Le Pen vince, ma non per paura e odio. E’ nostalgia di…

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 dicembre 2015 14:15 | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2015 15:12
Le Pen vince, ma non per paura e odio. E' nostalgia di...

Marine Le Pen

ROMA – Alla vigilia del voto francese Bernardo Valli, uno degli ultimi giornalisti la cui esperienza e bravura siano fuori discussione, scriveva su La Repubblica che il Front National delle due Le Pen, zia e nipote, si avviava alla vittoria sulla base di un propellente sociale che poteva essere riassunto nell’odio. Odio verso i killer Isis, odio verso l’immigrazione, odio verso ogni cosa “straniera” che venga da fuori i confini. E fuori i confini della Francia nella lettura e geografia culturale e sociale del Front National c’è anche l’Europa.

All’indomani del voto Lucia Annunziata su Huffington scrive che la vittoria del partito Le Pen rallegrerà il quartier generale Isis, probabilmente prelude ad analogo voto di destra in arrivo negli Usa e in Europa e che si tratta di un voto con un motore primo: la paura.

Con tutto il rispetto per le suddette opinioni, il 28 per cento al Front National in Francia è solo in parte, relativamente piccola, odio e paura. Il più è nostalgia. Nostalgia feroce non di Vichy, del fascismo francese, dell’Oas, dell’Algeria francese…No, nostalgia per quella meravigliosa sorta di socialismo e capitalismo di Stato fusi insieme al cui tepore e morbidezza la Francia soprattutto (e l’Italia) e poi in misura minore ma massiccia l’Europa tutta hanno vissuto di fatto fino agli inizi degli anni Duemila.

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Un mondo dove dagli anni del dopoguerra, dalla fine degli anni ’40 e senza sostanziali interruzioni, ogni anno crescevano i salari, i profitti, i consumi, le garanzie, i diritti, le libertà, la produzione, i commerci, la protezione sociale, la qualità e la sicurezza della vita. A fianco a questo fiorire ininterrotto di ottime e meravigliose piante e frutti, crebbe a un certo punto anche gramigna: privilegi, protezioni di lobby, diritti falsamente percepiti come acquisiti. Era un mondo, lo è stato fino a ieri, in buona parte lo è ancora oggi, come mai nessun umano nella storia dell’umanità ha avuto la fortuna di abitare. Europa dagli anni ’50 del secolo scorso fino alla fine del secolo: le condizioni migliori di vita in ogni luogo e ogni tempo della storia degli umani.

Umani, noi, che ogni anno vedevamo crescere le nostre libertà civili e i nostri acquisti di elettrodomestici o di automobili…Ogni anno o due o lavoratori erano meno soggetti e più portatori di diritti, ogni anno si conquistavano diritti nuovi. Quello di poter studiare, quello di potersi ammalare ed essere curati dalla sanità pubblica, quello della integrazione pubblica al reddito, quello della pensione, quelli vari e molteplici del welfare, quello alla sicurezza del nostro habitat e senza doverci fare carico di eserciti e guerre. La pace, gratis. La sicurezza sociale a basso prezzo. La giustizia sociale a dosi minime ma crescenti. Libertà di religione e pensiero e poi il costume e la cultura che danno diritto di cittadinanza ad ogni libertà che non sia negazione della libertà altrui. Un mondo mai visto meglio di così in cui però purtroppo il cittadino si disabituava ad essere tale, si scomponeva e squagliava in molecole di “gente”. Ma nessuno se ne accorgeva e sembrava che quel mondo così forte e comodo potesse assorbire anche questo estenuarsi della cittadinanza.

Questo mondo, in cui in buona parte ancora viviamo, non è più garantito, non è più sicuro. E forse non era neanche tanto “giusto”. Si basava su magnifiche cose, ma anche sul debito a carico delle generazioni future. E anche sul non detto, ma previsto come assoluto, di miliardi di esseri umani fuori d’Europa che continuassero a stare in seconda, terza e quarta fila sul pianeta. Si basava, per farla corta, su premesse economiche e storiche che sono in via di esaurimento o comunque stanno subendo erosione.

Ma di quel mondo in Europa c’è nostalgia feroce. In Francia e in Italia soprattutto perché soprattutto in Francia e Italia quel mondo era assistito dallo Stato. Il gaullismo da una parte, con la sua quota di autoritarismo perfettamente condita con protezione massima dell’individuo francese, dai contadini agli operai su fino alla borghesia di Stato. La Democrazia cristiana dall’altro, con il suo metodo di redistribuzione, ineguale ma onnicomprensiva, dell’aiuto di Stato a categorie e gruppi. In quel mondo lo Stato arrivava dove il capitalismo non arrivava, in quel mondo la garanzia era di Stato, era il denaro pubblico. Garanzia e materia prima inesauribile, almeno così pensavamo.

Ora quella materia prima non è certo esaurita ma la sua produzione ha rallentato. E la gente di Francia (e Italia, un po’ anche d’Europa) non ci sta. Se la prende con la politica perché rivuole dalla politica quello che aveva prima: là milioni di agricoltori protetti dalla concorrenza e sussidiati, qui milioni di commercianti esentati dalle tasse, qua e là milioni di pubblici dipendenti cui era garantito l’incremento di reddito, là e qua ceti operai e di artigianali e piccoli imprenditori esentati da competenze, riqualificazioni professionali, rinnovo tecnologico. Qua e là in pensione a meno di 60 anni.

C’è in Francia e in Italia una grande e diffusa nostalgia di tutto questo. Contro il mondo che è arrivato in fondo usano le stesse parole e argomenti la Cgil italiana, il greco Varoufakis, la sinistra di Fassina, la “gauche” francese alla sinistra dei socialisti di Hollande e il Front National di Marine e Marion Le Pen. E’ ovvio quindi che i territori un tempo “rossi” della Francia votino Front National, ovvio non sorprendente. Se si coltiva quella nostalgia feroce l’elettore premia e giustamente sceglie i più coerenti e “feroci” nella volontà di tornare dove si era.

Nostalgia feroce che in Italia è l’anima e il cuore di un 40% abbondante dell’elettorato: quello M5S sommato a quello della Lega tanto fa. Sono già tanti, non avrebbero bisogno di aiuti da sindacati e Sinistra Italiana vari. Li avranno. E non per paura dell’Isis o odio verso lo straniero. Semplicemente per reazionaria nostalgia feroce di un mondo che i nostri nonni e padri si erano guadagnati e di cui noi e i nostri figli vogliamo soltanto usufruire abitandolo con le spalle coperte. Ogni messa in discussione di questo “diritto” ci rende feroci. Anche nel voto.