Pensioni, vizi e tic politici: svuotare goccia a goccia il reddito fisso

di Lucio Fero
Pubblicato il 22 Agosto 2013 15:04 | Ultimo aggiornamento: 22 Agosto 2013 15:10

taglio spese pensioniROMA – Fare qualcosa per le pensioni basse, magari togliendo qualcosa alle pensioni alte: chi può opporsi a tanto buon senso, ai due piccioni colti con una sola fava? Non si oppone infatti quasi nessuno, nessuno di quelli che fanno le opinioni e le leggi. Si opporrebbero i numeri e i fatti, ma questi non hanno diritto di cittadinanza, viaggiano clandestini.

Primo fatto e primi numeri: le pensioni, molte pensioni in Italia sono basse perché…Perché lo Stato è avaro, l’Inps ci marcia, le leggi sono crudeli? No, molte pensioni in Italia sono basse, basse da schifo, perché le pensioni in Italia sono schifosamente troppe. Più di 23 milioni di assegni pensionistici a fine mese di ogni mese: 23 milioni di pensioni pagate per una popolazione che neonati e bambini compresi non arriva a 60 milioni. Ventitre milioni di pensioni coincide con 23 milioni di pensionati? No, i pensionati sono poco più di 16 milioni. Il che significa, ineluttabilmente, matematicamente significa che qualche milione di italiani di pensioni ne prende due o tre. Magari piccole, magari da fame ma due o tre e non una sola.

Secondo fatto e secondo numero: lo Stato italiano spende per le pensioni più di ogni altro Stato europeo. In previdenza se ne va il 17 per cento del Pil. In nessun altro paese così tanto. Magari non frega niente a nessuno, magari siamo tutti certi che la pensione ci spetti a prescindere, ma così, tanto per saperlo, finora lo Stato italiano ci ha messo nelle pensioni più soldi di ogni altro Stato. Sì, finora ce li ha messi soprattutto lo Stato perché fino alla odiata Fornero i contributi che ciascuno di noi versava, chi più chi meno, non corrispondevano alla pensione poi percepita. Per capirci chiaramente, erano di meno. Il resto ce lo metteva lo Stato, la fiscalità pubblica. Per pochissimi contributi versati e pensione percepita erano e sono comparabili.

Terzo fatto: le pensioni sono così tante perché sono state regalate. Regalate a mucchi e a mazzi, per decenni. Le baby pensioni nel pubblico impiego, le pensioni, basse di importo ma doppie e tripli rispetto ai contributi versati, per i lavoratori autonomi. Tutti i governi e i partiti hanno regalato pensioni a tutte le categorie e gruppi sociali. Regalate, cioè pagate fin dal primo giorno e ancora oggi con i soldi della collettività. Regalare mille euro al mese è moralmente degno ed economicamente sano mentre percepirne tremila è squilibrato e ingiusto?

Quarto fatto: la politica, in assonanza con la pubblica opinione e con grande parte della comunicazione di massa, manifesta uno strano tic comportamentale: ambisce, anela e lavora a mandar quanta più gente possibile in pensione quanto prima possibile salvo poi indignarsi e chiedere tagli e confische delle “pensioni d’oro”. Pensioni d’oro vengono definite dalla pubblicistica, dal sentir comune e anche dai sindacati e anche da alcuni partiti quelle che garantiscono un assegno a fine mese intorno ai 2.500 euro netti. Quindi un paese che vuole andare tutto e in massa in pensione a 60 anni e anche prima e che però vuole tagliare o bloccare le pensioni da 2.500/tremila euro al mese netti. Bloccarle ad esempio dalla rivalutazione, lasciarle queste pensioni “d’oro” totalmente sganciate dall’inflazione. In modo che in dieci anni si riducano di fatto di un quarto, diventino pensioni sotto i duemila euro e poi dopo venti diventino pensioni con un potere d’acquisto di 1.500 euro scarsi. Questo dunque il percorso richiesto a gran voce e prospettato: in pensione a 60 anni e anche prima, pensione bloccata, a 70 anni se non hai una casa di proprietà fai la fame, a 80 anni hai finalmente una pensione di fame ma fa nulla, allora probabilmente sei morto.

Tic comportamentale che discende in linea retta da un vizio politico vecchio quasi quanto le Repubbliche, prima e seconda compresa e ora pare anche terza: svuotare goccia a goccia il reddito fisso. E’ l’unica vera e bipartisan strategia fiscale. La sinistra svuota il reddito fisso a botte di tasse per finanziare la spesa pubblica, la destra svuota il reddito fisso per finanziare l’esenzione fiscale di fatto per i lavoratori non dipendenti. Detto, fatto, documentato, enumerato: e allora, ci teniamo le pensioni “d’oro”, è tutto questo un gran bel discorso per difenderle e tenerle al riparo?

