Minniti-Matacena, una storia di volontà popolare

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 gennaio 2018 10:18 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2018 10:18
amedeo-matacena

Amedeo Matacena ha già sconfitto Minniti nel collegio di Reggio Calabria

ROMA – Minniti-Matacena, Marco Minniti e Amedeo Matacena per l’esattezza. Che c’entrano questi due nomi accostati l’uno all’altro? C’entrano, compongono, insieme al luogo fisico e politico dove si incontrano, una storia di volontà popolare. Una storia di volontà popolare, cioè elettorale. Una storia di volontà e scelta elettorale. Una storia di scelta da parte della gente.

Siamo nel 1996, si vota. Elezioni politiche, come adesso. La legge elettorale è un po’ diversa. Anche allora però c’erano i collegi uninominali (ce n’erano di più) dove viene eletto chi prende un voto in più e il secondo arrivato è solo il primo degli sconfitti. E nel collegio di Reggio Calabria gli elettori hanno di fronte questa scelta. O Marco Minniti o Amedeo Matacena.

Votano ed eleggono Matacena. D’istinto e di pensiero la volontà popolare si orienta e predilige il candidato Matacena. Più vicino al popolo, alla gente, si dirà allora. E nessuno contesterà questo dato, Matacena più vicino alla gente. Nessuno però approfondirà mai cosa si intende rilevando questa vicinanza, questa comunione quasi naturale con la volontà popolare nel collegio Reggio Calabria.

Forse questa briga se la prenderanno gli anni successivi, quelli fino ad oggi. Oggi Marco Minniti è il ministro degli Interni, il, per così dire, “capo delle guardie”. E Amedeo Matacena è un latitante a Dubai “inseguito da una condanna per ‘ndrangheta” come riassume La Stampa (Ilario Lombardo). Poteva la volontà popolare allora nel 1996 sapere? No, ma poté e seppe orientarsi con sicurezza verso l’ideal tipo sociale e politico alla Matacena e non quello alla Minniti.

Una storia isolata ed eccezionale  di volontà popolare quella del collegio Reggio Calabria 1996? No, una storia comune di volontà popolare. Perché la gente chiede e proclama “tutti in galera” ma regolarmente li vota con discreto entusiasmo quelli che poi vuole in galera. E perché all’ombra del farisaico “voto l’uomo, di politica non so e non voglio sapere” prospera ogni clientela e clientelare volontà popolare. La scelta per i Matacena non è né un caso e neanche un errore. E’ una scelta coerente con l’habitat, non solo calabro, della società italiana.

 

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