Renzi da venti anni premier a già bollito. Magari un triennio da orsacchiotto..

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 Giugno 2015 14:53 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2015 14:57
Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – Per loro fortuna le analisi politiche al bar, oppure stampate oppure trasmesse (sempre più spesso coincidono) godono del diritto all’oblio. E per loro fortuna le analisi politiche cotte e mangiate (talora neanche cotte ma comunque cibo corrente nel fast food dell’opinione) il diritto all’oblio lo sfruttano. Lo usano alla grande. Altrimenti sarebbe difficile non prendere per matti o per piazzisti di merce tarocca quelli (più o meno gli stessi, più o meno tutti) che fino a ieri ci hanno spiegato come Matteo Renzi avesse davanti un ventennio sicuro, venti anni sicuri da premier. E come questo ventennio sicuro fosse anche un pericolo per la democrazia. Più o meno gli stessi, più o meno tutti che oggi ci spiegano come Matteo Renzi premier è già bollito.

Non sono né matti né piazzisti gli analisti politici, nonostante l’evidente fragilità della tela informativa e comunicativa che tessono. Sono solo prigionieri delle categorie concettuali con cui analizzano il reale, la loro “vista” è a misura, rifrazione e luce del loro habitat. E l’habitat degli analisti politici almeno in Italia è stato da tempo diciamo così “deforestato” da piante ritenute infestanti come il complicato, la contraddizione, la complessità…Vedevano ieri Renzi imperatore senza avversari non per piaggeria, vedevano così perché guardavano solo il cosiddetto “Palazzo”. Un esempio? I quasi quotidiani articoli sulle mosse di Verdini a soccorso parlamentare di Renzi (un po’ chi se ne frega e comunque enorme la sproporzione tra i reali vettori sociali e politici e il quasi nulla narrato). E vedono oggi Renzi premier già bollito perché sempre lì guardano e sempre con lo stesso occhio: alla politica intesa come astratta geografia parlamentare.

Avessero guardato con altri occhi, altre categorie concettuali di interpretazione del reale, avessero letto la realtà con strumenti un po’, appena un po’ più complessi di cui peraltro dispongono, gli analisti politici (e i giornalisti) avrebbero potuto già da tempo, già da molti mesi rispondere come chi scrive rispose a chi gli domandava: Renzi ce la fa? La risposta fu: nel Palazzo, nei rapporti politici, in Parlamento, nella tattica e strategia politiche sì di certo Renzi ce la fa. Dove non ce la farà è tra la gente, nel sociale. La risposta, questa risposta, era disponibile da almeno un anno. Disponibile perché non era scritta nella testa di uno o dieci, cento, mille…Era risposta scritta nei numeri, nella storia e nei caratteri strutturali del paese. Risposta che era molto poco un’opinione e molto di più un fatto.

E perché mai Renzi avrebbe dovuto farcela nel “Palazzo” e invece non farcela tra la gente? Perché era (ed è) assolutamente vero che nel “Palazzo” è il meglio (non il meno peggio). Comunque l’unico che abbia la consapevolezza che l’Italia debba cambiare i suoi connotati e che su questa consapevolezza tenta, solo tenta, di costruire un’azione di governo. Ed è altrettanto vero, e dimostrato ormai in cento modi, che la gente, la società italiana, non ha nessuna, proprio nessuna voglia di cambiare i connotati di se stessa. E quindi Renzi tra la gente non ce la farà.

Piccoli fenomeni di questo “non farcela” sono gli ultimi risultati elettorali: la sconfitta in Liguria, quella a Venezia…Piccoli fenomeni, il peggio per Renzi è già venuto e sempre più verrà. Anche qui un esempio: prendi un settore del pubblico impiego, garantisci 100 mila assunzioni quest’anno e quarantamila il prossimo, porta un bonus di 400 euro annui ad addetto, stanzia per aumenti salariali 200 milioni (cioè a premiarne in base al merito un quarto degli addetti fa altri 800 euro in busta sempre annui) e dovrebbe essere la ricetta sicura, e un po’ dispendiosa, per farti applaudire e…votare. E invece ottiene non solo lo sciopero contro ma addirittura la mobilitazione permanente e indignata della categoria.

