Grillo: 20 milioni 20 anni fa a serata. Ma se lo scrivi l’Ignaz ti licenzia

di Lucio Fero
Pubblicato il 31 agosto 2012 15:14 | Ultimo aggiornamento: 31 agosto 2012 15:42
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Beppe Grillo (LaPresse)

ROMA – Tutte le buone regole hanno le loro brave eccezioni e qui eccezionalmente andiamo la violare l’ottima regola per cui “de minimis non curat praetor”. Delle inezie non si occupa il professionista o, se volete, dei colpi di tosse delle pulci non si occupa lo pneumologo…Invece qui ci occuperemo di tal Andres Ignaz, sia davvero questo il suo nome o comunque si chiami davvero. Di lui in carne e ossa sappiamo nulla e ci interessa meno, ci occupiamo di lui che commenta, scrive, interloquisce, in tutti e tre i caso si fa per dire, con Blitz.

L’altro giorno Blitz scriveva e titolava: “Beppe Grillo l’ho pagato in nero”. La prima riga del titolo conteneva le virgolette perché l’affermazione del pagamento in nero era di un signore, di un ex sindacalista della Cisl e non certo di Blitz. Affermazione fatta ai microfoni di una radio la sera precedente, stampata su tutti i quotidiani del mattino successivo, passata su tutte le televisioni. La seconda riga del titolo di Blitz diceva: “Verità o infamia, fuori le prove”. Quindi in italiana lingua e logica elementare Blitz scriveva e titolava, prima della smentita della Cisl che Grillo pagato in nero poteva essere “verità” come “infamia”. E chiedeva che accusatore e accusato non si scambiassero solo parole via mezzi di comunicazione ma esponessero, più prima che poi, anche incontrovertibili fatti.

Ma Andres Ignaz a corredo, commento, chiosa del testo di Blitz, titolo compreso, scriveva a sua volta: “Vorrei sapere quanto vi danno per tentare di infangare il Movimento 5Stelle, a marzo si vota e per voi c’è la disoccupazione”. Ci occupiamo dell’Ignaz perché è un tipo umano non nuovo all’umanità ma si va sempre più “sdoganando”. Lo potremmo chiamare quello…ma non chiamiamolo, limitiamoci ad osservare i suoi comportamenti quando si muove nel suo ambiente, il semi anonimato della rete, l’annusarsi e raccogliersi in branco nella grande savana della grande protesta, branco che vuol essere di leoni ma in realtà è fatto di gnù. L’Ignaz vuole sapere chi “paga”. Non riesce a concepire a pensare che qualunque cosa sia scritta o pensata se non a diretto pagamento. La stessa asettica diffusione di una notizia, di un fatto accertato, quel Giovanni Guerisoli che accusava Grillo, appare al tipo umano Ignaz come impossibile se qualcuno non “paga”. Per fargli capire cosa va a sostenere sarebbe sufficiente girargli l’argomento: allora ogni volta che i giornali e le tv e i siti diffondono quel che dice Grillo lo fanno a pagamento perché Grillo paga o paga qualcuno per lui? Ma il tipo umano Ignaz se sente la parola “logica”, con e senza virgolette, mette mano alla pistola.

E non è solo un modo di dire quel mette mano alla pistola. Il tipo umano Ignaz promette, annuncia, si lascia sbavare dalle labbra la “disoccupazione” agli altri, ai diversi da lui quando “dopo il voto di marzo”, comanderanno lui e quelli come lui. E lo dice orgoglioso che impugnerà il bastone, farà licenziare, renderà disoccupati, insomma punirà chi non è stato e non sta con la sua tribù quando questa dovesse conquistare il potere. Fascismo? Questo non è neanche fascismo, perfino il fascismo è cosa più “civile” dello “ignazismo”. Il tipo umano Ignaz che sbava per mettere in strada, “disoccupare” chi non fa parte della sua banda è già senza posto, non c’è letteralmente posto per lui in una comunità di cittadini. Può trovare spazio, tentarlo, cercarlo in una comunità di “bestioni”, quelle mitiche figure precedenti alla civilizzazione. Mitiche in realtà non tanto perché eccole qua.

Quanto al “chi paga”, domanda posta, con ben altra autorevolezza rispetto all’Ignaz, da Beppe Grillo a Roberto Benigni, si conferma o almeno si radica un’equazione. Pensano, sono sicuri, ci giurano che tutti sono pagati soprattutto quelli che sono sempre pagati. Quasi sempre il fustigatore dei costumi sessuali è un erotomane, quasi sempre quello che incita alla battaglia è un pavido. E quelli che non perdono un colpo nel farsi pagare quando pensano agli altri pensano che siano tutti fatti a loro misura e simiglianza. Deve valere per l’Ignaz, ma non sappiamo che lavoro fa o abbia fatto. Vale di sicuro per Beppe Grillo che, parole sventolate da chi gli sta vicino, si faceva pagare venti anni fa venti milioni a serata quando andava da un sindacato.

