Assemblea nazionale Pd, punto uno: agguato a Renzi

di Lucio Fero
Pubblicato il 20 settembre 2013 16:34 | Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2013 16:45
Matteo Renzi

Matteo Renzi (foto Ansa)

ROMA- Avete presente la comunicazione che vi arriva un po’ prima dell’Assemblea di condominio? Quella dove si elencano in bella e serrata sequenza i “punti” all’ordine del giorno, di solito molti di più di quanti in realtà andranno davvero in discussione e men che mai diventeranno oggetto di scelte? Avrete certamente imparato che quel che sta al punto 1 e magari 2 e magari anche 3 o 4 è quel che davvero interessa all’amministratore e ai condomini più militanti, quelli che si sentono i guardiani, e anche un po’ i padroni del palazzo. magari solo perché ci abitano da un po’ più di tempo degli altri hanno sviluppato un alquanto nervoso e isterico patriottismo proprietario. Comunque, quel che sta al punto 5 e 6  e da lì in giù nella lista di fatto se ne parla un’altra volta. I “punti” con i numeri altri servono a far volume, il “gruppo dirigente” del condominio sa bene quali “punti” collocare sul podio.

Bene, il gruppo dirigente del Pd, i suoi condomini più anziani e incalliti, i condomini più militanti nel difendere l’antico colore della facciata e mai nessuno si azzardi a cambiare le piante in cortile e sacrilegio quelli che ci parcheggiano biciclette e motorini e orrore e bestemmia se ci fossero dei bambini, ma raramente ci sono, che nel cortile ci giocano a palla…Insomma quelli di Bersani e Epifani e Finocchiaro e D’Alema hanno messo al punto 1 dell’Assemblea Nazionale del Pd  una cosa secca e chiara: l’agguato a Matteo Renzi. Agguato sulla strada che dovrebbe portare Matteo Renzi alla segreteria del Pd a suon di voti e consensi nelle votazioni dette primarie, quelle tra la gente e gli elettori Pd.

Agguato e non barricata. Perché le barricate anti-Renzi non reggono e non funzionano. Ci hanno provato, hanno ammassato in barricata tutte le suppellettili possibili e restanti del partito: al massimo fanno 30 per cento dei voti alle primarie.

Agguato e non battaglia, perché la battaglia in campo aperto è per i Bersani, Epifani, Finocchiaro, D’Alema, Marini battaglia persa. Agguato perché bisogna fermarlo questo Renzi ma quasi senza farsene accorgere, che la gente e l’elettorato del Pd non sappiano cosa i Bersani, gli Epifani, i D’Alema, i Marino, le Finocchiaro e Bindi sono costretti a fare per salvare il partito dall’invasore.

Agguato sia, dunque all’agguato: che quando si va a votare alle primarie si paghi un contributo al partito. Ma mica un contributo uguale per tutti: due euro per gli iscritti e almeno cinque, magari dieci per i simpatizzanti e quelli che si dichiarano elettori. Siccome Renzi va forte tra simpatizzanti ed elettori la logica è chiara: una “tassa” a raffreddare il voto per Renzi. Peccato che è pieno di gente che di euro ne verserebbe cento per non sentire più i Bersani e le Finocchiaro…L’agguato numero uno è di cartapesta ma c’è.

Agguato formato due: eleggere i segretari comunali e provinciali prima del segretario nazionale. Quindi eleggere il più possibile di “non-renziani” in votazione chiuse in famiglia in modo che Renzi, se diventa segretario, sia un segretario senza truppe…e magari fargli fare una fine che è un mix tra la fine fatta fare a Veltroni e a Prodi. E i segretari regionali? Magari eleggerli dopo il segretario nazionale, in modo che quelli che ci sono (bersaniani etc…) restino fino a primavera a far le liste elettorali europee, amministrative e magari anche per le politiche. Così Renzi impara chi comanda “in ditta”.

Agguato formato tre: congresso a dicembre e non a novembre, in modo da andare sotto Natale. E veder se Renzi non si riesce comunque a sfiancarlo..,e ritardare l’avvento del “barbaro” e magari a quel punto Enrico Letta forse lo si può spendere contro Renzi e magari Epifani si lascia convincere a candidarsi, ad essere il candidato della tradizione “usa a obbedir tacendo”. E magari il Congresso si intreccai con  crisi di governo e così il Congresso non lo facciamo proprio e meno male, sarebbe una fortuna perché se lo facciamo “quello” lo vince.

Ecco dunque il punto 1 dell’Assemblea Nazionale del Pd, il resto fa volume e non sostanza. Punto 1 che fa anche chiarezza: chi vota per Renzi, alle primarie e poi forse alle politiche non vota, non vota proprio per Bersani, Epifani, D’Alema, Finocchiaro, Marini, Bindi…E su questa chiarezza che l’agguato, altrimenti perfetto da perfetti ed esperti strateghi, può fallire e trasformarsi in un clamoroso agguato a se stessi.