Jobs act lato nascosto: precari assunti e tre “stipendi” per chi perde il lavoro

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 Gennaio 2015 14:15 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 14:24
Jobs act lato nascosto: precari assunti e tre "stipendi" per chi perde il lavoro

Susanna Camusso

ROMA – Si comincia a leggere qua e là (ad esempio La Repubblica, a firma Roberto Mania) che qua e là “i contratti a tempo stanno passando a contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti”. Qua e là comincia ad accadere che chi aveva contratto e status lavorativo precario adesso lo assumono a tempo indeterminato, e scusate se è poco. Alla piccola Imesa di Cessalto che produce lavatrici quattro assunzioni il primo gennaio. Alla piccola Ares Line che fa mobili per ufficio cinque assunzioni, alla grande Fca (Fiat) di Melfi mille assunzioni che sarebbero state “interinali” prima e interinali anche dopo e che invece saranno “interinali” prima e a tempo indeterminato dopo. Confindustria parla e sindacati ammettono a denti un po’ stretti in casa Cgil che sta partendo una generale sostituzione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato.

Non perché i datori di lavoro siano diventati filantropi o perché è arrivata la ripresa economica o perché ci sia più domanda e quindi più lavoro nell’immediato. No, la sostituzione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato gli imprenditori la fanno perché conviene. Conviene a loro che grazie alla legge di stabilità praticamente per tre anni non pagano contributi previdenziali sulle nuove assunzioni. Conviene ancora a loro che, dopo aver assunto con l’incentivo della legge di stabilità, si ritroveranno mano d’opera più flessibile (in termini di produttività) grazie al jobs act. Conviene a chi viene assunto, si vada a domandare a un precario trentenne se gli conviene o no passare da un contratto a tempo a uno a tempo indeterminato. Gli cambia la vita, in meglio. Conviene infine anche un po’, solo un po’, all’andamento generale dell’economia. Un lavoratore a tempo indeterminato è ovviamente più propenso ad acquisti, consumi. E un lavoratore disponibile a processi di maggiore produttività è ossigeno per il sistema produttivo italiano su questo punto in arretrato di 20 anni, a prescindere e ben oltre la crisi generale.

Contratti precari che diventano a tempo indeterminato grazie allo sgravio contributivo a chi assume per tre anni. Paga la mano pubblica e paga per far assumere chi è precario. E’ la legge di stabilità. Contratti a tempo indeterminato che, se l’azienda e/o il lavoratore non va, si sciolgono con un indennizzo economico al lavoratore. E’ il jobs act. E che succede se il contratto si scioglie, l’indennizzo è pagato? Buona notte ai suonatori e tanti saluti al lavoratore, anzi ex-lavoratore? Per chi perde il lavoro ci sono ben tre “stipendi”.

Si chiamano Naspi, Aspi e Discoll. Sigle orrende e sconosciute ma che in sostanza vogliono dire: un anno e mezzo di 70/80 del salario precedente pagato a chi ha perso il lavoro. Poi, se alla fine del periodo assistito lavoro non è ancora stato trovato, allora un altro anno di quello che di fatto è un salario sociale di disoccupazione. E per i collaboratori a progetto, anche per loro un apposito sostegno al reddito. Alla condizione però per tutti di accettare sia una vera riqualificazione professionale sia un altro lavoro qualora questo fosse trovato dalle agenzie per il lavoro appunto. E la Cassa Integrazione? Torna a fare il suo, il compito originale: integrare il reddito dei lavoratori mentre l’azienda ristruttura o è in contingente sofferenza di mercato.

Oggi chi perde il lavoro viene assistito dal denaro pubblico per restare attaccato al vecchio posto di lavoro che non c’è più e mai tornerà. Oggi la Cassa Integrazione in deroga è di fatto concessa dalla politica locale e dai sindacati come welfare “octroyé”, appunto concesso a discrezione. Naspi, Aspi e Discoll sono invece diritti fissi e stabili di chi ha perso il lavoro.

Tre “stipendi” per chi ha perso il lavoro. Insieme ai tre anni di niente contributi che spingono le aziende ad assumere, a trasformare i contratti precari in contratti a tempo indeterminato sono il lato nascosto del Jobs Act. Lato nascosto come quello della luna. Ma non come quello della luna che non possiamo vedere per oggettiva posizione e prospettiva astrale. No, il lato nascosto del jobs act lo possiamo vedere eccome. Ma non lo vogliamo vedere. Non si vede non perché non si vede ma perché nessuno lo guarda. Anche se è davanti agli occhi. Lato nascosto per inerzia e ripetitività dal circuito dell’informazione. Lato nascosto dalla “dichiarazione e dibattito politico” per un misto di ignoranza e pigrizia mentale. Lato nascosto dai sindacati per un misto di autoconservazione e malafede.

Quando Susanna Camusso, leader Cgil, ancora il giorno di grazia 13 gennaio 2015 dichiara che Renzi e il suo governo “Trattano i lavoratori come nemici” corre il rischio che prima o poi, più prima che poi, i lavoratori non immediatamente pensionandi si chiedano se sono “trattati da nemici” da chi innesca per legge il meccanismo che trasforma i contratti precari in contratti a tempo indeterminato e da chi stende legge per cui chi perde il lavoro per tre anni circa ha circa tre forme di “stipendio” perché di lavoro ne trovi un altro. Avercene di questi nemici e la buona sorte difenda i lavoratori da amici quali la Camusso. A meno appunto che non si sia immediatamente pensionando, insomma questione di pochi anni. O che non si sia in cassa integrazione sperando di rimanerci più o meno a vita (lavorativa). O che della produttività aziendale e del contratto dei trentenni non ne possa importare di meno. Tutte categorie e gruppi sociali più o meno rispettabili. Liberi però gli altri, governo compreso, di scegliere e aiutare altri gruppi e interessi: i giovani, i precari, quelli che vogliono riqualificarsi, quelli che ci stanno a produrre meglio e a meglio essere pagati.