Venti milioni venti anni fa, parola della Cisl e addirittura di Andrea Bonanni che scagionano Grillo e soprattutto la stessa Cisl dall’accusa di evasione fiscale. Ma che fanno anche luce su una attività più che lecita di Grillo e sulle relative tariffe: venti milioni venti anni fa per una serata al sindacato. Non proprio una morigerata parcella. Farsi pagare è giusto, farsi pagare tanto è due volte giusto se lo meriti, arricchire non è peccato, barbara è l’idea che i soldi in sé siano lo stigma dei “cattivi”. Vale per i venti milioni di venti anni fa a serata di Beppe Grillo, dovrebbe valere anche per tutti coloro che il “grillismo” mette alla gogna perché “hanno i soldi”. E comunque quando e se mai finirà la recita, quando e se mai Guerisoli smentirà anche lui o invece confermerà (la Cisl che doveva fare, auto accusarsi?), quando Beppe Grillo la querela la presenterà davvero (per ora c’è solo l’annuncio), quando la smetteremo tutti di essere ultras delle parole e mai tifosi dei fatti, allora probabilmente scopriremo, riscopriremo per la millesima volta nella storia che il “chi paga chi” se non è indagine documentata è solo manganello. E’ pieno di aspiranti ad usarlo il manganello, il tipo umano all’Ignaz appunto. Preoccupano ma non spaventano, il “tipo all’Ignaz” che gonfia il petto e minaccia di licenziare tutti di solito è un solenne cacasotto.

Post scriptum: con il “tipo all’Ignaz” non c’entrano nulla ma segnaliamo altri due tipi di lettori-scrittori. Quelli come Alberto che asseriscono di sapere che nella Costituzione non c’è divieto alle intercettazioni del Capo dello Stato e che quindi bisogna “prepararsi prima di scrivere”. Vero, prepararsi e ragionare: quando la Costituzione fu redatta non c’era la tecnologia telefonica. Nella Costituzione c’è però che il capo dello Stato può essere indagato solo per “alto tradimento” e solo davanti alle Camere. Non occorre essere professor di diritto, basterebbe essere alunni del buon senso. E ad Alberto domandiamo noi: e se la legge non imponesse la distruzione di quei nastri dopo che sono stati giudicati “irrilevanti” da chi li ha registrati, cosa prevederebbe la legge secondo lui per quei nastri, la conservazione in eterno sotto azoto liquido? Che quei nastri vadano distrutti è pacifico, lo dice la procedura e lo dicono pure i magistrati di palermo che ce l’hanno, la questione è come non se, leggersi Ingroia e Messineo per conferma. Comunque, d’accordo Alberto: prepararsi prima di scrivere.

E i lettori-scrittori come Andrea Bordiga che chiedono “risposta” al loro dubbio, anzi alla loro speranza che la miniera di carbone del Sulcis possa essere riconvertita con nuova tecnologia fino a diventare fonte insieme di energia pulita e salario meritato. Non abbiamo al competenza per offrire tale risposta. Sappiamo che quella tecnologia è oggi sperimentale e verrà sperimentata in qualche luogo d’Europa. Sperimentale vuol dire che attualmente ha costi economici superiori ai rientri, oggi è così, domani chissà. Val la pena di sperimentare e infatti si sperimenta. Perché non anche nel Sulcis? A condizione però di sapere che quegli extra costi vanno finanziati, con denaro pubblico. Con una “tassa di scopo” sui contribuenti sardi? Con un po’ di debito in più su quello nazionale? Con i Fondi europei che andranno tolti da un’altra parte? Chi ce li mette quei 250 milioni l’anno per otto anni? Si può fare ma non è gratis, nulla è gratis. Non esiste “tecnologia” politica che salva il posto ai minatori, rende pulito ed economico l’eventuale centrale e non fa spendere un euro al contribuente. Non esiste questa “tecnologia”, la competenza per dire questo ce l’abbiamo. Ma come? E’ la “tecnologia” che ci ha raccontato di possedere Berlusconi e che ora ci giurano di avere Bersani, per non dire di Vendola, Di Pietro, Maroni e Grillo. Ma come? E’ la tecnologia per quale votiamo da venti anni sicuri che ci sia, anzi che ci sia dovuta. Ma come? Ancora tra poco voteremo per chi ci fa capire che ne ha di più di quella, proprio quella tecnologia. E tu ci dici che non esiste…