Il muro di gomma di Atene: in Grecia lo Stato boicotta se stesso

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 Febbraio 2012 15:02 | Ultimo aggiornamento: 6 Febbraio 2012 22:21

ROMA – Ancora la Grecia, una trattativa, un dramma che non finiscono mai di finire. Bruxelles, cioè l’Europa ha detto nelle ultime ore che la Grecia “ha passato il limite di tempo”. Il tempo per sottoscrivere un accordo, gli impegni per ottenere il via alle prime “rate” dei 130/145 miliardi che le occorrono per non chiudere bottega a marzo. Alla Grecia l’Europa, il Fmi e la Bce hanno chiesto altri impegni di minor spesa e maggiori entrate pari a circa l1,5 per cento del Pil ellenico. La società, la gente di Grecia e l’intero sistema politico greco esitano a sottoscrivere perché, poco o tanto che sia, il sistema-paese, quel paese non vuole e non può anche se deve. La Grecia ha ottenuto molto finora: prestiti, finanziamenti e avrebbe ottenuto anche la rinuncia, formalmente volontaria, dei suoi creditori a circa il 70 per cento del valore dei crediti. Insomma la Grecia per cento euro di debito ne pagherebbe trenta. Alla condizione però di assolvere finalmente agli impegni.

E allora perché l’ultimatum europeo? Perché il mormorio sempre più diffuso e montante secondo cui è tempo di accettare l’idea che la Grecia faccia default ed esca dall’euro? Perché tutto quello di giusto o sbagliato che è stato fatto o tentato per la Grecia è finora rimbalzato sul muro di gomma di Atene. Ad Atene e in tutta la Grecia c’è uno Stato che boicotta se stesso. Impegni la Grecia ne ha sottoscritti e di pesanti. Sono state deliberate per legge privatizzazioni, vendite di beni e patrimoni pubblici. Ma la burocrazia, le istituzioni, lo Stato greco in carne e ossa con i suoi funzionari e i suoi responsabili operativi quelle privatizzazioni e quelle vendite non le ha fatte e non le fa. Il parlamento e i governi greci hanno votato e deciso nuove tasse, ma la macchina fiscale greca queste tasse non le riscuote. Il parlamento, i governi e i partiti politici greci hanno votato e deciso una riduzione del numero dei dipendenti pubblici. Ma la Pubblica amministrazione greca non esegue. Lo Stato greco, quello fatto dei suoi funzionari e dei suoi uffici risponde ad altra “fedeltà” rispetto a quella che la lega a governi e parlamento, si sente più “fedele” alla gente, alla pubblica opinione. Più fedele alla “resistenza” anti Europa che agli impegni presi con l’Europa. Quasi duecento miliardi di prestiti, taglio dei debito di quasi il settanta per cento sembrano non bastare, non essere sufficienti alla Grecia “vera” per somigliare alla Grecia ufficiale dei vertici, dei primi ministri e dei voti parlamentari. Con questo dato nessuno aveva fatto i conti, non l’Europa, non le banche, non i governi degli altri paesi europei e neanche il Fmi.