Quinto fatto: quali sono le pensioni “d’oro”? Di quale metallo è fatta quella pensione anche bassa di importo ottenuta dopo 15 anni sei mesi e un giorno di lavoro? Saranno anche mille al mese, ma se li moltiplico per 50 anni c’è dentro più “oro” che nella pensione da tremila al mese incassata per venti di anni. E di che metallo sono le pensioni delle intere categorie che nel rapporto contributi versati-assegno ricevuti si vedono regalati dai cinque agli otto anni di pensione rispetto alla media dei pensionati ex lavoratori dipendenti? E davvero la barriera dell’oro può essere posta a cinquemila euro lordi, cioè tremila netti? E’ questa la soglia della ricchezza, tremila netti al mese? Della ricchezza!? Tremila al mese da bloccare per i prossimi dieci anni in modo che diventino, al due/tre per cento di inflazione all’anno, duemila? E’ questa la giusta perequazione sociale? O non è solo e sempre la spremitura del reddito fisso nella incapacità sia di fermare l’immane doccia di denaro pubblico con cui si innaffia il paese sia la libertà di non pagare tutte le tasse concessa, elargita a mezzo paese abbondante?

Sesto fatto: il governo sta pensando a bloccare le pensioni, bloccarle rispetto alla rivalutazione ad costo della vita in aumento. Amnesia totale omette che le pensioni sono già bloccate dall’anno scorso, tutte le pensioni sopra i 1.486 euro lordi mensili. Il governo Monti aveva previsto di bloccarle per due anni (le famose lacrime della Fornero). Adesso si parla di rendere “strutturale” il blocco. Strutturale nel senso di eterno? Allora non c’è pensione che tenga, anche quella ricca in 20/25 di blocco diventa da sopravvivenza e quelle medie diventano da fame. Bloccarle per quattro, cinque anni invece che per due? Non sarebbe proprio una novità ma, se si può tenere bloccato per cinque anni un pensionato che incassa a fine mese tremila euro, come si fa con uno che ne incassa a fine mese 1.200 o 1.500 o anche 2.000 netti. Lo si ammazza, alla fine dei cinque anni si contano i superstiti. Giusto o ingiusto, la strada del blocco è applicabile solo per le pensioni sopra i cinquemila euro lordi al mese. E dopo i primi cinque anni neanche più a quelle. Che nel frattempo saranno diventate di fatto pensioni da quattromila lordi. E’ matematica, pura matematica. Ma se si bloccano solo quelle non certo “d’oro” ma “d’argento”, siccome son poche, pochi soldi si tirano fuori.

E allora, e allora? Ecco allora l’altra pensata: prendiamo ogni pensione e vediamo di cosa è fatta. Se dentro ci sono quasi soltanto o soltanto contributi versati, allora la lasciamo stare perché chi la percepisce son soldi “suoi”. Se è una pensione calcolate con il contributivo, qualunque sia la sua entità chi la percepisce non ha “preso” nulla dalla cassa pubblica e nulla ha da restituire. Se invece la pensione è fatta in parte dei contributi versati e in altra parte della leggina x che consentiva, della legge y che equiparava…Insomma se la pensione è calcolata e pagata sulla retribuzione e non sui contributi, la parte eccedente a quella giustificata dai contributi, quella la tagliamo. Bene, anzi mica tanto. Si può calcolare e fare solo per i dipendenti privati. Le Pubbliche Amministrazioni invece non hanno in pancia la storia contributiva dei loro pensionati, loro pagavano al’atto della pensione a piè di lista.

Fosse l’unico, gigantesco problema. Il regalo che chi ha pensioni retributive dovrebbe in parte restituire perché mai è regalo solo da una certa cifra in poi? Regalo è anche la pensione bassa di importo ma regalata appunto in termini di anni pochissimi di contribuzione o in termini di contribuzione figurativa. Passeremo al setaccio per elementare giustizia tutte le 23 milioni di pensioni o solo le trecentomila di “bronzo, argento e oro”? E ancora, una volta stabilito che il regalo quando c’è va in parte restituito, allora sapremo essere giusti e coerenti? Cioè? Cioè se va ridato indietro il regalo pensionistico verrà bandito il ricorso al “diritto acquisito”? Si farà retata e pulizia del diritto acquisito dei politici al vitalizio, dei conducenti di bus a non fare biglietti, dei dipendenti pubblici a non essere trasferiti di mansioni, dei professionisti a stabilire parcelle obbligatorie, dei commercianti a decidere orari e saldi. Se il regalo pensione sarà la prima fiamma che illumina, si farà poi un benefico falò dei diritti acquisiti al cui calore rifocillarci tutti?

Con tutta evidenza no. Quindi c’è una sola cosa fa fare: impedire davvero di andare in pensione prima dei 65 anni, integrare con i soldi della fiscalità generale i versamenti contributivi dei giovani che oggi hanno carriere lavorative spezzate, basse paghe e quindi rischiano pensioni bassissime tra 30/40 anni. Trovare i soldi per queste integrazioni, per questo doveroso Welfare nelle tasche della mano pubblica che unge il paese con decine di clientelari miliardi e nelle tasche di chi paga poche tasse e molte le dribbla, trovarli abbassando le tasse sul lavoro e impresa e mantenendole e aumentando se necessario quelle su proprietà e consumi. E smetterla di inventarsi impossibili raddrizzamenti retroattivi della jungla storta e contorta delle pensioni. Un programma chiaro, che nessuno attuerà.