Lotto: 36-28-25. Giocateli sulla ruota elezioni

di Lucio Fero
Pubblicato il 29 dicembre 2017 10:04 | Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2017 10:04
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Lotto: 36-28-25. Giocateli sulla ruota elezioni

ROMA – Lotto, come fosse un terno al Lotto. Da giocarsi, che magari si vince. Da giocarsi sulla ruota elezioni. Eccolo il terno: 36-28-25. Che magari esce proprio così tra la notte del 4 la mattina del 5 marzo.

Trentasei, la percentuale di voti cui oggi è quotata l’alleanza di Destra-Centro o Centro-Destra come più piaccia chiamarla. Insomma Berlusconi più Salvini più Meloni e “quarta gamba” cosiddetta moderata e spicci vari moderati appunto e anche un po’ camerati. Andranno alle elezioni insieme e insieme fanno almeno 36 per cento. Cioè arrivano primi.

Ventotto, la percentuale di voti che oggi è il fixing del consenso M5S. M5S con Di Maio candidato premier unico e solo alle elezioni va senza alleati. Ventotto per cento, cioè arriva secondo, dopo la coalizione di Destra-Centro-Centro-Destra. Ma arriva primo partito. Quindi, se vuole governare, deve cercare dopo il voto alleanze. Se davvero vuole governare, non è proprio detto.

Venticinque, la percentuale di voti di cui oggi è accreditata la mini coalizione intorno al Pd. Vuol dire che arrivano terzi. E quindi rischiano sia di restare al governo sia di dissolversi come partito. E la doppia possibilità non è uno scherzo, non è un’esagerazione.

Terno 36-28-25 sulla ruota elezioni, secco o quasi. Dice: manca la campagna elettorale, non sposta niente? Certo che può spostare. E tanto. Ma non è detto che lo faccia. E poi può spostare nel senso di arrotondare il terno. Molto più difficile che lo capovolgerla.

Comunque se è 36-28-25 è…un casino che non si sbroglia. Trentasei per cento in percentuale quasi certamente significa al Destra-Centro-Centro-Destra parecchi deputati in meno dei 316 che servono a far maggioranza. Diciamo 250/260 seggi alla Camera. Troppo pochi, fossero dai 280 a salire gli altri 20/30 per votare un governo in Parlamento si trovano. Ma 50/60 deputati eletti in altre liste che ti votano il governo no, non si trovano.

Quindi col 36 per cento dei voti il Destra-Centro il governo lo fa solo alleandosi con il Pd. Un’ipotesi fortemente radicata nella testa dei giornalisti politici. Ma radicata solo lì. Nella realtà impossibile. Per la semplice ragione che anche la politica ha le sue leggi, non proprio come quelle tipo gravità, ma quasi. E la legge inesorabile della politica dice che se Renzi porta il Pd al governo con Berlusconi, il Pd…puff! Sparisce. Quindi niente governo Renzi-Berlusconi.

Quindi ancora col 36 per cento al Destra-Centro è possibile davvero che resti in carica Gentiloni fino a nuovo e ravvicinato giro della ruota elettorale. Perché non vada così serve a Berlusconi-Salvini-Meloni e spicci dal 38 per cento in su. Con questa percentuale e con comportamenti elettorali che favoriscono il Destra-Centro nei collegi uninominali (la debolezza Pd, la presenza di Liberi e Uguali a trasformare questa debolezza in seggi a Berlusconi-Salvini-Meloni) può arrivare a 280/290 deputati e farselo da solo un governo.

Dunque col 38 e passa per cento il Destra-Centro vince davvero. Ma attenzione alla percentuale dei secondi, di M5S. Se M5S sta al 28 o giù di lì il governo Berlusconi e soci è possibile. Non solo numericamente. E’ possibile politicamente. Ma se M5S sta al 30 per cento o addirittura sopra, allora nessuno governo figlio di una coalizione quale che sia potrà reggere all’impatto sociale e parlamentare di un’opposizione così vasta e forte. Col 30 e passa per cento a M5S il governo del Destra-Centro sarà ma sarà di cartapesta e carta velina.

Non che il futuribile governo sostenuto da Berlusconi, Salvini, Meloni e spicci avrebbe vita serena e percorso chiaro e diritto se M5S si ferma al 28 per cento. In questo caso accadrebbe qualcosa di finora mi verificato nella storia politica italiana. Il governo in carica vedrebbe l’opposizione esaltare dinamiche e tentazioni interne alle stesse forze di governo. L’opposizione non funzionerebbe da contrappeso che bilancia ma da leva che scardina. Prendiamo l’Europa: le abbondanti tentazioni anti Ue nel Destra-Centro sarebbero amplificate dalla maggiore opposizione e cioè M5S. E lo stesso su pensioni, deficit, debito, spesa…

Non solo, M5S eserciterà dopo le elezioni la sua forza di gravità verso Liberi e Uguali di Grasso-Boldrini-Bersani-D’Alema. Lo scivolamento di questa forza politica verso il posizionarsi di M5S sarà appunto un fatto gravitazionale all’interno delle leggi della politica che pure esistono. Quindi, tanto per capirci, un ministro del Tesoro che voglia se stesso ministro del rinnovato deficit verrebbe non contestato in questa direzione dall’opposizione ma dall’opposizione tirato, sospinto, spintonato in quella direzione.

Già, perché sarebbe M5S la più forte opposizione. La più forte, se Pd e la sua mini coalizione stanno al 25 per cento. Se vanno sotto, allora M5S sarebbe di fatto l’unica opposizione. Perché Pd e mini soci si vaporizzerebbero. Sotto il 24/25 per cento Pd e mini coalizione si vaporizzano. Anche questa è fisica della politica e non pronostico o palla di vetro. Simmetricamente, un Pd e mini colazione al suo fianco che vanno al 27 per cento o giù di lì rappresenterebbero il guaio politico peggiore per M5S e Di Maio. Non solo niente governo M5S ma neanche monopolio ed egemonia dell’opposizione.

Il terno sulla ruota elezioni all’inizio ufficiale della campagna elettorale è 36-28-25. Oggi non ci piove o quasi. E forse neanche domani e forse neanche a marzo ci pioverà. Però basta un due per cento di qua o di là, in più o in meno e qualcuno al Lotto elezioni sbanca o sballa. Due per cento, più o meno ottocentomila voti validi. Sembrano relativamente pochi, nelle leggi abbastanza ferree della politica sono un’enormità.