Lucio Fero

Di Maio: per elezioni arbitri internazionali. Cioè il veleno del non vale se non vinco io

luigi-di-maio-ansa

Di Maio: per elezioni arbitri internazionali. Cioè il veleno del non vale se non vinco io (foto Ansa)

ROMA – Di Maio: per elezioni arbitri internazionali. Luigi Di Maio vice presidente della Camera, carica istituzionale. E Luigi Di Maio ufficialmente candidato premier di M5S quando si voterà, quindi capo politico. In entrambe le vesti Luigi Di Maio chiede, esige osservatori internazionali a presidio e  garanzia delle imminenti elezioni siciliane. Vuole, propone gli uomini Osce dentro e fuori dei seggi. Osce, Organizzazione per lo sviluppo economico…Chissà perché proprio loro, forse perché hanno mandato osservatori quando si è votato in Ucraina, ex Jugoslavia, insomma in paesi appena usciti o ancora investiti da una guerra civile.

L’Italia è un paese così? Un paese dove non ti puoi fidare dello scrutatore, del poliziotto, del carabiniere, del giudice, dell’impiegato-funzionario perché ciascuno che svolge queste funzioni può essere, anzi è di parte, partigiano, parte e soldato di un clan, di un’etnia? Perché ciascuno se lasciato a se stesso imbroglia e “broglia” le elezioni e il voto e ci vogliono dunque gli arbitri e guardiani internazionali? L’Italia è un paese così? E, davvero fosse l’Italia un paese così, allora quale paese al mondo avrebbe titolo per essere garante del voto di un altro? Se l’Italia è un paese in cui delle elezioni non ti puoi fidare, se qui la democrazia è strutturalmente imbrogliata, dove sul pianeta la democrazia non è inganno? Chi può mandare insomma osservatori?

Probabilmente Luigi Di Maio, sia vice presidente della Camera che candidato premier, tutte queste domande non se le pone e neanche gli si affacciano in mente. Troppa fatica e ingombro. E poi lui che ne sa? Mica è tenuto a sapere se e quando gli osservatori internazionali su un voto sono ritenuti utili e doverosi dalla comunità internazionale e quando no. Luigi Di Maio che ne sa? Non è tenuto a sapere, chiama gli osservatori Osce sul voto in Sicilia e in molti gli fanno per questo la ola.

Probabilmente non sa quello che fa Luigi Dio Maio chiamando gli arbitri internazionali a vigilare sulle elezioni italiane. Quel che fa è inoculare il peggior veleno. Quel veleno che scioglie, discioglie i tessuti della convivenza, della pace sociale. Il veleno che paralizza e ammazza. Il veleno per cui alle elezioni non vale se non ho vinto io.

Non è il primo incosciente e irresponsabile che gioca con questo veleno. Ci ha giocato in grande, ultimo solo in ordine di tempo, Silvio Berlusconi. Ad ogni elezione perduta denunciava brogli. E poi finiva lì. Ma il veleno scorreva, scorreva. E poi è diventato sangue in circolo in tutta la società. Ad ogni risultato elettorale o sentenza giudiziaria c’è sempre chi giura e denuncia che non vale. Ed è sempre chi ha perso. Chiamare, invocare, esigere gli osservatori internazionali per un voto in un paese come l’Italia è prepararsi, predisporre, insegnare ai perdenti che il voto non vale. Non vale se non hanno vinto loro.

Di Maio magari non lo sa ma la cultura politica da cui trae la sua richiesta è quella che coerentemente arriva a sostenere la inutilità del votare e della democrazia parlamentare, quella in cui vale la volontà popolare solo se il popolo è quello mio.

To Top