. In questi tre mesi Bce ha letteralmente fatto in modo che le banche greche non chiudessero garantendo loro liquidità, cioè miliardi di euro, gli stessi miliardi che i greci ritiravano, e ritirano, dai conti correnti. In questi tre mesi Fmi e Unione Europea si sono dichiarati pronti a nuovi prestiti alla Grecia a interessi bassissimi, praticamente nulli. In questi tre mesi i creditori non hanno accettato il principio della “ristrutturazione del debito greco”, cioè il taglio dei debiti da pagare. Però lo hanno accettato di fatto dicendosi pronti ad allungare scadenze e abbassare interessi. Insomma rate più lunghe e più basse.

E allora perché l’accordo non si trova e la Grecia va sempre peggio? La risposta alla domanda è nei fatti. Ecco gli ultimi fatti. Il governo Tsipras ha votato la riassunzione di quattromila dipendenti pubblici “tagliati” negli ultimi anni (la Grecia aveva all’inizio della crisi quasi un milione di dipendenti pubblici su 11 milioni di abitanti, come se l’Italia ne avesse sei milioni). E ha votato l’assunzione ex novo di altri seimila ad un posto di dipendente pubblico sulla base della idoneità alle funzioni pur non essendoci specifica esigenza di organico. (Questa di assumere gli idonei sembra di averla sentita di recente, magari in uno sciopero, magari come rivendicazione di assumere in un sol mazzo vincitori di concorso e idonei, fingendo siano la stessa cosa, magari in nome della scuola “inclusiva”, inclusiva perché assume tutti?).

Fanno diecimila stipendi pubblici in più da pagare subito, concreti, tangibili, sicuri.

Il governo Tsipras ha anche, pare, deciso, ma non votato, che i turisti dovranno pagare con carta di credito le spese sopra i 70 euro, che 500 famiglie greche super ricche saranno super tassate, che sopra i 30 mila euro di reddito all’anno le tasse si dovranno pagare davvero (evidentemente prima non era così). Fanno…non si sa se e quanto fa. Impossibile mettere a bilancio futuribili e incerti introiti fiscali.

Quindi da una parte nuova spesa sicura e certa, dall’altra introiti fiscali declamati, narrati ma certi e sicuri come il tempo a marzo.

Ed è questo il perché l’accordo con l’Europa non si trova e la Grecia va sempre peggio. Perché il governo Tsipras non chiede solo gli sia rimesso, tagliato, ristrutturato, annullato il debito pregresso, non solo chiede di non pagare la gran parte dei suoi debiti. Questo si potrebbe anche fare, in nome dell’euro, dell’Europa, della solidarietà, della stabilità, della democrazia, della social democrazia, in nome del “nuovo mondo possibile”. In nome di qualunque cosa si voglia o semplicemente accontenti e giustifichi, far non pagare ai greci la gran parte dei loro debiti si può, probabilmente si dovrebbe.

Però quello che non si può e non si deve è, dopo aver abbonato ai greci gran parte del debito passato, star lì a guardare immobili, anzi finanziare con prestiti la macchina politica, governativa e sociale che di debiti ne vuole fare altri, sempre più, sempre come prima. Anche nella vita privata a un debitore in difficoltà puoi cancellare il debito. Ma se lo stesso debitore contemporaneamente ti chiede altri soldi per continuare a vivere come quando ha prodotto il debito che non ti ha ripagato, allora non si può e non si deve. L’elettore, il contribuente tedesco, francese, italiano, spagnolo, olandese, portoghese devono, anche se a miope malincuore, finanziare il taglio dei debiti greci, dei debiti fatti fin qui. Ma lo stesso elettore contribuente non può, non deve essere costretto a finanziare i greci che rimettono in moto alla grande la fabbrica del debito.

Ecco, assumere 10 mila dipendenti pubblici da pagare con soldi veri raccontando e raccontandosi che arriveranno i soldi per ora finti di tasse finalmente pagate è politica e prassi del debito e non dello sviluppo. E’ Tsipras che dice all’Europa: il debito vecchio non lo pago e il debito nuovo lo faccio come mi pare. Troppo,  che sia troppo lo annusano, lo intuiscono perfino i greci, tutti i greci anche quei tantissimi che hanno votato Tsipras. Infatti da tre mesi ritirano gli euro in banca, dimenticano in massa di pagare mutui e cambiali, saltano scadenze di pagamenti fiscali…E il bilancio è: tre mesi di Tsipras, 2,4% di Pil in meno, 4% di debito in più.

Post Scriptum. Dice: ma in Italia non abbiamo Tsipras e gli imitatori non sono andati oltre il 4 per  cento dei voti. Errore: di simil Tsipras, di politici, partiti e votanti convinti si possa cancellare la realtà votandole contro l’Italia ne è piena.