Aspettando Grillo, il sogno italiano: una rivoluzione e una sovvenzione

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 Febbraio 2013 16:16 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2013 16:20

Beppe Grillo

ROMA – Aspettando Grillo, tutti stanno aspettando Beppe Grillo. Lo avvistano primo partito, partito più votato laggiù in Sicilia. Partiva dal 18% per cento delle Regionali e ora lo avvistano primo a prendersi la quindicina di senatori della Sicilia, il premio siculo di maggioranza per la Camera Alta. Così con quei 15 e altri, altri ancora anche al Senato Beppe Grillo farà ballare e rigare chi vuol governare. Lo avvistano lassù in Veneto dove Grillo giurano si sta mangiando niente meno che i voti della Lega. Lo avvistano ovunque Grillo, Grillo l’ubiquo, Grillo che incombe, Grillo che avanza. Ovunque è un avvistamento, come degli Ufo, dei prodigi, degli uomini che sono già miti. A Grillo ancora in carne ed ossa già nelle piazze chiedono di guarire piaghe, mica solo sociali, già anche personali e carnali piaghe.

Aspettando Grillo avvistato come secondo partito italiano, più forte del Pdl, quasi forte come il Pd. Avvistato da chi? Non si sa, non è dato sapere, non si può sapere: avvistato e basta. Avvistato come marea montante e già insieme popolo, plebe e nuovo ceto dirigente in piazza. In una piazza a Torino, anzi in due piazze a Cremona, anzi in cento e mille piazze. Avvistato ovunque Grillo: sotto l’arco che immette a Piazza del Popolo a Roma un sicuro e solo volontario di Beppe Grillo, uno sulla sessantina e più si è impecettato di ritaglia di carta incollati a se stesso per dire: tutti con Beppe. Ci crede in Beppe di una fiducia che è già fede, fede che è già misticismo, fede che è già bastante ragione a se stessa.

E’ Grillo parliamoci chiaro l’ultima incarnazione del sogno degli italiani: qualcuno che arriva, li sbaracca tutti, ricomincia da capo e…non ci fa male. Eccolo il grande e nuovo sogno elettorale italiano: azzerare prima e rovesciare poi come un guanto la politica e insieme carezzare il pelo e lasciare intonsa e intatta la società. E’ la nuova forma del sogno quella con Grillo, ma il sogno è in fondo noto e frequentato, da un sacco di notti, da un sacco di anni, da decenni.

“Non si può crescere producendo le stesse automobili negli stessi posti, gli stessi giornali venduti nelle stesse edicole, le stesse lezioni nelle stesse università, gli stessi servizi pubblici erogati con le stesse tecniche, le stesse cose con imprese che non cambiano dimensioni, forme di finanziamento, struttura proprietaria, governo societario, relazioni con il mercato del lavoro e dei capitali. Stiamo ristagnando perché non troviamo modi per aggiungere nuovo valore alle catene produttive, perché resistiamo al cambiamento, non ci adattiamo a un mondo mutevole, siamo rigidi, ognuno difende il suo antico posto, il suo precedente vantaggio, ricco o misero che sia. Chi innova, nel privato e nel pubblico, è spaesato in un ambiente conservatore…”.

Così Franco Bruni su La Stampa e difficilmente si poteva riassumere meglio l’essenza del sogno italiano: produrre le stesse auto negli stessi posti, gli stessi giornali nelle stesse edicole…restare rigidi, difendersi…Cambiando però, anzi sovvertendo, anzi “sfanculando” la politica in un esercizio di rivoluzione immobile ad altissimo coefficiente di fantasia. Un sogno che gli italiani hanno cominciato a sognare con l’ultimo Craxi, Craxi Bettino ma era sogno di minoranza e ancora sogno “impuro”, ancora pieno di politica e realtà, entrambi ingredienti molesti e venefici. Poi il sogno si è riaffacciato grande con Silvio Berlusconi il non politico, l’imprenditore anti politico. E si è sognato infatti alla grande per un decennio abbondante: arricchire, crescere e crescere e arricchire senza mai rispondere di un debito, senza mai la fatica di un progetto o una scelta, ognuno a fare nella massima libertà e licenza le cose di sempre.

Ora il sogno ha altra forma e altro nome, quello di Beppe Grillo. Un sogno italiano, genuino e antico, popolare e storicamente radicato, autoctono e sincero: avere uno Stato da mandare a quel paese ogni giorno salvo il giorno in cui lo chiami e lui ti porta i soldi che ti deve, sicuramente ti deve, assolutamente ti deve. Uno Stato infame e insieme uno Stato mamma, una rivoluzione e insieme una sovvenzione: è questo il sogno italiano. Ancora una volta, ancora nel 2013.