Lucio Fero

Più soldi in tasca, più rancore in testa

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Più soldi in tasca, più rancore in testa

ROMA – Più soldi in tasca, più rancore in testa: alla buon’ora e dopo attenta osservazione della società italiana (attenta e soprattutto lunga) ci è arrivato anche il Censis. Il serissimo centro studi e ricerche che però ha anche sviluppato e perfezionato da tempo in termini di comunicazione la specializzazione del fornire temperatura frizzante all’acqua calda. Di qui il nuovo brand, l’Italia del rancore appunto.

Nulla di falso o forzato per carità. Ma anche nulla di fresco. Sono anni che gli italiani interrogati e sondati in ogni modo rispondono che la loro condizione individuale o familiare non è poi male, anzi. E che però il paese è pessimo e alla rovina. Lo dicono nei sondaggi, nelle ricerche, nei salotti tv, sui social network, quando votano. Quindi ultima ricerca Censis conferma: il 78 per cento dei cittadini di questa valle di lacrime chiamata Italia è soddisfatto di come campa.

Non solo, il 45 per cento è disposto a spendere di più, sì avete letto bene, spendere di più per una vacanza. Il 40 per cento è pronto a spendere di più per cibo di qualità. Il 32 per cento pronto a spendere di più per mangiare fuori casa. Il 17 per cento pronto a spendere di più per un nuovo smartphone.

La chiamano ripresa economica. La attestano non solo i numeri Istat, Bankitalia, Ocse, Fmi. La attestano anche i comportamenti di spesa di milioni di italiani. Detta brutale, girano più soldi. Non per tutti, ci sono in Italia almeno cinque milioni di poveri veri. Ma a lamentare povertà non sono in cinque milioni e neanche in sette o dieci. A lamentare sono in grandissima maggioranza anche quelli che tornano a spendere.

Perché il 78 per cento degli italiani soddisfatto di come campa e il cinquanta per cento nelle cui tasche gira qualche soldo in più coincidono in larga parte con l’84 per cento che non ha fiducia nella politica, nei partiti, nel Parlamento, nel governo, nelle istituzioni. Se va male è colpa del governo, della politica, dello Stato…Se va bene, va bene malgrado il governo, la politica, lo Stato. E’ questa la religione civile, la liturgia quotidiana, il pensiero diffuso e accettato. Non vi è blog o social su cui non si celebri ogni minuti messa in suffragio, non vi è telegiornale o giornale che non si inginocchi davanti al sacramento, non vi è perfino politica che non faccia atto di fede penitente e contrito.

Se va male è colpa di Stato, istituzioni, governo, caste varie. Se va bene, succede contro Stato, istituzioni, governo, caste varie e comunque va meno bene di quanto non andrebbe senza “quelli” dello Stato, del governo, delle caste varie. Una pluridecennale pedagogia politico-sindacale-informativa che esentava il cittadino elettore da ogni assunzione di responsabilità ha prodotto questo ormai indelebile connotate culturale, si può dire civile. Una pluridecennale  predicazione secondo la quale ogni bisogno purché espresso in gruppo debba diventare diritto acquisito ha prodotto un connotato civico e culturale per cui ogni opera pubblica è mangiatoia, tranne quella da fare sotto casa propria.

Sono queste le fondamenta del rancore: l’avere raccontato per decenni che tutto sarebbe gratis e dovuto se non fosse…Se non fosse per Berlusconi…Se non fosse per i comunisti…Se non fosse per i partiti…Se non fosse per le Caste…La bugia-follia rancorosa cambia solo d’abito ma resta la stessa. Un esempio fresco fresco di allevamento del rancore: Michele Emiliano che vuole l’Ilva a gas e perciò ricorre al Tar per bloccare tutto e blocca il gasdotto che dovrebbe portate il gas. Il gas è buono o malefico a seconda di come gira il rancore…

Il rancore è l’inconciliabile rapporto tra la realtà di una popolazione che continua a vivere ai livelli migliori e più alti del pianeta e che contemporaneamente si sente in credito con il resto del mondo. Il rancore è che se aumenti gli stipendi e le retribuzioni a fine mese l’umore pubblico è: perché non per tutta la vita? Il rancore è: sarebbe tutto a disposizione e facile e pronto e da prendere, se non fosse per quella bandi di (banche, caste, neri, extra, gialli…) che impediscono.

Il rancore è massimo e minimo ed è ovunque, perfino l’ultima scissione a sinistra è nata, cresce e ha come vera identità il rancore.

Il rancore è soprattutto la prova provata che il meccanismo di funzionamento principe, il giunto cardanico della democrazia non funziona più. Cigola, arranca. Per quaranta anni, dalla fine dell seconda guerra mondiale, in Occidente se aumentavi le risorse materiali in circolazione e se aumentavi le libertà di usufruirne immancabilmente ottenevi consenso. Ora puoi aumentare quel che ti pare, il rancore non scompare. E quindi niente consenso, comunque governi. Senza quel giunto cardanico la democrazia nella versione Occidente seconda metà del secolo scorso salta. Sta arrivando, è arrivato il tempo dei governi dei rancorosi, l’un contro l’altro armati di rancore. Armati di rancore dentro i confini nazionali e confine contro confine. Armati solo rancore, per ora.

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