M5S Cecconi, Martelli, Dessì candidati con asterisco: se eletti lasceremo. Sì, certo…

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 febbraio 2018 10:09 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2018 10:09
Martelli, Dessì e Cecconi

Martelli, Dessì e Cecconi

ROMA – M5S  Cecconi, Martelli, Dessì candidati con…l’asterisco. Tutti e tre e sono ormai tre hanno ufficialmente fatto sapere che se saranno eletti nel prossimo Parlamento, insomma se la gente li vota il 4 marzo, loro si dimetteranno da senatore o deputato o quel che sia. Insomma candidati con l’asterisco che dice, anzi meglio promette: votatemi ma non vale.

Di tutti e tre Luigi Di Maio si è detto “orgoglioso”. Nessun altro ha spiegato Di Maio ha in lista gente che rinuncia al posto, al seggio. E in effetti i tre (Cecconi, Martelli e Dessì) il posto in Parlamento ce l’hanno quasi sicuro, capilista come sono nelle Marche e in Piemonte e collegio praticamente sicuro nel basso Lazio.

E allora perché si mettono l’asterisco e avvertono che se eletti si dimetteranno subito? (Tre son pochi per fare una moda, troppi però per essere un caso). Si mettono l’asterisco così come uno recita tre Ave maria e due Padre Nostro perché ho peccato e poi assoluzione piena da Padre Di Maio e anima di nuovo candida. Soprattutto si mettono l’asterisco perché M5S non abbia nessun danno elettorale, non perda un solo voto di quelli portati da loro tre. Anche se sono candidati che hanno peccato…

Dessì ha pasticciato con foto in palestra con famiglia Spada, con annunci social sui rumeni cui aveva menato, con l’affitto di 7 euro della casa popolare (legalissimo ma imbarazzante). Cecconi e Martelli hanno pasticciato con il mitico e sacro versamento a M5S di parte dei loro emolumenti di parlamentari. Questi i peccati comportamentali che rendono le tre candidature non luminosissime sul palcoscenico elettorale (peccati di immagine, non reati, meglio precisare).

M5S capo e quindi Di Maio si rende conto, concorda: sono tre candidature non luminosissime con questi peccati sul groppone. E allora che si fa? Ecco il colpo di genio. Si dice, magari davanti a un notaio, che i tre se eletti si dimetteranno. Colpo di genio: non si perde un voto (i tre li portano), si prende un impegno solenne che, anche volendo…non si può rispettare. Si fa la figura di quelli che si liberano dei candidati discussi e discutibili e si fa la sostanza del mantenerli in lista. Si dice che non saranno parlamentari e li si manda in Parlamento. Ecco, forse di questo Di Maio è orgoglioso: della sua infinita astuzia.

La stessa pronta e agile astuzia che, in collaborazione con una discreto e redditizio disprezzo del ridicolo, ha portato Di Maio a fare appello niente meno che al Presidente della Repubblica perché la campagna elettorale sia “equa” dal punto di vista dell’informazione. Di Maio ha detto che secondo M5S “non si combatte ad armi pari”. Ed è vero: M5S trabocca da ogni Tg, talk show, quotidiano di carta, settimanale, radio, web, social. M5S è ovunque come è giusto ma non proprio ad “armi pari”, l’ossequio  e sudditanza …psicologica (?) nei confronti di M5S da parte dell’informazione sono certamente qui e oggi maggiori che nei confronti di chiunque altro.

Che astuzia comunque quella dei tre candidati con l’asterisco: se eletti lasciamo. Scommettiamo che restano? Se eletti non c’è nessun notaio che tenga. La legge impedisce patti del genere. Se eletti proveranno davvero a dimettersi dovranno vedere le dimissioni accettare dalla Camera di appartenenza. Non succede praticamente mai. Cecconi, Martelli, Dessì se eletti restano. Scommettiamo?