Lucio Fero

Grillo ai giornalisti: “Siete vomito”. E ci vanno ancora, scodinzolanti, ad elemosinare una frase

Grillo ai giornalisti: "Siete vomito". E ci vanno ancora, scodinzolanti, ad elemosinare una frase

Grillo ai giornalisti: “Siete vomito”. E ci vanno ancora, scodinzolanti, ad elemosinare una frase

ROMA – Grillo ai giornalisti: “Siete vomito”. O, per esser precisissimi, “vi mangerei solo per il gusto di vomitarvi…ma voi provate un minimo di vergogna per quello che siete e fate..?”. Allocuzione ai giornalisti ai piedi Hotel Forum in Roma.

La cosa più rilevante della scena (non la prima del genere) non sono le parole di Grillo (già giunte di simili all’indirizzo dei giornalisti in altre occasioni). La cosa più rilevante e da osservare con stupita attenzione sono le facce dei giornalisti e fotoreporter. Le facce di quelli cui vien detto che sono “vomito” sono intente a un sorriso, sempre. Mentre Grillo parla. Sorridono, sono facce rapite da chi li insulta. Sono volti di chi assapora il dolce frutto dell’esser riusciti a registrare su smartphone o telecamera il politico che li chiama “vomito”.

Non un volto si corruga, non una faccia si offende, non un labbro si piega. Niente, non si offende nessuno. Continuano a sorridere tutti. E non un piede arretra di un centimetro: la ressa, il cerchio di giornalisti e affini intorno a Grillo si fa più stretto mentre Grillo li invita più o meno a vergognarsi di esistere.

A guardarlo da dietro, da fuori è un cerchio di umani senza dubbio alcuno scodinzolanti. Fanno la posta, attendono acquattati e poi, quando appare Grillo, si levano e lo attorniano scodinzolanti appunto nel gesto, nel volto, nella preghiera di una parola. Elemosinano una sua frase e Grillo, giustamente viene da dire, li ripaga con un “siete vomito”. Loro, i giornalisti, manca nulla che ringrazino.

Succede con Grillo che si beccano in faccia il disprezzo e l’insulto. Succede con tutti i politici (e non solo i politici) che il cerchio dei giornalisti sul posto si muova e si comporti come cerchio di scodinzolanti questuanti che chiedono l’elemosina di una frase, una frase qualsiasi. Il politico o chi per lui getta l’osso di una frase qualsiasi e la muta, pardon il gruppo di cronisti, è soddisfatta e segnala in redazione di aver preso l’osso.

Non vi è alcuna ragione professionale o di mercato, alcuna ragione giornalistica o economica perché ciò accada. Le frasi, le dichiarazioni dei politici o di chi per loro possono essere tranquillamente raccolte sui social che i politici usano a piene mani. Non c’è ragione tecnica di questa scena di giornalisti e affini che si affollano intorno al politico come bambini del sub continente indiano, parte povera, intorno al ricco turista bianco.

Non c’è ragione giornalistica o tecnica o informativa per il formarsi di questi gruppi di giornalisti pigolanti e mendicanti. I titoli e i “pezzi” e anche le inquadrature a sostegno dei “vivo” in tv si possono fare benissimo anche senza fare ressa e questua.

Allora qual è la ragione che muove questa umanità ambulante intorno al potente? Cosa fa sì che trovino naturale o comunque tollerabile e utile mostrare una spina dorsale da lombrichi, un orgoglio vaporizzato in nulla, un rispetto di se stessi azzerato e represso?

Forse ha ragione Grillo: fanno così, trovano naturale che sia e vada così perché sono i resti masticati, tritati, mal digeriti e quindi rigettati di quello che fu un mestiere.

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