M5S, una vasca di voti che si svuota: chi ha tolto il tappo? I soldi…

di Lucio Fero
Pubblicato il 11 Giugno 2013 17:00 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2013 17:14

images (1)ROMA – Come una vasca ricolma d’acqua cui sia stato tolto il tappo: a febbraio il MoVimento di Beppe Grillo si era riempito quasi fino all’orlo con il 25% circa dei voti a livello nazionale e pochi mesi prima in Sicilia, alle Regionali, M5S straripava dai bordi con più del 30 per cento dei consensi. Qualcosa, qualcuno ha tolto il tappo: a giugno in Sicilia M5S vale il quattro per cento quando va male, il 15 quando va bene. E non va bene quasi mai, in quasi tutta l’isola il calo è dal 30 al quattro per cento. E prima erano stati voti più che dimezzati in Friuli e ovunque in ogni elezione e in ogni luogo dove si è votato da marzo in poi M5S è la metà o molto meno della metà di quanto era a febbraio. Al punto che Beppe Grillo ha dichiarato le elezioni una sorta di inutile e ripetitivo campionato, qualcosa la cui “classifica” non conta, e si è annesso gli astenuti. Un comiziaccio insomma, roba la prima da volpe che dichiara acida l’uva cui non arriva e il secondo argomento eterno di ogni azzeccagarbugli del consenso: chi non vota sta con me.

Ma chi o cosa ha tolto il tappo dalla vasca ricolma di voti e consenso per il MoVimento? Il carattere amministrativo delle elezioni, per natura diverso e alieno da quelle politiche? Il fatto insomma che se bisogna dire vaffa allo Stato e ai partiti vien molto meglio quando si vota per un governo e molto meno bene quando si vota per un sindaco? Sì, certo, le “motivazioni” sono diverse nella partita per un Comune o per Palazzo Chigi. Ma questa delle “motivazioni” è coppia di argomenti e comportamenti tipica dell’elettorato di destra, di Berlusconi in particolare. Quando si vota per le amministrative l’elettore di destra non si motiva e si astiene, anzi se ne frega. Quando c’è Berlusconi invece corre a votarlo perché crede che lui l’Imu la leva davvero. L’elettorato di Grillo ha movenze, comportamenti, istinti tal quali quello di destra e berlusconiano? Se fosse sarebbe istruttivo sulla natura del MoVimento. ma così non è o è solo in parte. Infatti quando M5S ha cominciato a “tirare” nelle elezioni lo si è visto nel voto per un sindaco, a Parlam, Pizzarotti. Lì M5S è apparsa alternativa al veccio Pd e ha attratto i voti dell’elettorato di destra contro il Pd. Com’è che a Parma sì e in tutto il resto d’Italia poco tempo dopo neanche un candidato M5S al ballottaggio se non a Ragusa per il rotto della cuffia?

No, il tappo non è il voto amministrativo invece che politico.

Allora qualcuno sostiene che il tappo saltato sia il rifiuto di Grillo di fare accordi con il Pd e più in generale di “fare governo”. Ovvio, evidente, elementare…ma solo nella geografia e nella matematica della carta stampata e della televisione. La vasca dei voti M5S si svuota in pochissimi mesi perché M5S non fa vera e accorta e ponderata politica? Difficile credere a questa favola da educande. Infatti per quel che si è potuto percepire via sondaggi e umori, M5S non ha perso né litri né decilitri d’acqua perché non voleva fr governo con Bersani e neanche perché non voleva far governo e basta. Qualunque alleato di governo avesse scelto, M5S si sarebbe condannato da solo: un terzo dei suoi elettori proviene dea destra, un terzo da sinistra, l’altro terzo dal non voto. Il non schierarsi era coerente ala sua natura e coerentissimo con il suo successo di febbraio.

Allora il tappo saltato è stato il linguaggio di Grillo, il suo mandare a quel paese questo mondo e quell’altro? Può sostenerlo solo chi ascolta Grillo da qualche settimana e mai lo ha ascoltato prima. Allora il tappo saltato sono stati i contrasti interni, la difficoltà, l’imperizia, la non professionalità politica nel tenere insieme 163 parlamentari eletti? Fuochino, ci avviciniamo, ma solo fuochino. Il tappo è Grillo che h carisma ma non leadership, cioè sa affascinare ma non sa guidare? Fuocherello. Il tappo che salta e fa defluire l’acqua quella stucchevole e triste e mortificante e meschina e ossessiva questione dei soldi, degli stipendi dei parlamentari da tagliare, rendicontare, monitorare. E’ stato questo mostrarsi come zitella taccagna e occhiuta sui soldi che ha azzoppato M5S. Fuochino e fuocherello insieme. I soldi sì, ma non quelli dei parlamentari.

Il tappo saltato, il buco da cui defluiscono voti, là dove i voti M5S sgocciolano via sono i soldi, quelli che la gente che andava a votare pensava, sperava, sognava di portare a casa. Sotto forma di reddito di cittadinanza garantito, molti ci avevano creduto, avevano creduto possibile quei mille euro al mese per tutti che erano nella campagna elettorale di Grillo. Sotto forma di referendum sull’euro che avrebbe portato con il suo solo annuncio al ritiro di ogni tassa “europea” e di ogni europeo vincolo di spesa pubblica. Sotto forma di tagli agli stipendi della politica e dei politici che molta gente votante pensava, sperava, sognava che una volta fatti ci sarebbero stati soldi da distribuire per tutti.

Non ci è voluto molto per vedere che il reddito di cittadinanza i mille euro al mese gratis et amor dei per tutti non arrivano e non arriveranno, neanche se M5S prendesse il 30 per cento e non il 25. E non arriverebbero neanche se Grillo prendesse il potere. Non è servito molto tempo per vedere che il referendum anti euro mette paura forse tanta ma soldi freschi in tasca pochi. Che puoi tagliare, azzerare tutti gli stipendi di Camera e Senato e per questo puoi sentirti meglio di umore ma non è che se distribuisci quei soldi che intascano in mille, diecimila o centomila e li spalmi sui restanti 59 milioni e novecentomila forse ci fai un euro a testa l’anno. Così la vasca dei voti M5S ha cominciato a fare glu-glu e l’acqua ad andar giù: segui la pista dei soldi e più o meno trovi sempre la strada dei voti.