Juventus, cioè Italia: il sonno dei doveri genera il cittadino ultras

di Lucio Fero
Pubblicato il 3 agosto 2012 13:10 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2012 13:23
Conferenza Stampa Andrea Agnelli e Antonio Conte

Andrea Agnelli e Antonio Conte, presidente e allenatore della Juventus (LaPresse)

ROMA – Che errore, che sbaglio, che illusione offrire al cittadino-ultraa il paradosso. Non ci scherza, non ci gioca, non lo usa come pista per esplorare il mondo o come sentierino per una passeggiata conoscitiva su come funziona il suo cervello. E nemmeno come mini trampolino per l’autoironia, e che sarà mai questa insolente sconosciuta, come si permette l’autoironia di bussare a casa mia? Dicesi paradosso quel piccolo moto e sforzo della ragione per cui si spinge all’estremo, alle sue estreme conseguenze, una tesi, un atteggiamento e si prova così a mostrarne gli effetti sulle relazioni umane e sociali. Il paradosso evidenzia le conseguenze, non le inventa. Mostra conseguenze paradossali, cioè che non avranno luogo. Ma conseguenze anche logicamente consequenziali appunto alla tesi, all’atteggiamento. Troppo difficile? Ecco un esempio: se ad ogni elezione politica chi perde sostiene che ci sono stati brogli, alla fine per paradosso è inutile votare perché chi va al governo non è riconosciuto “legittimo” da una parte del paese. Ma basta col paradosso, restiamo all’osso e l’osso è che il sonno dei doveri genera cittadini-ultras.

Un piccolo ma esauriente e sincero campionario del cittadino-ultras lo si può leggere in calce all’articolo pubblicato ieri da Blitz sulla Juventus che gioca a fare l’anti Stato. Il paradosso, cioè quel non succede ma sarebbe la logica conseguenza di quel che si fa e si sostiene, era che se una squadra e una società rifiutano le regole del “condominio calcio”, il calcio se lo giocano da solo. Il paradosso, non la richiesta. E cosa ti fa allora il cittadino-ultras? Prima di ogni cosa sgombriamo dall’alibi sommo: qui non si tratta di Juventus o juventini, o almeno non solo di loro. Fosse stata l’Inter, la Lazio, il Napoli, la Roma, il Milan o la società che vi pare e fossero stati i napoletani, i romanisti, i laziali, i nerazzurri o i rossoneri, sarebbe stata più o meno la stessa cosa. Più o meno perché la dirigenza juventina ci ha messo del suo nell’identificarsi e nel fare bandiera del rifiuto delle regole. Ma più o meno gli altri avrebbero fatto lo stesso. E gli “altri” non sono solo le società di calcio e i loro tifosi. Gli “altri” sono la società italiana tutta, magari fosse solo quella del calcio.

Non c’è sentenza emessa da un Tribunale penale o civile in Italia che non sia denunciata da chi perde la causa come “giustizia negata“: la sentenza è buona solo quando e se ti dà ragione, altrimenti non vale e non deve valere. Guardate le cronache, guardate la tv: si comportano così famiglie e aziende, associazioni e individui. Sono, la gran maggioranza degli italiani è convinta, sicura e decisa: l’unica giustizia buona è quella che sta dalla tua parte. Altrimenti è inefficienza, complotto, inimicizia. Che una cosa così la sostenga alla fine Andrea Agnelli non è un peccato juventino, è la prova che la dirigenza, anche delle squadre di calcio, non è più classe dirigente, ma solo gente. Gente, cioè cittadini-ultra.

Ultra del calcio: al paradosso di Blitz hanno risposto indignati che far rispettare le regole, accettare le sentenze, ad esempio quella degli scudetti cancellati per frode, è “vivere nella Corea del Nord”. Oppure con argomentazioni “processuali” in maniera tale che l’unico processo vero e giusto è quello che uno si fa da casa, valutando da solo l’attendibilità dei testimoni, la correttezza degli interrogatori, il peso dei capi di accusa. Non sempre dice cose sballate, ma sempre il cittadino-ultras non si fida e non accetta la sentenza che non gli aggrada. Ed è talmente convinto il cittadino-ultras che la sua e sola la sua sia la vera giustizia che talvolta si fa anche detective e crede di scoprire “coincidenze” come quella di una omonimia tra una firma di Blitz e una del sito del tifo viola. Cittadino e anche ultras perché non rinuncoa a nessuna delle misure dell’ultra: il dileggio, la promessa di imminente sciagura, la veemente accusa di ignoranza dei fatti, proprio come era solito fare il bue che dava del cornuto all’asino.

Ma sia chiaro e con il massimo rispetto che qui più che dell’ultras ci interessa del cittadino. Della sua acclarata e massiva mutazione in cittadino-ultras. Che parte dalla famiglia e dalla scuola e poi scala, si arrampica fin lassù, alla bottega, alla scrivania, all’azienda, al sindacato, alla politica, alla piazza e al Palazzo. La mutazione avviene, è avvenuta, sopprimendo il gene del dovere ed esaltando solo quello del diritto. Tornando al nostro piccolo spunto per ben più grande questione, la Juventus, come tutti, può accampare diritti, solo se assolve al dovere di riconoscere la validità della sentenza che le nega, le toglie due scudetti. Se non lo fa, se alimenta il ribellismo del “vinti sul campo”, se svicola dai doveri abdica anche ai diritti. Lasciando il nostro piccolo spunto per ben più grande questione, la società italiana tutta appare immemore e inconsapevole del perché a un certo punto nella storia gli umani si siano organizzati con il sistema del diritto, dei Tribunali, delle sentenze.

E’ stato per non avere una guerra civile, una guerra per tribù permanente. Demandare a un arbitro, magistrato, insomma ad un terzo la risoluzione delle controversie. Con il patto preventivo tra le parti in conflitto che si riconoscerà la validità della sentenza emessa. Per non continuare in eterno e irresolubile conflitto. Perché il conflitto è il male peggiore, il guaio più grosso. Vale per i privati che litigano sui soldi, a un certo punto deve finire con una sentenza , se no finisce a sangue. Vale, dovrebbe valere ovunque, figuriamoci nello sport. E in effetti quasi ovunque nel resto del mondo vale. Negli Usa un dubbio risultato elettorale deciso da una Corte fu subito riconosciuto da tutti, perdenti compresi, per non minare l’idea stessa della validità delle elezioni. Una volta nei telefilm e ora nelle fiction che vengono dal mondo anglosassone, quando la Corte emette sentenza se qualcuno del pubblico e delle parti grida “Vergogna”, scatta la minaccia di sgombrare l’aula. E, se quello insiste a gridare, quello finisce in galera per oltraggio alla Corte e un poliziotto muove subito a prenderlo. Non è fiction , nel resto del mondo è ovvietà. Qui da noi invece chi grida “vergogna, questa sentenza non la accetto” incontra subito e solo le telecamere e l’applauso dei suoi cittadini-ultras. Juventus? Italia!

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