Inglese vade retro e Musei tricolori. Chi non salta istruito è!

di Lucio Fero
Pubblicato il 5 febbraio 2018 10:53 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2018 10:53
Inglese vade retro e Musei tricolori. Chi non salta istruito è!

Inglese vade retro e Musei tricolori. Chi non salta istruito è!

ROMA – Inglese vade retro: è una sentenza di una qualche Magistratura italiana che per rispetto e deferenza non nominiamo, ma soprattutto è uno scongiuro. Uno scongiuro, solo l’ultimo di una lunghissima catena, contro la modernità. Uno scongiuro patetico quanto affranto.

Dice dunque la nostra magistratura di ultima istanza o quasi (in Italia non c’è mai una sentenza di ultima istanza, lo proverà la storia che segue…) che se una Università vuole tenere i suoi corsi e lezioni in lingua inglese…non può. O meglio, può solo se a fianco del corso e lezione in inglese c’è l’equivalente in lingua italiana. Che è poi un modo, questo sì molto italiano, di dire che non si può, mostrando però che si potrebbe, che non c’è divieto ma solo condizioni per fare. Se poi le condizioni per fare sono irrealizzabili…

Difficile definire la genesi e l’istanza culturale della decisione che vieta di fatto i corsi universitari in inglese. Difesa della lingua italiana hanno detto. Quale lingua italiana? A volerla difendere con la stessa logica e determinazione occorrerebbe un talk-show parallelo in italiano a fianco di ogni talk-show che va in onda, una traduzione simultanea in italiano di buona parte del materiale della comunicazione televisiva, radiofonica e persino scritta. Per non dire di quella pubblica.

In Italia si parlano agevolmente e diffusamente il ridanciano, l’astrusiano, il formuliano, il gutturiano e altre lingue. L’ italiano lo si parla poco e chi lo parla davvero corre il rischio di essere additato come snob o giù di lì. Ma così va il mondo e non si piange sul latte versato. Ma qui supreme autorità e istituzioni scendono in campo per difendere l’italiano non dalla strage che gli italiani ne hanno fatto e ne fanno ogni giorno, ma…dall’inglese!

Questa mai doma perfida Albione ora ci vuole colonizzare con la sua lingua, fin dentro le Università. Ma autorità e istituzioni vigilano, perbacco! Magari non sanno un tubo di cosa si faccia e in quale lingua si faccia nelle Università del pianeta e comunque importa loro davvero poco. L’ingegneria o l’economia o la biotecnologia o l’astrofisica o la medicina o la fisica stessa parlano in tutto il mondo in inglese? Che si fottano è l’orgogliosa risposta delle istituzioni culturali e giuridiche tricolori. Che si fottano e imparino l’italiano.

Gli studenti italiani che frequentano le italiane università non siano dunque sottoposti all’angheria di conoscere e comunicare con la lingua delle discipline e scienze che studiano e nelle quali dovrebbero lavorare. L’inglese magari se lo arrangino da soli. Sia invece difeso il sacrosanto diritto (e posto) dei docenti monolingua a vita, per scelta e tradizione. Una grande scelta culturale, non c’è che dire.

Cui fa il paio, sorella gemella di ampiezza culturale, la scelta-sentenza secondo la quale, dopo appena 22 pronunciamenti tra Tar e Consiglio di Stato, se non italiani possano dirigere Musei e Istituzioni culturali italiani torna in forse e se ne riparla…tra un po’ di mesi, quando le apposite magistrature saranno comode.

Tanto per saperlo, italiani dirigono Musei in Usa ed Europa e a nessuno in questi paesi viene in mente di chiedere loro altro che essere competenti e efficienti e colti e utili. da noi no, da noi queste caratteristiche sono accessorie e non pertinenti. Da noi da 22 sentenze si tiene calda e cara l’ipotesi che se non sei italiano non puoi.

Inglese vade retro e Musei tricolori, a ben vedere una cultura di fondo c’è. E non è solo e soltanto quella dell’autarchia come è stato scritto o quella dell’eterno ricorso contro chi ha fatto una scelta o vinto un concorso o scelto per merito. Inglese vade retro e Musei tricolori sono accomunati dal canto ritmato e orgoglioso della Grande Curva Tricolore, popolo e lobby insieme, intellettuali e gente affratellati nel canto e nel saltello ritmato mentre intonano: “Chi non salta istruito è!!!”.

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