Pianto greco di sinistra. Quando c’era Berlinguer…non asciugava queste lacrime

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 Marzo 2014 15:43 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2014 15:48
Pianto greco di sinistra. Quando c'era Berlinguer...non asciugava queste lacrime

Enrico Berlinguer

ROMA – C’è uno sciopero, nazionale e riuscito, dei bus e metro, insomma del trasporto pubblico. Se chiedi perché ti rispondono che sono sette anni senza rinnovo di contratto. E allora tu pensi: poveracci, mi rovinano la giornata ma come dar loro torto? Se chiedi un po’ di più, ma nessuno ha tanta voglia di chiedere troppo, vieni a sapere che in questi sette anni un paio di anticipi in busta paga di contratti non firmati i dipendenti delle aziende di trasporto pubblico oggi in sciopero li hanno avuti. ma, insomma, resta che non hanno certo salari né ricchi né pesanti. Dirigenti a parte che guadagnano in maniera spropositata, assunzioni in soprannumero a parte in ogni città, gli stipendi di quelli che una volta si chiamavano gli autoferrotranvieri sono alquanto bassi, comunque di sopravvivenza o giù di lì. talvolta un po’ più su di lì, ma appena un po’. Saputo anche questo, declassi lo sciopero che stai subendo da sciopero giusto a normale sciopero. E tiri dritto in macchina o magari a piedi.

Poi, poi…Poi ci sarebbe da sapere qualcosa di più. Ad esempio che il 55 per cento delle aziende di trasporto pubblico è in deficit, il 55 per cento. Da che e da chi venga questo deficit non vuoi tanto sapere, le Regioni che danno meno soldi, l’alto tasso di assenteismo, la produttività in chilometri sempre bassissima, l’incapacità quasi la non voglia di farsi pagare il biglietto, il prezzo “politico” dei biglietti tenuto basso in cambio di servizio pessimo…Non vuoi sapere, non sono fatti tuoi che sul bus o in metro ci vai, ci vorresti andare come fosse la cosa più liscia del mondo per 365 giorni l’anno e invece ogni due settimane in media c’è lo sciopero.

Il 55 per cento delle aziende in deficit e i dipendenti in sciopero che di questo dato dicono, anche con lo sciopero, “chi se ne frega”. Già, perché quel che ha fatto saltare la mosca al naso a sindacati e comitati di lotta, lo dicono loro, è stato quando gli sono andati a dire…A dire che? Niente meno che “rinnovi contrattuali devono essere autofinanziati”. Cioè i soldi per aumentare le retribuzioni vanno trovati dentro i bilanci delle aziende. Questo è apparso come una vera e propria provocazione. Come? Si aumentano gli stipendi solo se le aziende non sono in deficit? Follia! Come? Si aumentano le retribuzioni solo se aumenta la produttività, cioè i chilometri percorsi? Ma questo è sfruttamento! Ed è quindi partito in grande stile e grande e riuscito sciopero il pianto greco del trasporto pubblico. Pianto sostenuto con trasporto da ogni incarnazione della sinistra contemporanea, quella sindacale, quella dei poteri e governi locali che, mai dimenticarlo, grazie alla sinistra hanno ottenuto l’autonomia di spesa di fatto senza limite, quella mediatica.

Pianto greco di sinistra, ne è esempio preclaro un articolo de La Repubblica. Non è colpa né responsabilità del singolo articolo e neanche del singolo autore, ragion per cui non lo citeremo direttamente. E’ un mood culturale, un uso e costume, un habitat ideologico che non sa di essere tale, un riflesso condizionato. Quello che porta ad esempio, ancora e solo ad esempio, a crucciarsi del disagio futuribile inferto ai pubblici dipendenti d’ora in poi costretti all’inferno-tortura della mobilità. Certo, avendo una mobilità calcolata al 2012 di uno su mille, uno su mille che cambia mansione e neanche sede! Certo che è tortura l’idea di dover andare a lavorare dove c’è lavoro, spostarsi. Infatti pianto greco e di sinistra.

Ma nell’articolo de La Repubblica i pubblici dipendenti non ci sono, si piange invece sugli afflitti dal “morbo di Alzheimer e altre terribili disabilità”. Si noti il “terribile” che emotivamente prepara l’ingresso in scena dell’infamia: “legare l’assegno di accompagnamento al reddito”. Cioè, proviamo a capire: i circa 500/600 euro al mese che la collettività versa a chi assiste un parente non autosufficiente in tutto o in parte devono arrivare comunque, come oggi, anche se la famiglia ha redditi …non importa quale reddito. Indennità per tutti, questo è sinistra, quasi socialismo perdiana! Chi vuole, chi pensa di pagare l’accompagnatore solo a chi ha reddito basso o medio è un affamatore.

Bontà sua l’articolo procede concedendo che le pensioni di invalidità ai falsi invalidi andrebbero tolte. Però, però…”grande delicatezza”. Sì, è pieno di invalidi ma non sarà che “la diagnostica più accurata…? Quindi si aboliscano le pensioni di falsa invalidità, tutte. Ma che nessuna abbia un nome e cognome preciso, per carità. Questo è sinistra, quasi socialismo, insomma giustizia sociale, insomma società. E poi chi difende le inermi vedove di guerra domanda l’articolo che poi scivola sulla constatazione che di vedove di guerra l’anagrafe ne ha lasciate in vita pochine. Ma il pianto sulla vedova di guerra serve a far atmosfera sulle pensioni di reversibilità. Anche qui qualche masnadiero vuole legare la reversibilità al reddito. L’articolo non è sconcertato all’idea che il contribuente paghi una pensione di reversibilità al superstite anche se questo è ricco o agiato, no l’articolo è inorridito all’idea che il 60 per cento della pensione alla vedova e il 20 per cento al figlio siano considerato come Welfare e non come proprietà acquisita del parente rimasto in vita. Un po’ di pensione per tutti, questa è sinistra.

Pensione, anche un po’, ma per tutti. Cassa Integrazione, anche un po’, ma per tutti. E stabilità, anche poca, ma per tutti. E contratti, anche minimi, ma per tutti. Per tutti chi? Per tutti quelli che stanno dentro e di quelli che stanno fuori, peccato, un’altra volta. Che le tasse servano a ripianare i deficit del trasporto pubblico e chi se ne frega di come lo si gestisce e di come ci si lavora. Che le tasse paghino le prestazioni di welfare a tutti come fosse una rendita, non siamo forse un popolo tartassato dal ticket sanitario da cui risulta esente il 70%, settanta per cento!, della popolazione?

Pianto greco e di sinistra. In questi giorni un film-documentario di Walter Veltroni: “Quando c’era Berlinguer”. Chi l’ha visto racconta degli studenti oggi nello stesso liceo che fu di Enrico Berlinguer che neanche sanno chi sia. Con troppa indulgenza comprendiamo, perdoniamo questi giovani ignoranti di Berlinguer e di se stessi. Poi nel film si raccontano di tante cose: storia, miti, speranze, illusioni. Si racconta di gioia e di pianti, si racconta del vivere e del morire per la politica. Già, per la politica che era il valore più alto, la cosa più degna da fare solo 30 anni. Si racconta delle ultime lacrime politiche di un popolo e di una generazione ai funerali di Enrico Berlinguer. Quando c’era Berlinguer…quel pianto greco di sinistra oggi, queste lacrime di corporazione immobile, questo piangere di chi ad ogni costo resiste, resiste e resiste ad un paese migliore, Berlinguer non le avrebbe asciugate, tanto meno consolate. E Berlinguer era, lui sì la sinsitra, addirittura, ricordate? Un comunista!