Piloti Air France in lotta di classe con le posate d’argento. Poi dice un Reagan

di Lucio Fero
Pubblicato il 25 settembre 2014 15:19 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2014 15:23
Piloti Air France in lotta di classe con le posate d'argento. Poi dice un Reagan

Piloti Air France in lotta di classe con le posate d’argento. Poi dice un Reagan (foto LaPresse)

ROMA – Hanno vinti i piloti Air France. Nove giorni di lotta, nove giorni di sciopero puro e duro. E al decimo l’azienda ha capitolato, alzato bandiera bianca. Sventati dai combattivi piloti la manovra e il piano padronali. Un vero e genuino episodio di lotta di classe.

Piano e manovra di Air France prevedevano  di trasformare Transavia (la low cost di Air France) in una più grande e più competitiva low cost. L’arroganza imprenditoriale arrivava al punto di voler fare di Transavia una low cost europea. Peggio, una low cost che con i suoi guadagni compensasse le perdite della capo gruppo Air France. Peggio ancora, piano e manovra prevedevano mille nuovi posti di lavoro in Francia. Tra questi mille, duecento erano posti di lavoro per piloti.

E qui i pugnaci piloti Air France hanno stanato l’inganno e sconfitto il sordido. Questi duecento nuovi piloti targati Transavia avrebbero lavorato in media 700 ore l’anno e guadagnato tra gli 87 mila e i 180 mila euro annui al massimo. Gli accorti e astuti piloti Air France hanno mangiato la foglia: hai visto mai che se ci mettiamo in azienda questi che lavorano per 700 ore poi ci chiedono di farlo anche a noi che ne lavoriamo 550? E hai visto mai che a noi che portiamo a casa fino a 250mila euro l’anno ci chiedono di fermarci non proprio a 180mila ma magari a 200 mila? Non la fai ai piloti Air France: anche se nessuno di loro rischiava posto di lavoro, anche senza licenziamenti o pensionamenti forzati loro hanno bloccato per dieci giorni, pardon nove, la Francia tutta perché siano e restino intoccabili le 550 ore annue e i 250 mila annui euro.

Sì, c’è stato qualche effetto collaterale dell’eroica lotta: gli operai e gli impiegati della stessa Air France che manifestavano negli aeroporti perché cessasse lo sciopero e venisse consentito all’azienda di investire. Insomma, degli Zio Tom del padrone. Sì, quei 200 milioni di euro di danni da blocco del paese, ma la lotta è lotta. Sì, il rosso di bilancio della compagnia Air France, ma che vuoi che sia: qualcuno ripianerà. E chi? Il contribuente francese, ovviamente. Sì, il gongolare O’Leary, il patron di Ryan Air: “Con dei concorrenti così non è difficole capire perché siamo la compagnia che cresce di più in Europa”. Sì, il decente buon senso, il minimo sindacale della logica traforati dalla posizione ufficiale dei piloti: “Sì ad una low cost ma con le regole e le abitudini delle compagnie tradizionali”.

Così si lotta e si vince, questa è la lotta di classe di quelli con le posate d’argento...Poi dice che uno gli vengono in mente pensieri ce non condivide e pensa a quel Reagan che i controllori di volo americani che bloccavano i cieli li stramazzò mettendogli contro il governo e il paese. Poi dice…ma siamo in Francia e non negli Usa. In Francia dove la classe dirigente politica è corrosa e intrisa di pavidità, dove Hollande ha paura della sua ombra, dove nessuno, neanche la destrissima Le Pen si mette davvero contro una lobby. Dove i piloti e anche gli agricoltori e anche gli autotrasportatori..In Francia, paese che la vittoria dei piloti Air France segnala come irriformabile. La Francia, non siamo soli. Cugini d’Oltralpe e parenti di corporazioni.