La scuola, ma più o meno ovunque è così. E’ pieno di gente assunta in base alle leggi del governo Renzi (stabilità e jobs act), leggi senza le quali un posto di lavoro regolare e con contratto se lo sognavano, che però lamenta: tra tre anni mi licenziano. E’ pieno di gente le cui pensioni (quelle dei fondi di categoria in perdita perenne e monumentale) sono state di fatto salvate dall’elevazione dell’età per andare in pensione che però soffrono e solidarizzano con i loro colleghi e omologhi che vogliono andare in pensione prima e come prima. E pieno ovunque di stizza, rancore, certezza di essere stati derubati, scippati di diritti acquisiti. I magistrati, i giornalisti, quelli che guidano bus e metro, i tassisti, gli insegnanti, il pubblico impiego, i pubblicamente assistiti…Gli unici luoghi di relativa pace sociale sono, e qualcosa vorrà pur dire anche se nessuno ne dice, l’azienda privata e il lavoro dipendente privato. Insomma ovunque è una gelatina sociale urticante tranne che, guarda un po’, in fabbrica.

Ovunque quindi c’è materia per organizzare la resistenza a chi vuol (vorrebbe) cambiare i connotati della società italiana. L’elenco degli anti è lungo e avvolgente: chi vota M5S, chi vota Lega, chi vota Forza Italia, chi vota Sel, chi vota Fratelli d’Italia, chi vota le liste a sinistra del Pd, chi non vota…Guardando e vedendo dal balcone del “Palazzo” non vedi davvero, ti sembra episodico, sorprendente, nuovo che quest’arco si chiuda e componga in un’alleanza di fatto.

Si è sostenuto, forse sulla base delle dinamiche parlamentari, che l’elettorato M5S alle “brutte” di una possibile resurrezione e vittoria di Berlusconi/Salvini/Meloni sosterrebbe il “meno peggio” Pd. Una disincantata osservazione e un ascolto appena attento dell’ideal tipo M5S, se effettuati, avrebbe portato a conclusioni opposte: l’elettore M5S, quello in carne e ossa, non si sente neanche alla lontana parente della famiglia della sinistra. Non andrà mai in soccorso della sinistra, della sinistra aspetta la distruzione. L’elettore M5S alla Civati, Rodotà, Landini non esiste nella realtà, sono alcuni, pochi, simil Civati, Rodtà, Landini…che hanno votato M5S e pensano di essere loro M5S.

Altro postulato: Salvini potrà anche prendere un sacco di voti ma mai potrà governare, prendere quei tanti voti che servono per governare. E perché mai? Dove poggia questo postulato? Se la Grecia ha votato Tsipras premier l’Italia può votare Salvini premier? Perché no? Perché l’Italia non ha storia di premier populisti e petto in fuori? No? E Mussolini, Berlusconi?

Altro postulato: i “moderati” italiani non consentiranno questo e quello…Ma dove sono, dove si contano i “moderati” italiani? Non ce n’è uno nei milioni che votano Salvini o Meloni, non è stata certo nella sua storia e azione “moderata” Forza Italia…A destra di moderati in Italia ce n’è pochini.

Altro postulato: la sinistra è ormai saldamente e definitivamente riformista. Avrà certo smesso e non da oggi di essere rivoluzionaria, ma la sinistra italiana riformista non lo è mai diventata. Baluardo della conservazione dell’esistente la sinistra sindacale e politica ha elaborato una versione italiana del riformismo: riforma è quando cambi in maniera che chi stava comodo prima sta più comodo di prima e chi stava scomodo sta comodo anche lui e il tutto si fa senza che nessuno ci rimetta e chiunque alzi in dito ha per questo diritto a una compensazione…

Insomma, Renzi tra la gente è minoranza. Come è minoranza, storicamente minoranza in Italia, il riformismo. Quello di Renzi poi è un riformismo insopportabilmente ottimista: se ci crede davvero a quel che dice dell’Italia Renzi è un illuso. Minoranza tra la gente, Renzi sarà prima o poi stritolato dalla grande alleanza di chi non vuole cambiare i connotati a se stesso e al paese. magari non subito perché ci vuole tempo e lena. Magari non subito perché a Renzi resta la possibilità di fare quel che al massimo è consentito a un premier in Italia: non un ventennio sovrano e neanche un venti mesi da cometa gassosa ma un bel triennio da orsachiotto.

Come battezzò Troisi né un giorno da leone né cento da pecora…per Renzi si profila triennio da orsachiotto. Annacquare riforma scuola, rinunciare revisione spesa, neanche sognarsi di legare rifattura del welfare al meno tasse, rimandare gli italiani in pensione un po’ prima, come prima…Questo gli chiede il paese. E non c’è da stupirsi, è una conferma. Democraticamente, legittimamente, per volontà popolare i greci vogliono restare quel che sono, come sono: molta mano pubblica che assiste, poca produttività che impegna e stressa. In fondo, come Mediterraneo ripeteva: italiani, greci, una faccia, una razza…