Lucio Fero

Di Maio, il bulgaro napoletano. La favola dell’uomo senza qualità che può farsi premier

Di Maio, il bulgaro napoletano. La favola dell'uomo senza qualità che può farsi premier

Di Maio, il bulgaro napoletano. La favola dell’uomo senza qualità che può farsi premier

ROMA – Di Maio, il bulgaro napoletano. Bulgaro, viene in mente il vecchio e consolidato modo di dire quando una votazione, un’elezione, una designazione è tanto massiccia quanto obbligata. Quell’infinito e vivacissimo magma sociale che è M5S (così viene descritto), quella montagna di creatività e passioni (così viene narrata) ha partorito il topolino “bulgaro” di una e una sola vera candidatura a capo del partito e premier. Lr altre sette, con tutto il rispetto, sono candidature di ignoti ai più.

Meraviglie del consenso non organizzato e pilotato che meravigliosamente e spontaneamente si fonde e confluisce per via naturale su un solo nome. Sarà una votazione bulgara con esito bulgaro quella per il capo M5S. Magari “malgrè soi”, ma nel Movimento oggi va così: un solo candidato vero a premier e un solo uomo al comando. Per volontà dei cittadini e del web, s’intende.

Di Maio, il bulgaro napoletano. Anzi napoletano proprio no. Nato ad Avellino che è tutt’altra cosa, provate a dire a Napoli e ad Avellino che sono la stessa cosa e vedrete come vi guardano. Di Maio, il bulgaro napoletano dizione che viene in mente ad assonanza con il Turco napoletano che fu uno dei film di Totò. Film di tempi antichi e andati, film in cui un napoletano vero si trova ad essere ingaggiato come custode e accuditore delle donne di casa da un gelosissimo maschio padrone di casa. Totò passa non solo come turco (il fez in testa) ma anche come eunuco per rassicurare il gelosone. Ovviamente non è né l’uno né l’altro, non turco, tanto meno eunuco. Seguono gag e lieto fine.

Di Maio, bulgaro napoletano, appare sulla scena del contemporaneo film politico-elettorale come assoluta novità sociale. Anche lui incapace di far danno perché privo degli attributi della cosiddetta Casta. Ovviamente per lui, come per tutti quelli che si cimentano con il potere e il governo della cosa pubblica, la cosa non risponde a verità. Seguiranno gag e lieto fine?

Per ora è la favola dell’uomo senza qualità che può diventare premier. Favola bella del Signor Nessuno che si fa capo e sovrano in nome del popolo. Solo che il Signor Nessuno è anche il Signor Niente.

Uomo senza qualità, né buone né cattive, che emerge dalla sua biografia ufficiale. Pubblicista, che è una tesserina di serie B del giornalismo, una cosa che non ci vuole grande qualità a metterla in tasca (ci scusiamo con le migliaia e migliaia e migliaia di pubblicisti ma è così).

Webmaster, che è una parola arronzata all’inglese per dire nulla. Se la traduci in concreto e letterale sempre e solo significa uno che sta al computer.

Steward allo stadio San Paolo. Simpatico con la pettorina, non proprio un incarico di responsabilità.

E ancora: assistente regista, ma non si indicano registi e relative opere, è una di quelle cose che si scrivono sui curricula e cui corrisponde al massimo una conoscenza, una comparsata.

E poi tecnico informatico, riparazioni hardware. Qualunque cosa voglia dire, non comporta grande professionalità. Anzi, neanche minima professionalità. Un po’ di pratica, magari praticaccia, ma non è detto.

E ancora agente commerciale. Cioè?

E finalmente dieci anni fa l’abbraccio con M5S e le elezioni: due volte candidato, 59 voti la prima, 189 voti la seconda. Ma bastano e avanzano per salire su fino a vice presidente della Camera.

Nessuna laurea, nonostante due timidi tentativi. Mirabile la spiegazione: “Mai avrei approfittato del mio status di esponente politico per andare a fare gli esami”. Davvero mirabile.

In fondo anche nessuna età: di anni ne ha 31 ma non puoi dire se sia un giovane o un uomo fatto o che, ha tratti e movenze e cadenze di ogni età.

Dicono, sbagliando, di lui: è il grillino democristiano. Sbagliano, confondono: l’esser democristiano consisteva nella capacità, talvolta banale talvolta eccezionale, di tenere a briglia, molto larga ma a briglia, tutta la società italiana. La certezza che Di Maio dà è che ogni cavallo, puledro, pony o giumenta o asino o mulo della società italiana non avrà briglia con lui al comando.

Un solo vero infortunio durante il mandato politico: le ripetute e accorate assicurazioni di non saper nulla di Marra uomo errore della Raggi e la galeotta email in cui veniva informato di tutto. Mirabile ancora la sua dichiarazione al popolo e alle genti: “Non ho capito quella mail”. Non al livello degli esami non fatti per non approfittare…ma quasi.

Un uomo senza qualità perché non ha vizi e neanche virtù, non ha pregi e difetti, non ha storia, non ha competenze, non ha fatto lavori o studi che delineino una qualche identità. Di Maio è tutto e nulla. E’ tutto quello che un elettore anti Casta, anti sistema, anti tutto o quasi possa volere che Di Maio sia perché Di Maio è nulla. E’ un contenitore perfetto di ogni passione, simpatia, adorazione, elezioni. Contenitore perfetto perché Di Maio è perfettamente vuoto. Quando parla centellina, scandisce, intavola il vuoto, cioè il tutto.

Ognuno può mettere dentro Di Maio quel che vuole: la fine della Repubblica, la rinascita della Repubblica, la fine dell’euro, la rinascita dell’euro, i migranti fuori, i migranti dentro, le banche chiuse per punirle e le banche aperte per favorire la gente…

Di Maio è soprattutto la favola, per molti la lieta novella evangelica o quasi dell’uomo senza qualità che può diventare premier. Il più uno di noi di tutti gli uno di noi. Uno di noi dove il noi si auto perimetra al livello per così dire più elementare: niente contenuti, niente identità, niente qualità, vizi, virtù, competenze…Finalmente la lieta novella narra e predica l’avvento in terra dell’era in cui la competenza è sospetta e indice di casta e l’incompetenza è la massima virtù sociale. Di Maio l’uomo senza qualità (ma non è Musil) che si fece premier…

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