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Non si presta più, denaro ibernato. La crisi se ne sbatte dei governi

di Lucio Fero
Pubblicato il 22 Novembre 2011 13:18 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2011 13:52
Non si presta più

foto Lapresse

ROMA – Denaro ibernato, nessuno lo presta più. E la crisi, il timore di perderlo quel denaro, di non vederselo ripagato “se ne sbatte” dei governi e della politica. Cambia il governo in Spagna, la destra vince le elezioni e il giorno dopo il Bonos a tre mesi, l’equivalente del Bot italiano, viene venduto al tasso di interesse del cinque per cento. Per prestare denaro al governo di Madrid chi lo presta vuole il cinque per cento per tre mesi, cifra pazzesca che indica che voglia di prestare non c’è. In Grecia si fa un governo insieme di tecnici e di unità nazionale cui partecipano quasi tutti i partiti politici. Ma nessuno si azzarda neanche a pensare di prestare soldi ad Atene, di comprare il suo debito. Come prima, anzi più di prima perché la Grecia, se va bene, ripaga al 50 per cento. E a nulla valgono le “assicurazioni”, i Cds. Cioè la polizza assicurativa pagata in caso di default: per la Grecia le banche e i creditori privati sono stati convinti ad accettare “volontariamente” il dimezzamento del valore dei loro crediti. Se è “volontaria” la rinuncia, allora i Cds non scattano. Quindi non ci si fida più neanche dei Cds: se è successo ieri per la Grecia, domani può succedere per altri Stati. In Italia è diventato premier l’accreditatissimo Monti ma finora il credito italiano è rimasto inchiodato a quota 470/480 dello spread e si presta a Roma a tassi sopra il sei per cento.

Non si prestano soldi le banche tra loro, reciprocamente temendo che prima o poi una banca o l’altra “sballi”. Banche che sono state costrette a conteggiare in bilancio i valori di mercato dei titoli sovrani che detengono. Valori di mercato che ogni giorno calano, così che le banche vedono diminuire il loro patrimonio e sono a caccia di liquidi che nessuno presta loro se non a tassi altissimi. Quindi le banche a loro volta prestano a famiglie e aziende ricaricando i tassi. E quindi la circolazione del denaro si fa fluida come il ghiaccio, si iberna. Contemporaneamente le banche, i Fondi pensione e di investimento cercano di “uscire” dai titoli di Stato, li vendono. E si abbassa ancora di più il valore del “collaterale sovrano”, della garanzia che una volta erano i titoli di Stato.

Non si ferma ed è qualcosa di più forte della politica e dei governi. La Francia annuncia una peraltro relativamente timida manovra finanziaria e il suo spread invece che calare schizza a 200. Non ci si fida di quel poco che Sarkozy fa, ci si fida piuttosto di quello che Sarkozy non farà dovendo sopportare elezioni presidenziali e  legislative il prossimo anno. L’idea di una Francia a presidenza socialista spaventa, ma non rassicura una Spagna che vota un governo di destra. E in Grecia e in Italia i governi di unità o di impegno nazionale non cambiano, con la loro sola nascita, la situazione. Il timore di prestare soldi è oggi indifferente al colore politico dei governi. Si vuole altro, quello che non si sa se l’Europa possa dare. E cioè la garanzia collettiva e continentale sul pagamento dei debiti sovrani. Non bastano neanche i programmi e perfino le leggi di rientro dal debito e di minore spesa. Si vuole sapere alla fine chi paga o almeno chi garantisce che alla fine si paghi. La Germania? La Bce? Un Fondo Monetario Europeo? La risposta peraltro difficilissima non arriva e il denaro ibernato non circola più. Denaro ibernato che annuncia e accompagna la previsione, ormai già quasi calcolo, di recessione. Cioè di minor produzione di ricchezza nel 2012 a livello continentale. Se non arriva un massiccio ed eccezionale cambiamento “climatico”, sarà grande inverno, anzi era glaciale sul continente. Chiunque governi e chiunque sia votato a Madrid, Parigi, Roma, Berlino. Sì, anche a Berlino perché non è più tempo di “Pigs”, di Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna. Oppure di “Piigs”, dove la doppia e seconda I sta per Italia. E’ già tempo di “Eeg”, cioè everyone except Germany: tutti eccetto la Germania. E’ il nuovo acronimo, piazzato sulla banchisa del ghiacciaio Europa.