Pd, bastona il cane che affoga

di Lucio Fero
Pubblicato il 22 gennaio 2018 11:48 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2018 11:48
renzi-boschi

Renzi e Boschi, simboli dell’attuale Pd (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Pd, bastona il cane che affoga è la parola d’ordine, unica e imperativa per tutti che percorre da un capo all’altro d’Italia le redazioni, i blog, i bar, le serate e le tavolate, le chat e i tweet, gli umori e i sentori dell’elettorato prossimo a votare.

Il cane affoga di suo, sia chiaro. Perché non ha saputo e non sa nuotare.

Il cane affoga di suo perché Matteo Renzi il 4 dicembre del 2016 non ha saputo capire che il referendum del No vittorioso era reazione di rigetto contro le riforme sì ma anche contro di lui. O almeno questa la forma concreta che l’anti riformismo aveva assunto. Quindi Renzi doveva, avesse saputo nuotare, far Cincinnato e non il boy scout. Doveva salutare, dimettersi anche da segretario del Pd, dire agli italiani: avete voluto dire No alle riforme, fate da soli e di conseguenza, io sconfitto serenamente lascio. Non ha saputo farlo, ha cominciato ad affogare. Da solo, per sua incapacità.

Il cane affoga di suo perché non si fa una legge elettorale che premia le coalizioni sapendo di on essere in grado di farne una consistente di coalizione elettorale. Avesse saputo nuotare, il Pd avrebbe capito che Bersani, D’Alema e poi Grasso e Boldrini avrebbero fatto qualcosa con cui non ci si alleava, neanche in coalizione. Che nasceva quel qualcosa si vedeva e si vedeva che nasceva solo per spezzare le reni al Pd. Chi sapeva nuotare sapeva che non c’erano Pisapia e desistenze. Quindi se si sapeva nuotare si diceva al paese e agli altri partiti: la nostra legge elettorale maggioritaria l’avete bocciata, ora tenetevi il proporzionale e vediamo, oppure fatevela voi la legge elettorale. Col proporzionale avrebbe vinto M5S? Perché Salvini ministro degli Interni se va bene e M5S al 30 per cento e Pd terzo e ultimo per il Pd è meglio?

Il cane affoga di suo perché un ministro, ogni riferimento a Maria Elena Boschi è voluto, ha il diritto e il dovere di interessarsi ad ogni banca e azienda del paese, è il suo mestiere ed è anche quel che viene loro chiesto dai governati. Diritto e dovere tranne in un solo caso, quello in cui il padre o la moglie o il marito o il fratello o il figlio o la figlia del ministro sono ai vertici della banca o dell’azienda in questione. In quel caso non ci si interessa, si gira al largo. E non per conflitto di interessi ma per istinto di sopravvivenza almeno. Boschi che domandava di Banca Etruria, anche senza far pressioni e dare indicazioni, è tuffarsi in mare in tempesta vicino agli scogli.

Il cane affoga di suo, tanto per restare alle banche, perché non ha saputo e voluto, non ha avuto voce, forza e convinzione per dire che quello vero è il paese dei Rimborsati e non quello dei Truffati. La grande maggioranza di chi ci aveva perso con le banche andate a gambe all’aria è stata rimborsata con i soldi pubblico o sta per esserlo in percentuali vicine al 90 per cento del capitale rischiato. Eppure ogni giorno sentiamo e parliamo di risparmiatori truffati, mai di risparmiatori rimborsati. Per andare contro corrente bisogna saper nuotare e bene. Il cane affoga di suo perché non sa nuotare.

Però vi è un che (e più di un che) di osceno, sguaiato, grottesco, misero e miserabile nell’incontinente e corrente parola d’ordine del bastona il cane che affoga.

I bastonatori più convinti e irriducibili del cane che affoga sono i delusi della e dalla sinistra. E sono questi anche i meno stimabili nel loro compulsivo bastonare. Si tratta infatti di ceti e gruppi legittimamente garantiti e protetti che comprensibilmente difendono l’esistente. Segmenti rilevanti del pubblico impiego e delle professioni e anche del precariato per così dire stabilizzato che non vogliono i rischi connessi ad una politica riformista. Legittimo, comprensibile. Ma vestire e travestire tutto questo niente meno che da socialismo ritrovato, vera sinistra da difendere dall’altrui usurpazione, questo vestire e travestire da operazione umanitaria il bastonare il cane che affoga è miseria culturale e anche etica.

Bastonano soddisfatti e ad ogni bastonata rassicurano se stessi gli uomini e le donne di tante, tantissime lobby per così dire alte e basse. Le associazioni di categoria dei magistrati e quelle degli avvocati, i sindacati dei prof e i Cobas dei bus. Bastona, bastona, così nessuno ci riprova più a…toccare le cose nostre.

Bastonano il cane che affoga ovviamente i reazionari. Ma questi sono coerenti e fanno il loro.

Bastona il cane che affoga il cretino, l’illuso, l’orecchiante. E bastona il cane che affoga anche l’astuto, il furbetto e infine una specie tutta particolare di bastonatori seriali…a intermittenza. Sì, qui si parla di giornali e notiziari tv, conduttori e firme che al Pd che affoga la testa tengono giù con diletto e attitudine quasi naturale. Molto poco lo fanno per sopravvenuta sudditanza psicologica verso i nuovi che arrivano. Molto lo fanno per conclamata e incistata sudditanza culturale all’assioma secondo cui ogni potere è sempre cattivo, specie se il potere in questione è calante e sta appunto affogando. Non proprio cronache e commenti e professionisti… “verticali” come avrebbe detto Sandro Pertini.